Gioco
Sandro Veronesi: «Arriva un uomo nobile che parla alle periferie»
«Non so se avremmo molto da dirci, da non credente non dovrei chiedergli la benedizione. Potrei chiedergli di darla a chi se ne potrebbe giovare»
Parla della visita che il Pontefice compirà nella sua città, Prato. Quell'uomo vestito di bianco, che mai come adesso sembra essere osteggiato da chi vive negli ambienti della Chiesa. Una figura che a qualcuno sta risultando scomoda. Il pluripremiato scrittore Sandro Veronesi descrive il Papa “venuto dalla fine del mondo”, l’importanza della sua, seppur breve, visita a Prato. E lo definisce un uomo franco che dice chiaramente le cose come stanno. Un Papa che ritorna a Prato dopo 29 anni dall’ultima visita di Karol Wojtyla.
A distanza di quasi trent’anni Prato torna protagonista con la visita di un pontefice. che importanza ha il 10 novembre?
«Prima di tutto bisogna capire cosa intende Francesco. È lui che visita Prato. Avrà ricevuto richieste e informazioni sulla diocesi e sulla popolazione e sui tempi difficili che questa città attraversa. E credo non potrà esimersi dall’affrontare l’identità di oggi più nota, ben diversa da quella di trent’anni fa. Non è più quella città opulenta, industrialmente molto produttiva e ricca ma siamo davanti ad una città un po’ di frontiera per quello che riguarda l’integrazione o la non integrazione delle popolazioni che raggiungono l’Italia per stabilirvi una nuova vita. Il significato, simbolico, che il Pontefice vorrà dare alla città è quello di farsi sentire dato che qui più che altrove è possibile praticare quelle accoglienze che la Chiesa e Francesco predicano da un bel po’».
La città, per mano delle isitutizioni politiche e religiose, come regalo simbolico al papa ha chiesto ai pratesi di donare 5 euro al mese a favore dell’emporio della solidarieta’ per aiutare le famiglie bisognose.
«Credo che questo sia un modo per intenderci subito con un personaggio chiaro e franco e sicuramente la cosa sarà apprezzata da Francesco».
Che cosa pensa di questo pontefice?
«È difficile vederlo in maniera diversa da come lo vedono tutti perché mi sembra sia una delle figure più univoche, almeno nel presente cioè nei tempi in cui fa il Pontefice, che io ricordi. La meno equivocabile, la meno ambigua. La più netta e chiara. Naturalmente molto dipende anche dal background. È arrivato al soglio pontifico attraversando una fase storica del suo paese piuttosto travagliata da cui sembra uscita una persona di grande nobiltà d’animo quale è quella che oggi si rivolge al mondo cattolico come guida e Pontefice. La sua vita dura, gli anni bui nel corso della dittatura tutto questo magari è e rimarrà meno limpido di quello che lui sia. Giocoforza in quegli anni in cui la gente scompariva la sua opera è stata di mediazione fra le parti più esposte alla repressione del regime e il regime stesso. Quella è la parte di Bergoglio che non potremo mai valutare se non con gli occhi di oggi vedendo che ne è stato di lui e vedendo un Papa fra i più attivi, più diretti, fra i più politicamente franchi che sembra giovare, in maniera diretta, a quel popolo che quando lui era giovane era vittima quotidiana dell’oppressione».
Secondo lei c’è ostracismo da parte di alcuni ambienti della chiesa nei confronti di questo papa?
«La sua è una figura aperta al dialogo col mondo laico e può produrre resistenza nelle parti più conservatrici e più tradizionaliste della curia. Francesco ha dimostrato più volte di essere disposto a seguire l’insegnamento evangelico e di mozzarsi la mano che dà scandalo. Per non parlare poi delle posizioni che, pur continuando a riflettere lo spirito cattolico, sono considerate pericolose nell’apertura anche teorica che le parole del Papa contenevano nei confronti dell’unioni civili e addirittura delle unioni tra persone dello stesso sesso. Ricordiamo tutti quel famoso ‘chi sono io per giudicare’. Sono tutte aperture o sono tutte posizioni che una parte consolidata della chiesa, intesa come potere, intesa come curia, non è che ami molto. Bergoglio sa bene che sta dedicando questi anni ad un’opera che è di rinnovamento che è anche rischiosa perché laddove sta cercando di metter mano ci sono interessi e convinzioni radicate molto difficili da smuovere. Ho sentito teologi o figure anche di un certo rilievo all’interno della chiesa esprimersi in maniera critica contro Bergoglio ma non ho sentito voci laiche esprimersi allo stesso modo ed è forse questa cosa che da più fastidio».
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Cosa la colpisce di più di Francesco?
«Come figura di grande rilievo è l’unica che oggi abbia richiamato l’attenzione su quella che quando ero all’università (Veronesi si è laureato in architettura, ndr) si chiamava urbanistica e che adesso non viene quasi più praticata se non di nascosto. Il Papa ha detto che Roma non era una ma erano due, che ci sono due grandi città: la Roma della bellezza, dell’opulenza, del passato, delle vestigia e una Roma difficile abitata nelle periferie da famiglie in difficoltà che devono convivere con le famiglie degli immigrati spesso con convivenze molto difficili. Quando trattò questo tema fece una lezione di urbanistica nel bel mezzo della discussione ormai diventata argomento di talk show televisivo sul degrado e declino di Roma. Una cosa del genere l’ho sentita dire solo da Renzo Piano che però è uno specialista e, che per quanto famoso, non ha la penetrazione di Francesco. Non l’ho sentita dire da grandi politici o da grandi figure di riferimento per la maggioranza della popolazione. E di fatto quello è il vero problema della Capitale: le sue diverse identità che nessuno si preoccupa di far convivere armoniosamente. Non c’è un rammendo come lo chiama Renzo Piano che le unisce insieme».
Un modo di trattare le cose da vescovo di Roma, come lo stesso Francesco si è definito il giorno in cui e’ stato eletto pontefice.
«Ha a cuore la sua città, quella che è la prima città sacra della sua religione. E quello che vuole è far funzionare la sua diocesi».
Le piacerebbe incontrare Bergoglio?
«Certo, come mi avrebbe fatto piacere incontrare Wojtyla e Ratzinger. Diciamo che con Francesco il contatto è meno difficile e il giorno che decidessi di provarci è più probabile avere una risposta rispetto agli altri papi. Non so se avremmo molte cose da dirci, da non credente non dovrei nemmeno chiedergli la sua benedizione. Forse potrei chiedergli di darla a chi se ne potrebbe giovare. Ma Francesco non ha certo bisogno dei miei suggerimenti».
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