Gioco
Licenziata dalla Coop sindacalista Usb «La città scioperi»
La dipendente, 37 anni, pedinata da un detective è accusata di aver lavorato al ristorante durante il congedo parentale
LIVORNO. Licenziata da Unicoop perché avrebbe lavorato durante l’estate mentre stava usufruendo di un periodo di congedo parentale dall’ipermercato dove lavora, quello dell’Ipercoop di Porta a Terra.
La lettera di fine rapporto è arrivata a casa di Sara Catola, assunta nel 2003, madre di tre figli e delegata sindacale Usb, martedì mattina e sul caso è subito scoppiata una bufera che ha portato il sindacato ad indire per oggi uno sciopero di solidarietà nei confronti della dipendente. Il presidio di protesta fuori dall'Iper iniziato stanotte si protrarrà per tutto la giornata di giovedì».
«Si tratta di un provvedimento che riteniamo clamorosamente sproporzionato rispetto a ciò che è successo e che ci sconvolge, non solo perché Sara è una nostra delegata, ma in quanto lavoratrice dell’ipermercato di Livorno», dicono dall'Unione sindacale di base.
Alla base delle ragioni del licenziamento c’è il fatto, secondo l'azienda, la donna avrebbe svolto un altro lavoro durante un periodo in cui era in congedo parentale Inps al 30%.
Il sindacato extraconfederale non è d’accordo: al contrario, lei utilizzava quel congedo «allo scopo per il quale legislativamente esiste, ossia essere presente al fianco dei figli in alcuni periodi (come appunto quello estivo) in cui asili e scuole sono chiusi». L’Usb ricorda che «la funzione del congedo (citiamo letteralmente) è quella di "consentire la presenza del genitore accanto ai figli al fine di soddisfare i loro bisogni affettivi e relazionali”».
A giudizio del sindacato, la donna lo faceva «portandoli al mare nello stabilimento in cui la sua famiglia gestiva l'estate scorsa la ristorazione (proprio anche per permettere loro appunto di vedere il padre e il resto della famiglia), e dava occasionalmente una mano ai suoi familiari nella gestione di quella attività». Come dire: «Nessun contratto di lavoro, nessuna divisa, nessuna retribuzione, solo un fisiologico e sporadico supporto in quanto componente della famiglia».
Denunciando il caso, la sigla sindacale Usb Unicoop rimprovera all’azienda di aver deciso di «piazzare degli investigatori in quello stabilimento, i quali hanno colto 14 momenti in 5 mesi in cui la dipendente Unicoop svolgeva alcune attività dentro il ristorante». L’organizzazione dei lavoratori si dichiara «sbigottita», chiedendosi quale danno ha fatto a Unicoop Tirreno. «Nessuno, – si afferma – dato che quel 30% lo paga l'Inps e quindi al massimo avrebbe dovuto essere l'Inps a chiedere indietro quelle somme se avesse ravvisato che Sara non aveva preso il congedo per tenere i figli ma per lavorare. Tra l’altro stiamo parlando del 30% di uno stipendio part-time per un periodo di pochi mesi, immaginatevi quale volontà di arricchirsi c'era dietro».
Illustrando i termini della questione, l’Usb Unicoop sottolinea che «il comportamento di Sara è stato totalmente in buona fede». La riprova? «Non ha mai nascosto a nessuno (compresi moltissimi colleghi) che la sua famiglia gestiva la ristorazione e organizzava pranzi e cene in quello stabilimento, scrivendolo addirittura pubblicamente sul suo profilo Facebook. Un comportamento che testimonia la totale trasparenza e l'assenza di volontà di nascondere qualcosa».
L’Usb, per ribadire il proprio giudizio sulla sproporzione fra addebiti e licenziamento, descrive la dipendente Unicoop come «una lavoratrice generosa» che « in 12 anni di anzianità lavorativa in Coop non aveva mai ricevuto una lettera di contestazione disciplinare». Al tempo stesso, segnalando che la convocazione da parte dell’azienda e le accuse risalgono allo scorso primo ottobre, si puntualizza che è «abitudine tutt’altro che infrequente» che in quell’ ipermercato «qualcuno prenda il congedo e contemporaneamente dia una mano (sempre provvedendo alla tenuta dei figli) ad altre attività familiari». E si aggiunge: è stata «tollerata tranquillamente dall'azienda, da sempre».
«Perché Sara invece oggi viene licenziata in tronco? Sbattuta fuori senza pietà da un'azienda presa dal gusto sadico, violento e criminale di licenziare una lavoratrice con una famiglia di 5 persone che vive del suo monoreddito», si chiedono in casa Usb Unicoop. E ancora: «Non ci capacitiamo di come sia possibile che la Coop si incattivisca in questa maniera con una lavoratrice, prima ingaggiando dei detective per pedinarla e poi licenziandola, rovinando l'esistenza a lei e alla sua famiglia».
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