Gioco
Tra un mese altre 50 famiglie senza stipendio
L’azienda ha chiesto il concordato. Il 7 dicembre scade la cassa ordinaria, sindacati al lavoro per ottenere la straordinaria
LIVORNO. Concordato in bianco. Tre parole che per la Gmi, la Grandi Molini Italiani, significano congelare i debiti, affidarsi a un commissario e tentare di trovare in due, massimo tre mesi una via d'uscita dalla crisi aziendale e finanziaria. Mentre per i cinquanta dipendenti vuol dire restare a casa per almeno un altro anno, ricevere lo stipendio a singhiozzo, e soprattutto vivere con un gigantesco punto interrogativo sul presente e sul futuro.
Che ne sarà della Gmi? Che ne sarà di quell'enorme impianto in cui la società negli anni ha investito 90 milioni di euro? Conviene aspettare che qualcuno compri un ramo d'azienda o arrivi un finanziatore, oppure è già tempo di trovarsi un nuovo impiego? Sono i dilemmi che agitano le notti insonni dei lavoratori.
Ma non solo. Perché la crisi di Gmi pesa anche sull'indotto: nel silos oggi ci sono 3,5 milioni di euro di grano lavorato. La sua immobilizzazione sta mettendo in crisi un indotto di altre 200 persone.
Il concordato in bianco. Il concordato in bianco è stato presentato martedì a Rovigo, sede generale della società, ma è ieri - negli uffici della Provincia di Livorno di via Galilei - che è stata data la notizia ai sindacati di categoria e poi ai lavoratori.
Nel Palazzo della Gherardesca alle 9.30 si sono riuniti il direttore di stabilimento della Gmi Matteo Manfrone e l'Ad Massimiliano Malnati. E poi Maria Grazia Dainelli della Provincia (Politiche attive del lavoro e reti), Ettore Bartolo di Confindustria Livorno, e per il sindacato Michele Rossi (segretario generale Flai Cgil) e Nicolò Cortorillo (Flai Cgil), Massimiliano Gori (Fai Cisl) e Federico Mambrini (Uila Uil).
Al termine di quasi due ore di incontro, è stato Cortorillo a spiegarne per primo l'esito. «I dirigenti della Gmi - ha esordito - hanno deciso di passare davanti a voi, e non da un ingresso laterale, perché sostengono di non aver niente da nascondere. Oggi è stato deciso che dalla cassa integrazione ordinaria, si passerà a quella straordinaria per 12 mesi (sempre all'80% dello stipendio, ndr)». Un sospiro di sollievo per i lavoratori? Insomma.
Rischio fallimento. «Ma la novità - ha aggiunto Cortorilli - è che proprio ieri (martedì, ndr) Gmi, ancora primo gruppo italiano nella produzione di farine di grano tenero e semole di grano duro, ha presentato il concordato a Rovigo. Con questa procedura in sostanza si 'congelano' i debiti, viene nominato un commissario e la società ha 90-120 giorni di tempo per presentare, in continuità di lavoro, un piano industriale nel quale spiega come intende pagare i debiti accumulati».
Qualcuno tra i lavoratori, le cui facce si sono fatte via via più cupe, ha chiesto subito se si trattasse "dell'anticamera del fallimento". Ma Federico Mambrini (Uil) ha ribattutto che «il concordato era ed è l'unica strada che può evitare il fallimento stesso». L'ultima chance insomma. Poteva anche piovere, verrebbe da scherzare se non ci fosse da piangere, ma davvero la possibilità che ieri potesse essere il giorno del game-over serpeggiava tra i lavoratori, che almeno per il momento possono aggrapparsi a questo salvagente.
Sperando nella cassa integrazione straordinaria. Se però con il commissario sarà l'azienda a giocarsi la partita, con le bollette, i mutui e la spesa se la vedranno purtroppo i lavoratori, per i quali si prospetta un Natale da dimenticare.
La mensilità di novembre (già decurtata del 20%), hanno detto i sindacalisti che «non dovrebbe essere in dubbio», mentre «dicembre, tredicesima e i 12 mesi di cassa integrazione straordinaria, bisogna lavorare per ottenerli». Dunque non sono scontati.
Lavorare come? «Dobbiamo aprire subito tre tavoli per far accelerare tutto l'iter burocratico - hanno spiegato - : in prefettura; in Regione e al Ministero. In Regione anche perché vorremmo poter usufruire del prestito che Fidi Toscana dà ai lavoratori nelle vostre condizioni. Ovvero che attendono la cassa integrazione straordinaria. Il prestito arriva a coprire fino a un massimo di tre mensilità, ma non si può fare una cosa collettiva, bensì lavoratore per lavoratore».
Le due “barche” dei lavoratori. Tra l'altro è emerso che dei 50 dipendenti 29 sono di Gmi, mentre gli altri 21 sono di Promolog. Promolog è una società di proprietà al 99% di Gmi ma fornitrice della forza lavoro. E questo, hanno fatto capire i sindacalisti, se non cambia nulla nella sostanza, «siete tutti nella stesa barca», modifica qualcosa al punto di vista burocratico perché Promolog è di fatto una società fornitrice e quindi vanta un debito nei confronti di Gmi che dunque oggi viene "congelato" dalla procedura del concordato.
Il concordato riguarda tutto il gruppo, ovviamente, ma è emerso che solo a Livorno ,al momento, è stata richiesta la cassa straordinaria. I sindacati hanno detto che, per quanto ne sanno loro, nei prossimi mesi verrà aperta anche negli altri stabilimenti, ma stona con il mantra degli scorsi giorni che ha definito l'impianto di Livorno strategico. Tuttavia è stato ribadito che effettivamente è così perché insieme a Porto Marghera, Livorno è l'unico altro "porto" della società.
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