La protesta
«Il Comune ci dica per chi paghiamo la Tari più alta»
LIVORNO. «Serve una soluzione che dia un futuro all’azienda, non per un anno, ma fino al 2030. Perché se chiude Aamps, chiude Livorno. In ballo ci sono oltre 500 famiglie che ogni mese vivono grazie...
LIVORNO. «Serve una soluzione che dia un futuro all’azienda, non per un anno, ma fino al 2030. Perché se chiude Aamps, chiude Livorno. In ballo ci sono oltre 500 famiglie che ogni mese vivono grazie a quest’azienda, ma c’è anche un servizio essenziale per la città». In un momento in cui la parola default suona ripetutamente in via dell’Artigianato, il Partito Democratico pianta il suo paletto: «Non possiamo immaginare in alcun modo un fallimento dell’azienda», dice Pietro Caruso, capogruppo democratico in consiglio comunale. Che sul salvataggio di Aamps chiede che il consiglio si compatti. «Nel braccio di ferro in corso in questi mesi tra Comune, azienda e sindaci revisori non devono restare incastrati né i cittadini, né la città. E ognuno deve dare qualcosa perché Aamps venga salvata».
Vietato aumentare la Tari. Caruso entra nel dettaglio. «Quando dico che i cittadini non devono restare schiacciati, parlo della tassa sui rifiuti. Che non può aumentare ancora». E a questo proposito il capogruppo Pd entra nel delicato tema dei crediti inesigibili, 11 milioni di tasse non riscosse che da quest’anno vengono pagate dai livornesi con l’aumento della Tari: «Perché solo quest’anno Sorit ha dichiarato queste inesigibilità? - si chiede -. E davvero i crediti inesigibili ammontano a 11 milioni? L’azienda e il Comune hanno accettato il verdetto di Sorit, senza ulteriori accertamenti, mentre davanti a dichiarazioni di inesigibilità, un ente come il Comune potrebbe effettivamente fare le sue verifiche. E' vero che ci sono ditte fallite, ma proprio tutte?».
Chi sono i debitori di Aamps? Caruso continua: «Ho richiesto due volte la lista dei reali debitori e non ho avuto mai risposta. L'ultima lista che ci è stata consegnata era riferita al 2013 ed era ormai superata. Dov'è la trasparenza tanto sbandierata dai Cinque Stelle? Se nella lista ci sono enti pubblici, come c’erano nel 2013, quei soldi non si possono definire persi al cento per cento, ma dato che non è probabilmente così, vogliamo sapere per chi i livornesi pagano più Tari».
Un ufficio contro l’evasione. Perché non è prevista una serie lotta all'evasione?, si chiede Caruso. «Perché nessuno ha detto che si potrebbe recuperare di più rinforzando gli uffici, trovando percorsi per un approccio immediato ai morosi e successivamente per l’accertamento?».
Secondo il capogruppo Pd gli incassi della Tari 2015 per ora sono inferiori rispetto all'anno scorso. «Ogni giorno ci forniscono numeri diversi», accusa. Logico obiettare che la super-evasione è maturata proprio negli anni a guida Pd: «E’ vero, ma il sistema in un anno e mezzo non è cambiato anzi è peggiorato - replica Caruso -. Dov’è il cambiamento tanto sbandierato?».
Tagli ai servizi o mutui? Il grande quesito che agita i sonni di Aamps è quello su come ricapitalizzare. La società ha bisogno di 10.7 milioni entro giugno 2016, ma il socio-Comune ne ha stanziati 2.1 mentre per i rimanenti 8.6 sta spingendo perché Aamps accenda altri mutui (ne ha già 4). I sindaci revisori però sono contrari: fare debiti per pagare debiti non è la strada giusta. Ma - è la posizione dell’assessore al bilancio Lemmetti - se metto 10.7 milioni in Aamps devo tagliare i servizi. Dove sta il Pd davanti a questo bivio?
«Noi diciamo che si possono iniziare a tagliare le spese, non necessariamente i servizi - risponde Caruso -. Si potrebbe per esempio iniziare dagli oltre 400mila euro all’anno di spese della politica, che questa amministrazione costa in più rispetto a quella precedente, tra il direttore generale, due dirigenti a chiamata, i rimborsi, un assessore in più». Pochi rispetto a 8.6 milioni che servono. «Altri 400mila l’anno di risparmio sarebbero lì, a portata di mano, grazie all’assunzione di 40 precari, che farebbe risparmiare 1.2 milioni in tre anni grazie al Jobs Act», risponde Caruso.
I 40 precari vanno assunti. «Se l’amministrazione ha intenzione di continuare la raccolta porta a porta, questi lavori servono almeno fino al 2030 - sottolinea Caruso -. E allora perché non assumerli a tempo indeterminato, se il passaggio da precari a stabilizzati rappresenta un beneficio per loro ma anche per l’azienda che risparmierebbe 1.2 in tre anni? A meno che il Comune non creda nel porta a porta. Non voglio pensare che si dica no a risparmi pubblici e a 40 assunzioni in nome dell’ideologia contro una legge fatta dal governo Renzi». (g.corsi)
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