Toscana
Porto 2000, Rsa Cgil e Uil sul piede di guerra
LIVORNO. Chi si aggiudicherà la privatizzazione della Porto 2000, la società pubblica che gestisce lo scalo traghetti e crociere non pensi di spazzare via la clausola di salvaguardia sociale, il...
LIVORNO. Chi si aggiudicherà la privatizzazione della Porto 2000, la società pubblica che gestisce lo scalo traghetti e crociere non pensi di spazzare via la clausola di salvaguardia sociale, il mantenimento del lavoro internalizzato e gli accordi di secondo livello, non s’illuda di cancellare lavoratrici e lavoratori indiretti che da anni fanno parte della nostra pianta organica. A dirlo sono due esponenti della Rsa: Enrico Barbini (Cgil) e Fabio Bicchierini (Uil). «Sarà compito di chi ha scritto e pubblicato il bando di gara impedire che venga fatta" cartastraccia"della clausola sociale». Lo dicono mostrando dubbi sul fatto che, «come sostiene la Cisl», la privatizzazione rappresenti una ineludibile risorsa per lo sviluppo: sperano che «lo diventi anche per l'occupazione», il che «è invece tutto da dimostrare», come dimostra «la storia recente e passata delle privatizzazioni di questo Paese».
Barbini e Bicchierini sottolineano che nel bando di gara ci sono molti punti critici. Ad esempio: «si doveva procedere alla vendita una volta pre-adottato il Prg, con cronoprogramma e scadenze degli interventi e dei trasferimenti previsti, ed invece tutto questo non è avvenuto». E a questo punto – dicono – verrebbe da chiedersi «quanti anni occorrono per l'attuazione almeno per quel che riguarda l'alto fondale,dal momento che non si è neanche ultimato il Pot».
L'ultima sottolinatura riguarda il contratto integrativo scaduto a dicembre scorso: «Contavamo di arrivare ad una soluzione favorevole in tempi brevi, soprattutto anche alla luce delle previsioni della stagione 2016 che prevede il ritorno delle crociere di testa e ritorni di importanti compagnie: invece sono mesi che chiediamo un incontro senza aver ancora ricevuto nessuna risposta.La prossima settimana sarà decisiva?Vogliamo sperare di sì».
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