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La sindacalista licenziata si difende: resisto all’ingiustizia per i miei figli
Sara Catola, dopo la lettera di Unicoop Tirreno, accusa: se appartenessi a un’altra sigla sindacale non mi sarebbe successo
LIVORNO. La cosa che le ha fatto più male? Le parole del figlio grande, 17 anni, iscritto alla quarta liceo classico e il sogno di iscriversi a Medicina dopo il diploma. «Ha detto: “Mamma, mi sa che per come siamo messi ora, l’università me la scordo». Sara Catola, 37 anni, ex dipendente dell’Ipercoop di Porta a Terra e sindacalista licenziata in tronco perché accusata di essere una furbetta capace di prendersi un congedo per fare gli affari suoi, quelle parole se l’è tatuate sul cuore, più in profondità dei tribali che si intravedono sulla spalla sinistra.
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Ci può spiegare che cosa le contestano?
«Di aver lavorato durante il congedo parentale ho preso tra aprile e agosto. Voglio precisare: il primo in 12 anni, anche se ho tre figli».
Per avere delle prove Unicoop ha ingaggiato un detective privato...
«Credo sia la prima volta che accade e le giuro che non è piacevole rendersi conto che qualcuno entra così dentro alla tua vita».
Ci spiega perché dicono che lavorasse al ristorante?
«Il mio ex marito che ha perso il lavoro, all'inizio dell'estate ha avuto l'occasione di prendere in gestione questo bar ristorante a Marina di Pisa. Visto che ad aprile avevo preso il congedo ho deciso di prendere lì cabina e ombrellone per far sì che i miei figli potessero godersi il padre. L'ho detto anche alla direzione: ci sono ex che vivono serenamente e non si uccidono».
Ma in alcune occasioni ha dato una mano…
«È colpa del mio altruismo. Mi contestano di aver appeso una lavagna: non ero in busta paga, non avevo una divisa. A mente fredda se ci penso rabbrividisco. Mi contestano di essermi seduta a pranzo o di aver allungato un piatto. Ho fatto tutto alla luce del sole. Mi hanno contestato perfino Facebook. Ero talmente tranquilla che mi sentivo a mio agio, non ero al lavoro. Eppure con tre figli non ho mai fatto un'assenza ingiustificata, ho solo elogi, invece la prima volta che mi sono assentata è scoppiato il deliro assoluto: mi hanno tolto l'orgoglio di essere un'operatrice Coop. Eppure a Livorno tra colleghi e clienti c'è un bellissimo rapporto, quotidiano: si diventa amici anche per un etto di prosciutto, fuori non è così. Quello che mi preme dire è che non hanno colpito me, io ho le spalle larghe: hanno colpito i miei figli. E tutto questo dopo aver creduto nella Coop e nei suoi valori».
Ci racconta la sua carriera?
«Sono sempre stata part-time, con un contratto a 24 ore a settimana a tempo indeterminato, percepivo circa 900 euro al mese e mi occupavo della gastronomia».
E durante il congedo di quanto era l’assegno?
«Circa 300 che però non ho mai incassato perché ho un quinto dello stipendio che va direttamente a Equitalia».
Oltre a essere dipendente faceva anche la sindacalista, crede che questo abbia influito in quello che è successo?
«Forse sì, con il cambio dirigenziale degli ultimi mesi è una caccia alle streghe quella che fanno con noi delegati».
Perché?
«Perché siamo gli antagonisti, siamo sempre dalla parte dei lavoratori: partecipiamo ai turni e non usufruiamo dei permessi».
Pensa a una di ritorsione?
«Diciamo che non piace il nostro modo di essere e fare».
In passato ha avuto altri campanelli di allarme?
«Nessuno, a parte qualche frasetta lanciata ogni tanto».
Ora come si muoverà?
«Sono appena uscita dall'avvocato. Vorrei riottenere il posto di lavoro che mi è stato tolto da un giorno all'altro ingiustamente. E lotterò a livello legale. Sia come persona che come operatrice Coop, credo in quello che faccio: è il mio mestiere e mi serve a sostenere i miei tre figli. Ora resisto per loro a questa ingiustizia».
In queste ore le è arrivata anche solidarietà?
«Non me lo aspettavo. La solidarietà è un sentimento importante e nobile che tiene in piedi lo stato sociale».
È stato indetto uno sciopero, che cosa farà e cosa si aspetta?
«Ci andrò. Ora per me la sofferenza più grande è aver perso la mia quotidianità e l'affetto dei colleghi diventati negli anni la mia famiglia. Questa solidarietà nasce dai nostri valori cooperativi e ora cerco di riabbracciarla».
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