Toscana
Frequenta un nido in città la bimba di 2 anni colpita da tubercolosi
E' ricoverata al Santa Chiara: contattati i genitori dei compagni di gioco per sottoporli al test
LIVORNO. Una bimba di due anni che frequenta un asilo nido in città si trova ricoverata nel reparto di pediatria dell’ospedale Santa Chiara di Pisa dopo che le è stata riscontrata un’infezione da tubercolosi polmonare. Le sue condizioni sono stabili. Per ora l’Asl di Livorno ha ristretto le indagini a tre bambini entrati in contatto con la piccola negli ultimi giorni, ma nelle prossime ore le estenderà ad un’altra decina di bambini con cui condivide le giornate di gioco all’asilo.
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Nello stesso reparto del Santa Chiara sono ricoverati anche un ragazzino di 12 anni, insieme alla sorella più piccola, entrambi di Pisa.
Ad effettuare lo screening sui compagni di gioco della bimba che frequenta l’asilo a Livorno è stato il dottor Fabrizio Gadducci, primario di pediatria dell’ospedale di viale Alfieri.
«Solo i bimbi che sono stati direttamente in contatto con la piccola a cui è stata riscontrata la Tbc devono fare il test - sottolinea Gadducci -. Tre giorni fa abbiamo sottoposto a test tre bambini e nelle prossime ore faremo altrettanto con altri piccoli compagni di gioco. Abbiamo avvertito tutti i genitori coinvolti e gli abbiamo chiesto di presentarsi a scuola. Il programma prevede di parlarci e spiegare loro la procedura per verificare se c’è stato contagio».
Il test prevede un’iniezione sottopelle sull’avambraccio di alcuni derivati della tubercolina. L’esame viene considerato positivo se il tessuto in cui è stata iniettata la sostanza sviluppa un rigonfiamento piuttosto duro. Servono 72 ore per valutare la reazione cutanea e stabilire se effettuare altri approfondimenti come una radiografia toracica e poi la profilassi antibiotica.
Non è detto tuttavia che se anche il risultato fosse negativo dopo le 72 ore il bacillo non sia stato trasmesso. «C’è infatti un periodo finestra di 40 giorni al termine del quale ripeteremo le verifiche», spiega Gadducci.
Il programma prevede in questi casi di muoversi a cerchi concentrici, considerando chi è stato a stretto contatto con la bambina infetta. Se emergesse un contagio diffuso allora verrà allargata l’indagine. Ma per ora solo i compagni di asilo saranno sottoposti all’esame.
Il primario tiene un profilo molto basso sul pericolo di contagio ed evita qualunque allarmismo: «Bisogna ricordare che la Tbc è una malattia tuttora presente ed è importante evitare di creare l’allarme-untori. Non è la prima volta, anche di recente, che riscontriamo alcuni casi nei bambini. Anzi - aggiunge Gadducci - abbiamo riscontrato un leggero aumento rispetto a qualche anno fa. E questo aumento l’abbiamo registrato sia in bambini italiani che in bambini stranieri». Il primario aggiunge: «Bisogna dire che i bambini extracomunitari sono più vulnerabili, ma non certo perché la malattia venga portata da paesi stranieri, quanto perché vivendo talvolta in un ambiente più malsano, magari in pochi spazi o in situazioni abitative di promiscuità finiscono per essere più vulnerabili e dunque più attaccabili dalla Tbc così come da altre malattie».
(g.c.)
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