Gioco
La farmaceutica parla toscano e cresce sui mercati
Un miliardo di esportazioni e diecimila addetti nel settore La sfida della lucchese Kedrion per un nuovo stabilimento
SIENA. Tira, la farmaceutica toscana. Tira così tanto che - numeri forniti dal presidente di Confindustria regionale Pierfrancesco Pacini - nei sette anni della grande crisi è cresciuta comunque a una media dell’11% all’anno.
I numeri forniti ieri nel convegno “Innovazione e produzione di valore” di Farmindustria, come spesso accade, non dicono tutto. Ma danno l’idea del giro di affari che si muove in questa sorta di “Pharma Valley diffusa”: oltre diecimila addetti fra dipendenti diretti e indotto, un miliardo di esportazione nel 2014 (con un aumento nei primi sei mesi di quest’anno) e investimenti continui.
Sono quattro le province che stanno ai vertici di questo quadrilatero del farmaco, ognuna con una specializzazione assai definita: Siena per la produzione di vaccini, Lucca per gli emoderivati, Firenze per i farmaci di sintesi e Pisa per tutto quello che è legato all’aspetto dell’informatica.
In particolare Siena è uno dei punti di riferimento mondiale per i vaccini, con una specializzazione in quelli per la meningite. Una tradizione che viene da lontano, prima con la Sclavo, poi con la Novartis e infine (storia recentissima, del 2014) con l’acquisizione di due stabilimenti da parte di GSK.
Ma è più a nord, in Valle del Serchio, che si trova un altro snodo centrale di questo sistema di imprese: la Kedrion della famiglia Marcucci, quinto “player” mondiale per la produzione di farmaci emoderivati. «Si tratta - spiega il country manager di Kedrion Italia, Danilo Medica - di medicinali che vengono prodotti grazie alle proteine che si trovano nel plasma, la parte liquida del sangue».
I farmaci ottenuti in questa maniera vengono utilizzati per la cura di malattie rare e spesso molto gravi: fra queste l’emofilia, le immunodeficienze primarie (cioè quelle che si hanno dalla nascita) e l’incompatibilità del fattore Rh nei neonati.
Kedrion ha un contratto con il servizio sanitario nazionale, grazie al quale riceve il plasma ottenuto dai 1.600.000 donatori per poi lavorarlo “conto terzi” e rivendere i prodotti finiti allo Stato che, garantisce Medica, «ha così un risparmio del 10% rispetto a quanto pagherebbe i farmaci comprandoli sul mercato».
Negli ultimi anni, però, l’azienda della famiglia Marcucci ha guardato all’estero, acquisendo impianti produttivi in Ungheria e negli Stati Uniti e arrivando a ottenere i due terzi del proprio fatturato dalle esportazioni.
Ciò non ha impedito che si decidesse un importante investimento in Italia, anzi in Toscana: un nuovo stabilimento da costruire a Castelvecchio Pascoli, nel comune di Barga. A poca distanza dal quartier generale della famiglia, al Ciocco. «La nostra scelta - spiega l’amministratore delegato di Kedrion, Paolo Marcucci - è di mantenere in Italia le produzioni a maggior valore aggiunto». Lavorazioni che vengono effettuate nello stabilimento di Bolognana e, dal 2017, nella nuova struttura di Castelvecchio: «Stiamo effettuando le validazioni sulle apparecchiature - spiega ancora Marcucci - poi passeremo al controllo sui prodotti. Parallelamente proseguiamo la ricerca proprio sui prodotti che realizzeremo: si tratta di immunoglobuline di nuova generazione».
La materia prima, il plasma, arrivera come semilavorato sia dagli Stati Uniti che dall’Ungheria: il prodotto finito sarà poi commercializzato in tutto il mondo. «Quando, 25 anni fa - conclude l’ad - decidemmo di realizzare un impianto in un posto certo non centrale come la Valle del Serchio a molti parve un azzardo. Ora possiamo dire che è stata una scelta coraggiosa e vincente e che in questa zona della Lucchesia si è creato un importante know-how». (l.c.)
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