Il Tirreno

Livorno

Tre arrestati per bancarotta e evasione

di Riccardo Rimondi
Tre arrestati per bancarotta e evasione

I cugini Bonaldi e l’empolese Gianni Fabbrizi accusati per il fallimento di due aziende: non hanno versato 7 milioni di imposte

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LIVORNO. Avrebbero evaso quasi sette milioni di euro di imposte, con due aziende portate volontariamente al fallimento. Inoltre avrebbero fatto sparire le scritture contabili simulando un furto, per impedire agli inquirenti di risalire al giro di affari delle imprese con cui offrivano servizi a prezzi stracciati: prezzi che potevano mantenere perché, quando era il momento di onorare i debiti verso l’erario, non pagavano. E, per diminuire l’ammontare dei debiti non pagati, hanno anche nascosto parte dei loro ricavi.

Questa, almeno, è la tesi degli investigatori. Una tesi sufficientemente forte da convincere la giudice per le indagini preliminari Beatrice Dani a firmare l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per tre persone, su richiesta della Procura nell’ambito di una inchiesta coordinata dal sostituto Massimo Mannucci. A essere arrestati ieri mattina dalla guardia di finanza sono stati i cugini Roberto Bonaldi (50 anni) e Luca Bonaldi (52), vogatori del Fabbricotti di cui Roberto è stato anche presidente, e l’empolese Gianni Fabbrizi (44).

Lunga la lista delle contestazioni rivolta alle tre persone arrestate, tutte da ricollegare al fallimento di due società livornesi della logistica: la B.B. Logistica e la B.B. Service srl, dichiarate fallite dal tribunale di Livorno tra novembre 2014 e febbraio 2015. Le circa trenta persone che ci lavoravano hanno operato sui piazzali della Mercurio - azienda del tutto estranea ai fatti - per la quale stoccavano e custodivano le auto.

Per la chiusura di queste due imprese i tre sono accusati di bancarotta fraudolenta. Secondo le ricostruzioni del nucleo di polizia tributaria hanno portato avanti la stessa strategia con entrambe le aziende, che hanno operato in continuità l’una con l’altra: proponevano ai clienti prezzi bassi, facendo una concorrenza sleale alle altre imprese. Prezzi che potevano mantenere su quel livello perché non pagavano né imposte né spese previdenziali.

Negli anni in cui le aziende sono state attive, contando anche sanzioni e interessi, hanno accumulato debiti verso l’erario per circa sei milioni di euro. A questa somma vanno aggiunti altri 700 mila euro di imposte evitate grazie a un’omissione nelle dichiarazioni dei ricavi pari a circa 2,5 milioni.

Dalle indagini, poi, è emerso che spesso la B.B. Logistica e la B.B. Service srl non presentavano i bilanci, da cui avrebbe potuto risultare qualcuna delle loro mancanze. Le contestazioni a cui i tre devono rispondere, ora, sono quelle di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, utilizzo di false fatture, occultamento di scritture contabili, omesso versamento di ritenute e presentazione di redditi infedeli e simulazione di reato.

Altre tre persone sono state denunciate nell’inchiesta: due sono ex amministratori. Secondo gli inquirenti, insieme ai Bonaldi e a Fabbrizi hanno sistematicamente svuotato i conti correnti delle società, attraverso distrazioni di denaro e di beni aziendali (un furgone e alcuni arredi dell’ufficio). Il valore totale sottratto alle aziende per destinarlo ad altri usi si aggira intorno ai 1,6 milioni di euro.

I prelievi venivano effettuati attraverso il conto prelevamenti soci, ma le somme non venivano mai restituite. E per cancellare le tracce del volume d’affari e del patrimonio delle società, hanno fatto sparire (nascondendole o distruggendole) le scritture contabili obbligatorie delle società, simulando un furto.

Oltre ai cinque amministratori, è stata denunciata anche una sesta persona: si tratta del dirigente di una società sportiva dilettantistica della città. Secondo gli inquirenti, ha emesso false fatture per una sponsorizzazione fittizia. Un modo in più per nascondere l’ammontare dei ricavi.

Per la bancarotta fraudolenta della B.B. Logistica srl è già imputato Andrea Polinti, soprannominato “Attila”, che si trova in carcere dall’anno scorso ed è accusato di essere a capo di un’associazione per delinquere che avrebbe terrorizzato la città tra il 2009 e il 2014.

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