Gioco
«È la nostra storia» E la croce entra in consiglio regionale
Con i riflettori, i flash e le telecamere un crocifisso non c’era mai entrato in consiglio regionale. Eugenio Giani ce l’ha portato (nella foto)
Con i riflettori, i flash e le telecamere un crocifisso non c’era mai entrato in consiglio regionale. Eugenio Giani ce l’ha portato (nella foto). Niente di prezioso: un oggetto personale, appeso (dallo staff) nel suo studio di presidente dell’assemblea, alle spalle della scrivania. Cristo e Sandro Pertini, quasi una trinità ma dai connotati laici. Il crocifisso - assicura il presidente - nel suo ufficio non rappresenta il cattolicesimo in senso stretto, religioso, ma le radici culturali dalle quali non può prescindere la storia dell’Europa. E di buona parte del mondo, in fondo, almeno negli ultimi duemila anni.
In sostanza, il crocifisso di Giani rappresenta una risposta alla scuola Matteotti che ha impedito ai bambini di terza elementare di andare a visitare la mostra “Bellezza Divina” a palazzo Strozzi, a Firenze, perché alcuni dipinti con il crocifisso al centro avrebbero potuto urtare la suscettibilità di alunni non cristiani. «Già da tempo - esordisce Giani - meditavo di appendere un crocifisso nel mio studio e infatti avevo già inoltrato alla Regione di procurarmene uno fra i beni in deposito. L’episodio della mostra ha solo accelerato i tempi: in questa scelta, infatti, non vedo cultura di laicità, rispetto di altre culture o religioni, ma solo un atteggiamento nichilista, di negazione della storia».
Giani ci va giù pesante: «L’atteggiamento laico presuppone il rispetto della cultura e della storia. La nostra storia non può prescindere dal confronto con il cristianesimo, indipendentemente dal fatto che uno sia credente o meno. Non ci dimentichiamo che proprio a Firenze nel 1439 un concilio tentò di aprire un dialogo tra la fede cattolica e quella ortodossa. Oggi, invece, si vorrebbero allontanare i bambini dalla vista di un simbolo della nostra tradizione».
Così la reazione di Giani è immediata: l’esposizione del crocifisso in una stanza «dove ho ricevuto le più alte cariche religiose di varie confessioni. Ho ricevuto l’Imam, esponenti dell’ebraismo. Perfino uno dei miei più stretti collaboratori, Alessandro Lo Presti, è uno dei più importanti esponenti della comunità buddista in Toscana. Quindi, la mia apertura e quella di questo ufficio nei confronti delle altre religioni è totale. L’esposizione del crocifisso è solo la rivendicazione dell’appartenenza a una cultura specifica, nulla di più. Al contrario chi vuole negare ai bambini il rapporto con la nostra storia e i suoi simboli fa un pessimo servizio a tutte le religioni».
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