Il Tirreno

Livorno

Papa Francesco e noi

Mauro Zucchelli
Papa Francesco e noi

Non potrebbe capitare in un momento più incandescente per la Chiesa, la visita di Bergoglio in Toscana

5 MINUTI DI LETTURA





Non potrebbe piombare in un momento più incandescente per la Chiesa, la visita di papa Francesco in Toscana.

È la prima volta che, al di là dell’abituale udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro, il pontefice mette piede fuori dalle mura leonine del Vaticano dopo il nuovo uragano che, iniziato con il falso scoop del tumore al cervello, ha alzato il velo sui “corvi” all’ombra del Cupolone (monsignor Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui). Senza contare i due recentissimi libri (di Gianluigi Nuzzi e di Emiliano Fittipaldi) che puntano il dito contro i conti della Santa Sede, un po’ “allegri” e un po’ sporchi: così poco in linea con l’era del papa che il conclave è andato a prendere “quasi dalla fine del mondo”. Con una “mission impossible”: testimoniare i valori del Vangelo di Cristo e, per riuscirci, rifondare il modo d’essere della Chiesa facendo piazza pulita degli andazzi della Curia.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12414378:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12414378:1652021530/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

È anche la prima volta che papa Francesco arriva in Toscana. A distanza di tre anni e mezzo dall’unica occasione in cui negli otto anni di pontificato il suo predecessore Benedetto XVI fece tappa nella nostra regione (fra Arezzo e La Verna nel maggio 2012). E con Karol Wojtyla, il papa globetrotter? Nell’arco dei quasi vent’anni in cui girò il mondo prima che i malanni lo inchiodassero in Vaticano, in visita ufficiale in Toscana era venuto ben 13 volte (più una quattordicesima in segreto nel dicembre 2000 all’Argentario).

Ma questa non è una semplice visita pastorale fra le tante: a moltiplicare la rilevanza di quest’appuntamento toscano del pontefice latinoamericano è il fatto che papa Francesco arriva a partecipare al convegno ecclesiale nazionale che, dalla metà degli anni Settanta, viene messo in calendario con cadenza grossomodo decennale e dà la bussola alla Chiesa italiana. Tiene banco da lunedì 9 novembre a venerdì 13: è il primo dell’era Bergoglio, e stavolta sotto i riflettori c’è l’idea di un “nuovo umanesimo” sotto il segno della rivoluzione che l’attuale pontefice sta portando nelle stanze ovattate della Curia.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12414374:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12414374:1652021530/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Prima la lunga fase della malattia di papa Wojtyla e poi la mitezza d’un uomo di studi come papa Ratzinger hanno consentito a un ginepraio di piccoli e grandi potentati della Curia di metter radici e consolidarsi, perfino in una struttura apparentemente verticistica come la Chiesa di Roma. Già la scelta di vivere a Santa Marta, fuori dagli appartamenti papali consueti, ha messo in chiaro l’intenzione di papa Francesco di dare uno “strappo”. Fin dall’inizio: e questo lascia immaginare che non si tratti dello stravagante modo di fare d’un singolo bensì della straordinaria interpretazione della missione con cui, con il volto di Bergoglio, un rilevante gruppo di porporati e ecclesiastici ha deciso di imprimere una sterzata al governo della “Ditta”, ormai a un passo dal baratro. In questa chiave possono essere interpretabili anche le storiche dimissioni di papa Ratzinger: scelta dunque non dovuta a un cedimento individuale, bensì da interpretare ma come estremo atto di governo.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12414351:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/11/09/news/dalla-parte-dei-poveri-lo-spirito-francescano-e-il-senso-di-un-pranzo-1.12414351]]

Finché il match. si gioca all’interno dei confini della Santa Sede, può essere che la frugalità di papa Bergoglio abbia più nemici che amici. Soprattutto su due fronti. L’uno: la “casta” più casta che ci sia, cioè la nomenklatura ecclesiastica, che teme di veder sparire privilegi e potere (i magheggi finanziari dello Ior in odor di riciclaggio, l’oscura gestione di oltre cinquemila proprietà immobiliari di cui si sa poco o nulla, i “furbetti” delle card per la spesa esentasse). L’altro: l’area più tradizionalista si appiglia al passato (soprattutto in termini liturgici, a partire dalla messa in lingua latina) per la paura che, rompendo l’involucro del “sacro” per andare incontro ai guai dell’umanità di oggi, si finisca per secolarizzare la fede e renderla una sorta di ferrovecchio.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12414402:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/11/09/news/quelle-etnie-diverse-il-mosaico-di-esistenze-che-aspetta-francesco-1.12414402]]

Ma al di fuori del recinto vaticano, potrebbe contare doppio il singolarissimo feeling che Bergoglio ha con la gente, compresa quella che mal sopporta acquasanta e sacrestia: che sia il pontefice a cercarlo oppure la base ecclesiale a offrirlo, poco importa. Fatto sta che papa Francesco potrebbe cogliere al balzo questo doppio contatto con il popolo dei fedeli in terra di Toscana – a Prato e a Firenze - per trovare forza in vista d’uno scontro ormai diventato frontale. Potrebbe trovarlo in una occasione ad altissimo tasso programmatico come il convegno ecclesiale che, con evidente effetto simbolico, è sotto la Cupola del Brunelleschi, che domina la città come emblema universale del Rinascimento.

Ma non c’è solo quello: c’è il prevedibile bagno di folla in papa-mobile attraversando il cuore di Firenze, la sosta in piazza della Signoria, il pranzo con i poveri alla mensa della Caritas, l’incontro con i disabili nella basilica della Santissima Annunziata, la messa allo stadio comunale. E prima ancora nel tour attraverso Prato, anch’esso in papa-mobile, e l’appuntamento in duomo.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12414346:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/11/09/news/la-mattina-del-pontefice-1.12414346]]

Ed è proprio da Prato che il pontefice potrebbe uscirne lanciando la palla più avanti. Ad esempio, con un intervento che potrebbe essere una “mezza enciclica” sull’umanizzazione del lavoro, quello che c’è. E come accadrebbe? Mettendosi nel solco di Wojtyla, che arrivò qui quasi trent’anni fa a celebrare la festa di san Giuseppe, patrono dei lavoratori, con un’idea del lavoro che fosse anche diritti e dignità.

Sì, proprio in quella Prato che ha spezzettato la fabbrica e l’ha fatta uscire dai confini degli stabilimenti delle tute blu per farla diventare città: una città-opificio in cui i ruoli tradizionali fra padrone e operaio sono mille volte più complessi che altrove.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12414491:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/11/09/news/sandro-veronesi-arriva-un-uomo-nobile-che-parla-alle-periferie-1.12414491]]

Ma c’è un altro aspetto che ha preso a ronzare come un’ipotesi nelle stanze di Santa Marta. Papa Francesco ha lasciato Barack Obama dicendo chiaro e tondo che, dopo aver portato a casa la riappacificazione fra Stati Uniti e Cuba, ora ha un sogno: parlare al cuore della Cina. E quale migliore occasione per farlo che a Prato, dove vive una delle più importanti comunità cinesi di tutta Europa?

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa