Gioco
Nogarin silura Guidotti e nomina Barbara Ferrone nuovo presidente di Spil
Il sindaco contesta all’ex numero uno di non aver presentato un piano industriale ma il vero attrito è nato sulla richiesta di supporto finanziario fatta al Comune
LIVORNO. Cade un’altra testa nella galassia delle partecipate: da ieri Luciano Guidotti non è più il presidente della Spil.
Dopo avergli comunicato la sfiducia con una serie di lettere, Nogarin ha formalizzato la revoca di Guidotti nell’assemblea dei soci che si è svolta nel primo pomeriggio nella sede di via Calafati. Il sindaco ha anche ufficializzato la nomina del nuovo presidente del cda: si tratta di Barbara Ferrone, classe 1971, una laurea in scienze economiche e bancarie, dipendente della Provincia di Pistoia come responsabile dell’unità operativa dello sviluppo economico, con un passato dal 2008 al 2010 anche alla Provincia di Livorno (alla formazione professionale). Da un anno Ferrone era il membro di nomina del Comune di Livorno nel consiglio d’amministrazione di Spil.
Finisce così l’era-Guidotti. L’esperto commercialista era stato nominato il 27 novembre del 2014, dopo il gran rifiuto di Andrea Giani e dopo tre mesi senza guida per l’azienda. Per poco più di undici mesi è riuscito a restare al timone di quella che dal punto di vista strategico dovrebbe essere la principale società partecipata di palazzo civico.
Nessuna motivazione personale, ha tenuto a sottolineare durante l’assemblea Nogarin. Che ha imputato a Guidotti difficoltà di comunicazione con il socio Comune e soprattutto la mancanza di un piano industriale.
Di fatto Guidotti ha finito per pagare la pretesa indipendenza del cda rispetto al socio di maggioranza, ben esemplificata nella sua ferma posizione verso palazzo civico nel richiedere un supporto finanziario per risolvere il problema di antieconomicità aziendale imputabile al Comune (lèggi l’operazione Odeon), a cui faceva da contraltare un egual atteggiamento verso i soci privati, vale a dire agli istituti di credito, a cui ha più volte chiesto un’attenzione particolare nel modo di trattare i crediti verso Spil.
«La questione della mia permanenza in azienda è secondaria, ciò che mi interessa è capire dal socio che cosa pensa del piano di riequilibrio che il cda al suo completo ha presentato a primavera senza ricevere finora alcuna risposta», spiegava in mattinata Guidotti, che al termine dell’assemblea ha invece preferito non commentare la revoca del suo incarico.
Una serie di interrogativi adesso nascono sul futuro della società. Il primo: se il cda al completo - compreso il nuovo presidente Ferrone - ha pensato e sottoscritto il piano di riequilibrio presentato al Comune tra marzo e aprile, cosa cambierà adesso con lo stesso identico cda di prima meno l’ex presidente? In altre parole: è possibile un piano alternativo a quello presentato dal cda guidato da Guidotti? In altre parole ancora: si può pensare a un piano industriale per Spil, senza aver messo in ordine i conti e senza avere un goccio di liquidità?
Ieri Nogarin e l’assessore alle partecipate Lemmetti, che era presente in assemblea, hanno ribadito che c’è un impegno del Comune a cercare un accordo con i soci-banche per una ristrutturazione del debito di Spil. In questo senso la soluzione potrebbe essere una moratoria temporanea, ma anche una riduzione del tasso di interessi potrebbe essere una chiave di volta: se si riuscisse a scendere di due o tre punti rispetto all’attuale 6% derivante anche dal non ottimo rating dell’azienda, sarebbe ossigeno puro per Spil.
Di fatto tuttavia è proprio la scarsità di risorse finanziarie, cioè di liquidità, il problema che affossa la società. E’ in questo senso che il piano di Guidotti prevedeva la maxi-dismissione a favore di palazzo civico di decine e decine di immobili che a libro valgono tra i cinque e i sei milioni di euro, ma che di fatto non rendono niente e finiscono per avere l’effetto di trasformare Spil in una sorta di Casalp 2.
Nasceva da qui la scala, anche cronologica, di priorità messa per scritto dal cda nel piano di riequilibrio presentato la scorsa primavera: prima la cessione al Comune di una serie di beni (in particolare immobili a uso abitativo che potevano essere inseriti nel circuito Erp dell'emergenza casa e al tempo stesso rispondere alle necessità di riorganizzazione delle partecipate), e nel contempo la richiesta alle banche di ristrutturare il debito. Solo successivamente il piano di rilancio per permettere a Spil di svolgere il ruolo di sostegno all’economia per cui è nata ma che da anni non svolge più.
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