Il Tirreno

Livorno

Porto, ogni anno 50 love boat a motore spento

di Giulio Corsi
Porto, ogni anno 50 love boat a motore spento

La calata Sgarallino diventa la prima banchina elettrificata del Mediterraneo: la sfida è utilizzarla

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LIVORNO. Nel 2016 arriveranno a Livorno poco più di 400 navi da crociera. Un centinaio di queste attraccheranno alla calata Sgarallino, la banchina che si trova tra il vecchio silos e il porto Mediceo, praticamente in bocca a via San Giovanni. E’ il punto del porto più vicino alla città ed è lì che tre anni fa l’Autorità Portuale ha deciso di mettere la prima diga all’inquinamento che quotidianamente invade il centro partendo dai fumaioli delle love boat che stazionano dall’alba al tramonto in banchina e da quelli dei traghetti che tre volte al dì fanno la spola con Sardegna e Corsica.

Mille giorni dopo, quel progetto è divenuto realtà grazie ad una centrale elettrica installata all’interno del vecchio silos Granari, che attraverso un cavo può essere collegata alla nave in banchina permettendole di spegnere i motori e alimentarsi con la corrente.

Attenzione, non tutte le cento love boat che saranno ormeggiate alla Sgarallino saranno in grado di utilizzare la nuova apparecchiatura. Circa la metà però sì, garantisce Giovanni Motta, dirigente ambiente e sicurezza dell’Authority, che ha curato fin dagli albori questo progetto che oggi fa di Livorno il primo scalo del Mediterraneo in termini di sostenibilità ambientale e che ancora due giorni fa ha portato la direzione generale trasporti della commissione europea a complimentarsi con Giuliano Gallanti, sottolineando che questa è la strada su cui tutta l’Europa dovrà procedere.

Considerando che la stagione delle crociere dura circa sei mesi, significa che due volte a settimana l’aria che arriverà dal porto Mediceo non sarà inquinata. E’ un gran risultato, anche se siamo solo all’inizio perché l’elettrificazione, oltre che dalle navi da crociera più vecchie, non potrà essere utilizzata neanche dai traghetti, che non hanno a bordo la strumentazione adatta.

Presto però - ha garantito il commissario dell’Autorità portuarle Giuliano Gallanti - questo progetto sarà esteso anche ad altre banchine del porto, la calata Porto Franco (sull’altro fronto della Sgarallino, ndr), l’Alto Fondale e alla Calata Orlando, cioé gli scali più utilizzati dal porto passeggeri e più vicini alla città). La strada per fare di Livorno un porto green, verde, insomma è stata intrapresa. «D’altra parte - ha ricordato Motta - dagli studi effettuati nel corso degli anni è emerso che la qualità dell’aria nell’area portuale e più in generale nella città di Livorno, è fortemente influenzata dalle emissioni delle navi che stazionano presso le banchine». Nello specifico la distribuzione del consumo energetico (dunque dell’emissione di inquinamento in città) deriva per l’83% dalle navi e per il 17% dalle attività a terra. E non potrebbe essere altrimenti visto che una grande nave da crociera, ferma in porto per 10 ore, brucia sino a 20 tonnellate di carburante e immette in atmosfera 60 tonnellate di anidride carbonica.

Ieri è stato il grande giorno per iniziare questa battaglia contro lo smog. Il debutto dell’apparecchiatura è stato testato su una nave militare, la fregata Carlo Bergamini. Alle 11.30 in punto, durante una cerimonia molto partecipata, dal suo fumaiolo grigio ha smesso d’un tratto di uscire fumo nero. Ma la vita a bordo non è cambiata di una virgola, alimentata attraverso l'energia elettrica fornita da terra.

A gestire l’impianto sarà Porto 2000, la società che ha la concessione della calata Sgarallino. Starà a lei dare concretezza alla fase due, cioé incentivare e al tempo stesso obbligare l’utilizzo della banchina per le navi che hanno la strumentazione adatta. Impresa che potrebbe non essere così scontata, considerando che alcune compagnie potrebbero avere interesse a tenere i motori diesel accesi, soprattutto quelle - ce ne sono - che non utilizzano il carburante meno inquinante (e più costoso) previsto dalle normative.

Ci si chiederà: ma non dovrebbe esserci qualcuno preposto a controllare le emissioni inquinanti nell’aria che respiriamo? Certo, è la capitaneria di porto che per conto del ministero dell’ambiente ha il compito di verificare il livello di zolfo delle navi ormeggiate. I controlli tuttavia - a quanto risulta - non sono così frequenti, per motivi di budget e di organico. E così non è rato che qualche armatore sia fuori regola. Per questo Porto 2000 dovrà usare bastone e carota, incentivazione («più si usa l’alimentazione elettrica, più la spesa cala», spiega Motta) e coercizione. Da oggi con le crociere invernali - e soprattutto dalla primavera 2016 quando ripartirà la stagione - vedremo quanto quest’opera costata 3.5 milioni sarà davvero utilizzata.

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