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il caso politico

Batini finisce nella bufera per la sua frase: "Odio per il Pd". Poi si scusa

di Juna Goti
Batini finisce nella bufera per la sua frase: "Odio per il Pd". Poi si scusa

Scatena la polemica la frase del capogruppo M5S contro i colleghi Democratici: "Ma le mie parole riguardano le scelte politiche"

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LIVORNO. Odio. Odio profondo. Quella parola pesante come un macigno, soprattutto se pronunciata in politica, da un consigliere comunale, non poteva passare inosservata. «Io nutro un odio profondo verso il Pd, il Pd dovrebbe essere odiato da qualsiasi cittadino che ama l’italia, io non mi fido del Pd». Alessio Batini, da poche settimane capogruppo del Movimento 5 Stelle, ha pronunciato queste parole in una intervista pubblicata ieri da La Nazione. Contattato dal Tirreno le ha confermate, pur dando loro una sfumatura diversa. Ma inevitabilmente è finito nel tritacarne delle polemiche.

«Leggiamo con preoccupazione», hanno reagito dal gruppo consiliare del Pd, guidato da Pietro Caruso. Perché «quando in politica si parla di odio personale nei confronti di un partito o di gruppo politico, odio che addirittura dovrebbe essere condiviso da tutti i cittadini, vuol dire che l'idea di democrazia del movimento 5 stelle è lungi dalle posizioni alle quali, chi ha interesse del bene comune, dovrebbe attenersi».

Quella parola, “odio”, è forte. Di più: è inopportuna, fa pensare. E la reazione è questa: «Ricordiamo che l'odio è stato il motore trainante delle peggiori dittature e causa di stragi storiche. Odio – scrivono i consiglieri comunali del Pd – era quello che manifestava Hitler contro gli ebrei, odio era quello che spingeva Karadzic contro i musulmani, odio è quello che l'isis esprime contro occidente e mondo arabo moderato. Se lo scontro politico arriva a tali livelli vuol dire che la stessa politica è veramente al collasso e chi, come il movimento 5 stelle, dice di battersi per una nuova idea di società, senza odio, senza corrotti, senza bugie, deve guardarsi intorno e capire dove ha sbagliato».

«Per quello che ci riguarda – chiudono – continueremo a portare avanti le nostre istanze senza alcun giudizio personale che possa mettere in discussione anche solo lontanamente l'idea di lotta politica basata sul rispetto, sulla libertà, sulla trasparenza». Ieri il mondo del web, non solo di area Pd, si è scatenato e ha condannato le parole del capogruppo M5S. Che alla fine si è in parte scusato, scrivendo proprio sulla pagina dei Democratici.

«Ho detto quelle parole – ha poi risposto al Tirreno – ma in un contesto più ampio. Volevo dire che odio profondamente le scelte politiche che il Pd ha compiuto negli ultimi anni, nel passato recente. Non mi permetterei mai di parlare delle persone o dei consiglieri comunali che lavorano con me da un anno e mezzo. Il senso con cui le ho dette era un altro: era un discorso politico, mi riferivo a un odio politico, non verso le persone. Figuriamoci, in casa mia sono quasi tutti del Pd, cosa dovrei fare. L’odio è per le scelte, lo ripeto. Scelte come il Jobs Act o la Buona Scuola. Non verso le persone».

La parola “odio” resta però fuoriluogo. L’odio politico lo è altrettanto. «È vero – controbatte Batini – ma l’intenzione era un’altra. Ho già chiesto scusa al gruppo del Pd. Forse ho usato una parola che non avrei dovuto usare, ma era riferita a scelte politiche. Parliamo ad esempio del governo Berlusconi: non si odiano le scelte di Berlusconi? Certo». «Forse – prova a chiuderla così – ho parlato troppo a cuore aperto, ma non stavo parlando di odio vero e proprio: mi hanno paragonato a un nazista, mi sembra esagerato...».

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