Gioco
Trionfa la Traviata made in Livorno
Al via la stagione lirica. L’allestimento prodotto dal teatro Goldoni incassa due giorni di applausi
LIVORNO. Una Traviata dei giovani ha inaugurato la stagione lirica del teatro Goldoni. Teatro stracolmo alla prima di sabato così come alla replica di ieri pomeriggio e tanti applausi che hanno salutato l’allestimento tutto made in Livorno. L’allestimento dell’opera di Verdi infatti è prodotto interamente dal teatro Goldoni che ha messo in campo tutte le sue maestranze, realizzando in casa scene, costumi, coinvolgendo ragazzi del liceo musicale come tecnici. Poteva essere un rischio, un atto di presunzione, e invece è venuto fuori uno spettacolo fresco, ben fatto e molto godibile.
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Il Goldoni ha puntato tutto su un bel gruppo di giovani cantanti e ha affidato la regia a un esperto (un centinaio di opere all’attivo) come Renato Bonajuto e la direzione dell’Orchestra della Toscana al direttore pratese Carlomoreno Volpini, uno che ha studiato con Sciarrino e Bacalov e sa affrontare il grande repertorio con scioltezza, come ha dimostrato con questo Verdi. Il regista ha spostato l’azione negli anni Sessanta richiamandosi al cinema d’autore: idea felice perché già nel primo atto l’impatto sugli spettatori è molto forte. Gli uomini sono in nero, le donne sfoggiano modelli vintage, sembra di essere in piena “Dolce vita” o di trovarci al party del film “La notte” di Antonioni, nei salotti ci sono poltrone design e quadri di Boetti (scene di Sergio Seghettini). Così il disagio che certo cinema di allora comunicava serve per esprimere lo stesso disincanto nelle feste di Violetta prostituta di alto bordo.
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Un coro potente (maestro il livornese Maurizio Preziosi) avvolge la vicenda di Violetta e Alfredo fino all’inevitabile finale. Ma se Violetta muore sulla scena, è destinata a rivivere in eterno grazie alla potenza del teatro: sullo sfondo per l’ultima scena appare proiettata la facciata del Goldoni.
Tanti applausi per tutti gli interpreti, molti dei quali parlano toscano. Sabato sera Silvia Pantani, cantante di Donoratico, nel ruolo di Violetta si è portata a casa tanti “brava” anche a scena aperta. Bella voce, caparbia e intrigante si è arrampicata con una forza (in passato ha messo su anche una rock band) sulle asperità di un ruolo difficilissimo che fa tremare i polsi anche alle più esperte. Autentiche ovazioni sono andate al baritono coreano Ra Hyun Kyu che nel ruolo di papà Germont ha mostrato grande precisione e potenza (bravissimo nell’aria “Di Provenza il mar”).
Applausi anche per Angelo Fiore, il tenore che cantava nel ruolo di Alfredo, tra i giovani di questa “Traviata” uno di quelli più avanti in carriera. A 31 anni, dopo aver vinto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Cupisti a Torre del Lago come miglior giovane talento della lirica italiana e il Titta Ruffo a Pisa, sta per spiccare il volo e si esibirà per la prima volta in un teatro straniero: sarà Pinkerton in “Butterfly” a Copenhaghen in primavera, mentre porterà il Mascagni di “Amico Fritz” con la regia di Leo Nucci in dicembre a Ravenna e a Modena.
«Il ruolo di Alfredo - spiega - non mi ha spaventato. Quando affronto un’opera non guardo i cantanti famosi, quelli che l’hanno già fatta prima di me. Non mi ispiro a nessuno, prendo lo spartito e studio cercando di affrontare il ruolo con la mia personalità. Alfredo non lo vuole fare nessuno perché è un ruolo molto impegnativo sia dal punto di vista del canto che scenicamente e non dà molto risalto. Invece io sono stato molto contento di farlo e di aderire alle idee del regista».
«La Toscana - continua Fiore - è molto attiva nel campo della lirica e del teatro. Ci sono dei teatri meravigliosi, dall’Opera di Firenze, ai teatri di tradizione di Livorno, Pisa e Lucca, fino al festival Pucciniano. Qui i giovani hanno occasioni per studiare grazie ai laboratori come quello del Goldoni, o il progetto opera Studio. Io studio molto, diciamo che vivo soltanto per questo. Ed è per il nostro impegno che gli artisti italiani sono così apprezzati all’estero, perché quando studiamo una parte andiamo a spulciare nello spartito, lavorando sulle varie sfaccettature».
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