Gioco
Sette denunce in 17 giorni: e ha appena quindici anni
Livorno, il giovane è stato fermato dai carabinieri la notte tra martedì e mercoledì stava accendendo razzi di segnalazione rubati dopo aver danneggiato 5 barche
LIVORNO. Ha l’età per andare in seconda superiore, ma in una scuola non ci mette piede. Non si sa nemmeno in che paese fosse l’ultima volta che si è seduto dietro a un banco, né in che lingua rispondesse all’insegnante. Ammesso che, in una scuola, ci sia mai stato.
Mentre i suoi coetanei sono in classe, lui spesso è in caserma. L’ultima volta nella notte tra mercoledì 3 novembre e giovedì. I carabinieri sono stati chiamati da alcuni residenti della Venezia. Tre giovani stavano facendo un rumore infernale e avevano già danneggiato cinque barche sugli scali delle Ancore. Ma quando i militari dell’Arma sono arrivati, i suoi due amici erano scappati. Le forze dell’ordine hanno sorpreso e preso solo lui. L’hanno trovato che accendeva tutti i razzi di segnalazione che aveva rubato da una barca. Uno era finito su un’auto e stava rischiando di darle fuoco.
Non è stata la bravata più grossa, né l’episodio più pericoloso, di cui il quindicenne marocchino fermato ieri per l’ennesima volta si è reso protagonista. Anzi, ormai la lista è talmente lunga che è difficile persino credere che comprenda solo i reati commessi nell’ultimo mese. Nel periodo, cioè, che ha passato a Livorno. Venendo da un’altra città, magari da un’altra regione.
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L’esordio risale alla notte tra il 18 e il 19 ottobre: ha sfondato la vetrata del Carolina Cafè in via Cairoli con un palo divelto dalla strada, entrando dal lato di via Serristori. Una volta dentro ha rubato l’intera cassa invece che perdere tempo ad aprirla. Un accorgimento utile per evitare di farsi trovare in flagrante dalla polizia. Ma le telecamere ne hanno immortalato il volto e sono state proprio loro a inchiodarlo pochi giorni più tardi.
Ha l’età appena sufficiente a guidare il motorino ma dieci giorni dopo, la sera di mercoledì 28, c’era lui al volante di quella Chevrolet Captiva impazzita che ha una panchina di pietra, si è infilata sotto il portico del Mc Donald’s di piazza Grande e si è fermata, priva di una ruota e incapace di continuare la sua corsa, all’imbocco di via Pieroni.
Poche ore prima, aveva rubato il cellulare a un connazionale. Nel corso della seconda metà di ottobre ha collezionato altre due denunce per furto e due per ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Ha fatto la conoscenza di chiunque avesse una divisa: carabinieri, polizia, vigili urbani. Ha provato a resistere ad alcuni di loro, mentre ad altri ha raccontato che Livorno gli piace.
Ha girato molto prima di arrivare, anche se non ha spiegato le tappe che ha percorso prima né il punto di partenza. Sa discretamente l’italiano, o comunque lo sa abbastanza bene da lasciar pensare che si trovi in Italia da più tempo del mese che dice di aver passato all’ombra dei Quattro mori. E parla un ottimo spagnolo.
Non ha famiglia, lasciata chissà dove e chissà quando. Ha dormito qualche notte in uno stabile abbandonato dalle parti di piazza Magenta. Quando i poliziotti sono arrivati lì, hanno trovato il piumino che aveva usato la notte della spaccata al Carolina Cafè. Ci dormiva da solo, in quello stabile. Niente cena con la famiglia, niente zaino da preparare, niente lezioni da ripassare. Solo freddo, buio e la voglia di preparare un altro furto, un’altra azione spettacolare. Alcune per divertirsi, altre perché aveva fame. Ma sempre con quel filo di spavalderia e ingenuità che, forse, è l’unica cosa che ha in comune con molti ragazzini di quindici anni. Incapace di non dare nell’occhio, perché non sa camuffare il volto (come al Carolina Cafè) o perché non ha intenzione di passare inosservato (come quella volta al volante in piazza Grande).
Quando è sceso dalla macchina rubata, che aveva appena distrutto in uno dei punti più centrali di Livorno, la polizia l’ha fermato e poi, su indicazione del magistrato dei minori, l’ha mandato in una casa-famiglia a Villafranca Lunigiana, in provincia di Massa Carrara. Da quella struttura è scappato lunedì sera. È ricomparso 24 ore dopo, in Venezia, alla luce dei razzi di segnalazione. L’ennesimo numero da istrione. Nemmeno due giorni di fuga: i carabinieri l’hanno riportato lì. Nel posto più simile che ha a una casa.
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