Il Tirreno

Livorno

«L’ha incornato non per spavento ma per rivalità»

Alfredo Faetti
«L’ha incornato non per spavento ma per rivalità»

L'esperto di fauna selvatica: Era in fase ormonale, ha sentito l'uomo come un suo simile

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SERRAVALLE. La dinamica sembra piuttosto chiara: l’animale ha sentito gli spari, si è impaurito e ha caricato il suo padrone. Giusto? «No. Se si fosse spaventato, sarebbe scattato. Piuttosto, ha visto l’uomo come un rivale e lo ha attaccato». Un rivale? «Sì, un rivale. I cervidi, soprattutto i maschi, se crescono al fianco dell’uomo perdono il senso dell’appartenenza alla propria specie e lo avvertono come un loro simile. E nel periodo ormonale come un rivale in amore». Marco Aloisi conosce bene gli animali selvatici. È a capo del Crasm di Semproniano (Centro Recupero Animali Selvatici della Maremma), dove arrivano le specie più variegate, dai cinghiali fino alle tigri dei circhi.

Nel vostro centro ci sono cervi? Come portate avanti la loro riabilitazione?

«Quando arrivano da noi dei cuccioli di cervo, ma anche di daini o caprioli, gli diamo il latte solo per un periodo limitato, poi li seguiamo in cattività. In questo modo mantengono una certa paura dell’uomo e non si avvicineranno mai davvero alle persone».

I cervi non hanno la fama di animali pericolosi.

«Sbaglia: la legge 150 li classifica proprio come animali pericolosi. È vietato tenerli in recinti privati, fatta eccezione di alcune deroghe legate all’allevamento per l’alimentazione e ricerca zootecnica. In verità, possono essere più pericolosi dai cinghiali».

L’uomo rimasto ucciso a Serravalle ha preso il suo cervo quando aveva pochi mesi e lo ha allevato per 4 anni. Possibile che sia successo così all’improvviso?

«Un evento simile può accadere in qualsiasi momento, ma bisogna stare certi che accadrà. I maschi dei cervidi, se allevati “a mano”, a stretto contatto con l’uomo, iniziano ad avvertirlo come un loro simile, un loro pari e non più una minaccia. Così, durante i periodi ormonali, quando aumenta in loro il testosterone, vedono gli altri maschi, anche umani, come rivali in amore. E attaccano».

Perché allora si è consumata la tragedia solo quando l’uomo ha sparato dei colpi?

«Probabilmente l’animale era già in amore e gli spari lo hanno innervosito a tal punto da attaccare. Ma era già pronto: gli spari sono stati solo la molla che l’ha fatto scattare. Se il cervo si fosse spaventato, avrebbe provato a fuggire».

E non c’è modo di captare dei segnali che possono far presagire un attacco simile?

«No: lo scoppio di rabbia può esserci in qualsiasi momento del periodo ormonale. E nei cervidi state pur certi che arriverà».

Un animale selvatico e poi catturato potrà mai diventare effettivamente domestico?

«No, sarà sempre pericoloso per l’uomo».

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