La protesta
M5S raggiunge il Pd Il sondaggio choc che scuote Grosseto
I grillini al ballottaggio per tentare il bis di Nogarin Reazione Dem: scende in campo la segreteria regionale
GROSSETO. Cinque stelle, venticinque punte di sperone conficcate nella pancia del Pd. Prendere o lasciare: o si galoppa o si resta lì col rischio di morire dissanguati. I riflettori di tutta Italia sono puntati su Roma, dove i sondaggisti dicono che - dopo l’affaire Marino - M5s doppia Pd: 33 a 17 la più fresca delle rilevazioni. Ma intanto anche in periferia, all’ombra delle realtà locali, complice proprio l’effetto Marino i Cinque Stelle sembrano rimontare sui Dem come potrebbe fare Varenne su Ronzinante. Accendendo allarmi a catena e prefigurando scenari inquietanti sulla tornata amministrativa del maggio 2016: la paventata Caporetto romana rischia di innescare altre dèbacle, la più temuta delle quali è proprio dove i democratici giocano in casa, in Toscana.
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Nella regione del premier Renzi e del governatore più votato d’Italia si apre infatti il caso Grosseto. Una città non sempre in cima alle attenzioni dei vertici del partito, ma che in queste ultime settimane è salita al primo posto delle agende fiorentine. In particolare da quando, una ventina di giorni fa, sulla scrivania del segretario regionale Dario Parrini è piombato il sondaggio della Ipsos di Nando Pagnoncelli sulla situazione politica in vista del voto per il sindaco nel maggio 2016. Tante analisi e tanti spunti, in quel dossier, ma prima di tutto numeri da brivido: Pd al 32,2 per cento, Cinque Stelle al 32, ovverosia i dem con tre punti in meno delle ultime regionali e i grillini con quindici punti in più. Un testa a testa che profetizza il temutissimo ballottaggio, quanto basta per innescare la “sindrome Livorno” e spingere la segreteria regionale guidata da Dario Parrini a scendere in campo.
Le ragioni di tanto preoccupato fermento sono molte. Grosseto è sì una realtà piccola, ma mai come ora pesantissima. Questo sarà infatti l’unico capoluogo di provincia toscano nel quale si voterà nel 2016: dopo gli schiaffi presi a Livorno dai 5 Stelle e ad Arezzo dal centrodestra il “danno d’immagine” alla mitica solidità del potere pd in Toscana subirebbe un colpo durissimo.
Ma non è solo questione di simboli. Tutt’altro. Grosseto è uno dei tre pilastri dell’area vasta della Toscana Sud, con Siena e Arezzo gestisce scelte strategiche in materia di sanità, rifiuti, trasporti. Arezzo è già “fuori controllo”, perdere anche qui varrebbe un uno-due dalle conseguenze pratiche per niente trascurabili. E dall’altra parte Grosseto è uno degli anelli decisivi di quella Toscana costiera sulla quale tanto scommette proprio il governatore Rossi: un asse a 5 Stelle sulla rotta Livorno-Maremma (peraltro già puntellato dalla fusione tra le due Camere di commercio) sarebbe assai duro da digerire.
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Infine, ma non ultimo tema, il potenziale effetto domino sul 2017, quando alle urne andranno Pisa e Massa, città dove proprio M5s appare più agguerrito che mai.
Ce n’è insomma abbastanza da far drizzare tutte le antenne possibili. Anche perché dalle armate locali direttamente interessate (il Pd grossetano) arrivano segnali non confortanti: a meno di sette mesi dal voto il partito – che qui di fatto è stato sì e no sfiorato dal vento dei renziani – non ha ancora un programma chiaro e soprattutto è lontanissimo da un accordo sul candidato a raccogliere l’eredità dell’attuale sindaco Emilio Bonifazi. I dieci anni di governo di quest’ultimo (così dice il sondaggio Ipsos) hanno lasciato un segno positivo, ma al tempo stesso i grossetani esprimono il desiderio di un cambiamento deciso e di un’amministrazione capace di cavalcare l’onda leggera del ritrovato ottimismo. Bonifazi non può tornare in pista e fin qui l’unica (auto)candidatura è quella del suo vicesindaco nonché assessore al bilancio, Paolo Borghi, sul cui nome però ad oggi non c’è convergenza. Anzi.
La quadra non è facile, insomma. Lo stesso sondaggio anziché facilitare il compito lo ha complicato, indicando nell’ex assessore regionale Anna Rita Bramerini il potenziale candidato più gradito dai grossetani. Senonché la Bramerini ha fatto sapere a mezzo stampa di non essere a disposizione. Così tra chi (i borghiani) invoca le primarie e chi invece (la segreteria comunale) cerca un nome unico e condiviso, corre un’alta tensione tenuta a bada solo dalla mediazione dei vertici regionali. E poco consola il fatto che anche M5s in queste settimane sia alle prese con una bella grana: l’allontanamento dal Movimento di Matteo Della Negra, attivista della prima ora e già candidato alle ultime europee che non appare intenzionato a rassegnarsi alla decisione.
Le venticinque punte dello sperone a cinque stelle mordono comunque. E sullo sfondo c’è un elettorato di centrodestra che a Grosseto è sempre stato molto forte e che – qualora i suoi partiti di riferimento rimanessero fuori dal gioco – pur di far male al “nemico di sinistra” in un eventuale ballottaggio potrebbe riversarsi in massa sui grillini. Insomma, o si galoppa o va come a Livorno e Arezzo. Un’ipotesi che fa tremare il Pd da Grosseto a Roma, passando per Firenze.
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