Gioco
È sempre il 15enne il ladro del Carolina
È lo stesso che si è schiantato sotto il portico in piazza Grande
LIVORNO. Quindici anni sono pochi. Ma sono abbastanza per vivere in uno stabile abbandonato del centro, per spaccare la vetrata di un bar con un paletto divelto dal suolo e per finire la propria corsa su una Chevrolet Captiva rubata contro un portico in piazza Grande, dopo averla distrutta.
I falchi della squadra mobile hanno dato un nome al ragazzo che, la notte tra il 18 e il 19 ottobre, è entrato nel bar “Carolina Cafè”, infrangendo la vetrata del locale che dà su via Serristori. La faccia, non c’era bisogno di attribuirgliela: si vedeva chiaramente, nelle immagini delle telecamere di sorveglianza che il gestore ha consegnato agli investigatori.
Ma quella faccia e quel nome corrispondono a quelli di un ragazzo marocchino di quindici anni, lo stesso che mercoledì sera si è messo a bordo di una macchina rubata due mesi fa e si è lanciato in una folle gimkana per le strade del centro. Una follia finita all’imbocco di via Pieroni, sotto il portico in cui si trova il Mc Donald’s, con la macchina priva di una ruota e incapace di continuare la sua marcia, non prima di aver spaccato una panchina di piazza Grande.
E lì, mentre il suo compagno di viaggio, un diciannovenne tunisino pregiudicato, cercava di scappare giù per via dell’Angiolo e opponeva resistenza con calci e pugni agli agenti di polizia che cercavano di fermarlo, il quindicenne non ha fatto in tempo ad allontanarsi: è stato bloccato subito, appena uscito dall’auto.
Poco prima di mettersi al volante aveva rubato un cellulare a un connazionale. E poche ore dopo essere stato fermato, è stato deferito al tribunale dei minori.
Nel frattempo le indagini su di lui sono continuate. Gli investigatori sono risaliti al posto in cui vive, un edificio abbandonato vicino a piazza Magenta. Un posto in cui non dovrebbe vivere nessuno, soprattutto non un ragazzino di 15 anni. Una volta lì hanno trovato il piumino mimetico con cappuccio che indossava a rovescio quando è entrato al Carolina Cafè. È stato uno degli elementi fondamentali per capire che l’autore del furto era proprio lui.
Un altro elemento, ancora più importante, era il volto facilmente riconoscibile nelle immagini delle telecamere a infrarossi. Il cappuccio, infatti, non è servito a coprirlo. Addosso, quando ha sfasciato la vetrata del bar, aveva anche un anello e un bracciale: sono stati sequestrati, dopo i rilievi fotografici effettuati dalla scientifica.
Quella notte, dopo essere entrato dal lato di via Serristori, ha rubato l’intera cassa, invece che perdere tempo a cercare di capire come aprirla: probabilmente voleva evitare di sprecare istanti preziosi e di farsi prendere ancora dentro al bar. Il colpo gli aveva fruttato un centinaio di euro, meno del costo della cassa che si era portato via.
Ben di più è costata al gestore del bar la sua visita: contando anche la vetrata spaccata circa 2.000 euro, da sommare ai quasi 4.000 di una settimana prima.
La notte tra l’11 e il 12, infatti, il bar aveva già ricevuto una prima visita: ad andare in frantumi, la prima volta, è stata la vetrata sul lato di via Cairoli. A romperla e a entrare è stato un tunisino di 22 anni, arrestato dalla polizia il 23 ottobre dopo che aveva rapinato un uomo sottraendogli due cellulari.
Restano aperti ancora due casi, della serie di quattro colpi che hanno interessato i locali del centro intorno alla metà di ottobre. La notte dopo il secondo colpo al Carolina Cafè, infatti, due persone hanno cercato di sfondare a colpi di mazza da baseball la vetrina del bar Punto in via Grande. Il loro tentativo è fallito quando sono stati notati da un residente della zona, che ha dato l’allarme e li ha descritti agli inquirenti come persone intorno ai diciassette-vent’anni. Il 22 ottobre, invece, è stato il bar La Gran Guardia ad aprire con una vetrina sfasciata: quella volta il bottino era stato più sostanzioso, circa duemila euro.
Riccardo Rimondi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
