Il Tirreno

Livorno

L'immigrazione

Quelle etnie diverse, il mosaico di esistenze che aspetta Francesco

di Maria Lardara
Quelle etnie diverse, il mosaico di esistenze che aspetta Francesco

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Un variopinto mosaico composto da quasi 120 etnie. Prato, città multietnica che ospita una delle più grandi comunità cinesi d’Europa. Prato, crocevia di etnie diverse ma uguali nel nome di Dio. Come si può in una manciata di minuti mostrare a un pontefice uno spaccato di questa realtà, per certi aspetti un unicum in tutti i suoi risvolti culturali, economici e sociali? C’è una persona, negli ambienti della Diocesi pratese, che si è preoccupato di tutto questo curandolo in ogni minimo dettaglio. «Ho pensato bene che per l’occasione Francesco potesse ricevere un sacerdote per ogni etnia e un rappresentante per ogni comunità, per rendersi conto della varietà di culti e dei modi di pregare in città».

Don Santino Brunetti è il vicario episcopale per gli immigrati, da quarant’anni a capo della parrocchia di Maliseti: una vera e propria istituzione da queste parti, nel quartiere ovest della periferia cittadina. «Sia chiaro – dice – quella a Prato non vuole essere una visita "toccata e fuga" del papa che vuole portare la sua presenza in una realtà emblematica dei problemi del mondo: la crisi, la diminuzione del lavoro, l’immigrazione». Forse don Santino proverà a dire al santo Padre che, in fondo, questa città “difficile” l’immigrazione l’ha sempre avuta nel suo Dna. «Siamo sempre stati la città dell’immigrazione: è stato il Sud del mondo, con la sua manodopera, a determinare i successi di Prato e del suo tessuto sui mercati».

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Storia di quaranta, forse anche cinquant’anni fa. Ora si discute quanto sia integrata la comunità dagli occhi a mandorla con i pratesi ai quali don Santino, senza peli sulla lingua, non fa certo sconti. «Quella orientale è la comunità più malvista, la più declassata dal punto di vista dell’inserimento perché si continua a dire che questa etnia non comunica. I cinesi sono solo parte del mondo che spesso subiscono un preconcetto. Non è che poi Prato, ultimamente, abbia mostrato una grande apertura all’accoglienza. Con tutti i difetti che hanno, i cinesi non hanno rubato i mattoni a Prato ma vivono in ambienti in cui sono i pratesi a stabilire il prezzo dell’affitto senza essere per niente teneri nei loro confronti…».

C’è preconcetto dunque ma c’è anche quella “globalizzazione dell’indifferenza”, espressione utilizzata da papa Francesco e che don Santino riprende per denunciare un certo atteggiamento di chiusura e isolamento degli italiani abituati al benessere. «Fa bene il nostro papa a usare il concetto di “globalizzazione dell’indifferenza" perché siamo viziati dalla pubblicità e da tante forme di stili di vita che ci portano a vivere dentro il nostro guscio senza pensare alle tragedie che sconvolgono gli immigrati alla ricerca del pane. Se noi restituissimo almeno la metà di quanto abbiamo rubato ai paesi poveri, forse quei popoli non scapperebbero».

L’esperienza della migrazione, del resto, è argomento su cui papa Francesco s’è pronunciato diverse volte. «Nei suoi viaggi apostolici ricorre il tema del rispetto della persona come presupposto fondamentale. Del resto, la vita dell’uomo è nomade. Noi facciamo gli stanziali nelle nostre città - ricorda don Santino - ma viviamo in un mondo fluido, in movimento. Ora, in Italia possono arrivare tranquillamente le badanti che fanno comodo alle famiglie mentre gli immigrati di alcune etnie non sono ben visti. Ciò che mi serve è benvenuto, ciò che non mi serve va scartato: è la civiltà del profitto».

Dunque martedì 10 novembre l’amato papa Bergoglio stringerà la mano a un sacerdote cinese, romeno, pakistano, nigeriano e polacco, specchio delle etnie più rappresentative della città. «Il nostro papa potrà trovare una città attiva che non s’addormenta ma vive continuamente, capace anche di accogliere grazie alla nostra rete di solidarietà. Solidarietà è il segno che daremo al papa come regalo: il sostegno all’emporio per poter dare da mangiare a mille famiglie di cui diverse con bambini».

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