Il Tirreno

Livorno

«Cori contro Morosini allo stadio», niente sconti agli ultrà del Verona

di Federico Lazzotti
«Cori contro Morosini allo stadio», niente sconti agli ultrà del Verona

Livorno, il Tar ha respinto il ricorso dei tifosi scaligeri “squalificati” per cinque anni dopo i disordini avvenuti allo stadio Picchi nel 2012: sono pericolosi

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Nessuno sconto agli ultrà del Verona che offesero la memoria di Piermariamo Morosini - morto di calcio ad appena 25 anni - durante il match tra Livorno e scaligeri allo stadio Armando Picchi. Era il 20 ottobre 2012 e il Moro era deceduto da soli sei mesi. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo di Firenze che nei gironi scorsi ha rigettato le richieste di annullamento presentate dai legali dei cinque tifosi ai quali l’allora questore di Livorno Marcello Cardona aveva inflitto un Daspo (divieto di entrare allo stadio durante una manifestazione sportiva) fino al 2017, il massimo della pena previsto a livello amministrativo.

Scrivono i magistrati nelle motivazioni: «I cori oltraggiosi per la memoria del giocatore del Livorno Piermario Morosini sono stati ritenuti dal Questore di Livorno preordinati (insieme ai cori fascisti e saluti romani) a suscitare la reazione violenta dei tifosi amaranto, particolarmente legati al ricordo del calciatore deceduto e di opposta fede politica, dunque per un verso, espressione di una personalità pericolosa e, per l’altro, tali da configurare una condotta idonea a mettere in pericolo la sicurezza pubblica in occasione dell’incontro di calcio».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12351726:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/i-cori-contro-morosini-durante-livorno-verona/3826/3927]]

Secondo i giudici questa valutazione, aggiungono, «appare motivata e condivisibile, tenuto conto in particolare del carattere volutamente e pesantemente offensivo dei cori in questione». Per capire questo passaggio è necessario fare un balzo indietro di tre anni e tornare all’informativa inviata dalla Digos in procura cinque giorni dopo il match: «Nel corso del primo tempo - si legge - all’interno della curva ospite un gruppo di tifosi scaligeri intonava alcuni inni di chiara matrice fascista e anche un ulteriore slogan offensivo nei confronti del giocatore amaranto recentemente deceduto: “Morosini figlio di p...”».

Una segnalazione che ha dato origine anche a due procedimenti penali diversi e ancora in corso: il primo di diffamazione nei confronti del giocatore dopo la denuncia presentata dai parenti di Morosini, il secondo in cui sono indagati altri due ultrà veronesi, dunque sette in tutto, per aver mostrato il braccio teso, infrangendo la legge Mancino che sanziona chiunque esegua «azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla violenza alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali».

Un reato, va detto, per il quale nel marzo scorso, lo stesso tribunale di Livorno ha assolto altri quattro supporter gialloblu senza che la Procura impugnasse la sentenza. Dunque appare molto probabile che almeno per questo secondo reato l’epilogo sia lo stesso. Eppure nella segnalazione inviata dalla Questura di Livorno è stato tratteggiato anche il profilo dei supporter. I comportamenti tenuti dai ricorrenti - si legge in un passaggio - sono stati considerati «verosimilmente premeditati, preorganizzati ed inequivocabilmente finalizzati a suscitare una eventuale reazione violenta da parte della opposta tifoseria allo scopo di ottenere lo scontro fisico con i tifosi labronici».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.5921434:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2012/10/25/news/cori-anti-morosini-partono-le-prime-denunce-1.5921434]]

In questo modo i tifosi del Verona hanno dimostrato «di possedere una personalità pericolosa e priva di rispetto anche per i minimi comuni valori etici come la pietas per i defunti, qualificandosi come soggetti pericolosi per l'ordine e la sicurezza pubblica, la cui presenza in luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive potrebbe turbare il regolare svolgimento degli incontri e risultare gravemente pregiudizievole per l'incolumità pubblica, legittimando, per i gravi motivi sopra descritti, non solo l'adozione del presente provvedimento ma anche la sua durata stabilita nel massimo consentito dalla legge». Letta la premessa, nel ricorso al Tribunale amministrativo presentato dagli avvocati dei tifosi del Verona, uno dei punti chiave, riguardava il fatto che, nonostante le ipotetiche provocazioni, prima e dopo la partita non ci furono scontri tra le due tifoserie.

«Non rileva - è la risposta che anticipa il rigetto della richiesta - la circostanza che le due tifoserie non siano entrate in contatto; tale risultato è da ascrivere all'oculata gestione dell'ordine pubblico da parte delle forze di polizia, ma non fa venir meno, ai fini che qui interessano, la pericolosità della provocazione messa in atto dai tifosi veronesi. Proprio tale pericolosità - proseguono i magistrati - rende non irragionevole, né sproporzionata la scelta di imporre il divieto per la durata massima prevista, espressiva dell'ampia discrezionalità attribuita in materia all'autorità di pubblico servizio». Oltre non avere lo sconto sui cinque anni di Daspo, adesso gli ultrà dovranno pagare anche una ammenda di mille euro per le spese legali.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web