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Guerra sui rifiuti, Nogarin: non farò entrare il socio privato. I debiti? Lasciati dal Pd
Il sindaco di Livorno contro la società unica della spazzatura: interessi nascosti dietro il piano, meglio il pubblico
Lo prova a dire con le buone, Filippo Nogarin. «Il privato nella gestione dei servizi pubblici non ci deve stare». Non deve allungare le mani «nelle tasche dei cittadini». Se «ce lo imporranno, Livorno difenderà la gestione pubblica dei rifiuti coi carri armati». Il sindaco di Pisa Filippeschi sul Tirreno lo attacca e lui risponde. Sindaco contro sindaco. Pd contro M5S. Il duello politico più frequente in Toscana. Quello più acceso nell’Ato Costa, unica area vasta ancora senza gestore unico della spazzatura.
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Dopo cinque anni di tira e molla, la gara per creare la società unica (ReteAmbiente) con un socio privato al 45% è a buon punto. Ma proprio mentre stanno per arrivare le offerte di quattro colossi interessati a garantire il servizio a quasi 1,3 milioni di abitanti di quattro province (Massa, Lucca, Pisa e Livorno), Nogarin si prepara a far saltare l’operazione. Ricorso contro il piano straordinario dei rifiuti su cui si basa la gara da 6 miliardi e annuncio choc: «A Livorno non realizzeremo mai la terza linea dell’inceneritore. Anzi, qualche giorno prima della fine della legislatura spegneremo anche le due linee oggi in funzione».
Sindaco Nogarin, lei difende la gestione pubblica dei rifiuti, ma Aamps, la società del Comune di Livorno, è in perdita.
«Aamps eredita 20 milioni di perdite dalle gestioni del Pd e inefficienze tipiche delle società partecipate le cui nomine sono uno dei presupposti di quel partito. Perciò rispedisco a Filippeschi le accuse di cattiva gestione».
Comunque lei vuole la gestione pubblica del servizio.
«Di più: ciascun Comune dell’Ato Costa deve mantenere la propria società pubblica dei rifiuti. Dove questo non è accaduto, non ci sono stati miglioramenti dal punto di vista ambientale e si sono registrati peggioramenti tariffari».
Filippeschi sostiene il contrario.
«Viene da chiedersi perché il sindaco di Pisa sia così tanto innamorato del socio privato, dal momento che non c’è bisogno nell’Ato Costa di investire in impianti per smaltire i rifiuti. Di solito, l’ingresso di partner privati in una società di servizi si giustifica con l’apporto di capitali per investimenti in infrastrutture, ma se non servono il percorso indicato da Regione e Pd ci sembra nascondere interessi loschi».
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Interessi loschi in che senso?
«Nel senso che sono nascosti. Nel piano straordinario dei rifiuti non si parla mai di ambiente ed è insolito perché le società gestiscono servizi ambientali. Poi, la gara subisce un’accelerazione quando a governare Livorno arriva Nogarin, sindaco di M5S che si oppone alla società unica, al partner privato e al piano straordinario dei rifiuti approvato il 6 luglio. Da quel giorno vari Comuni (Massa, Carrara, Viareggio) sollecitano Filippeschi, presidente della conferenza dei sindaci, a convocare una riunione coi sindaci dell’Ato sud».
Perché ?
«Perché stanno vivendo un disastro annunciato con la gestione dei rifiuti affidata alla società unica Sei. Dal confronto emergerebbe questo disastro, ma il direttore di Ato Costa e Filippeschi si oppongono. In compenso Filippeschi accusa Livorno di scaricare sulle tasche dei cittadini i disastri della gestione pubblica di Aamps. È un’accusa disonesta perché è il Pd che ha scaricato sui cittadini il disastro combinato in passato. Noi opponendoci alla società unica e mista al 45% cerchiamo di evitare il ripetersi di certi errori».
Però, in base alla gara in corso l’ingresso del privato dovrebbe apportare capitali alla società unica con l’acquisto delle quote.
«Quando mai è accaduto questo? Quando i privati sono entrati nella gestione dell’acqua in Asa? O nella gestione dei trasporti in Ctt? Chi insiste con questo concetto o è duro o ha interessi da difendere che ci deve spiegare».
Nega, quindi, che il socio privato porti soldi?
«Un privato non ha mai rischio di impresa, non fallisce mai gestendo un servizio pubblico: se ci rimette, alza la tariffa e scarica i costi sui cittadini».
I Comuni però hanno la maggioranza della spa unica e controllano la tariffa.
«La tariffa non la stabiliscono i Comuni. Inoltre, l’Ato non ci ha comunicato il piano industriale. Al contrario, abbiamo esempi di gestioni pubbliche virtuose e meno costose per il cittadino».
Perché la gestione pubblica è meno costosa?
«Perché se arriva il privato, non solo i cittadini devono pagare i debiti delle società pubbliche (come Aamps) prodotti dal Pd, ma devono anche pagare la quota di profitto che il socio pretende. I debiti non spariscono con l’arrivo dei privati».
Non spariscono neppure con la gestione pubblica affidata al Comune.
«Il Comune, però, ha una bozza di piano industriale che prevede di non ricorrere più ai mutui per ripianare i deficit».
Come?
«Con economie di scala, raccolta spinta porta a porta che facilita il riuso dei materiali e la riduzione di produzione dei rifiuti. Il contrario dell’obiettivo del privato».
Perché qual è l’obiettivo del socio privato?
«Aumentare la produzione dei rifiuti per guadagnare di più con lo smaltimento: è singolare che si voglia andare contro le direttive europee nella gestione di un servizio ambientale».
Ma il Comune di Livorno potrebbe essere costretto ad adeguarsi.
«Mai. Dovranno venire con i carri armati a imporci la gestione privata. A imporla contro la volontà dei cittadini».
Però l’assessore all’ambiente e il presidente di Aamps si sono espressi a favore della politica di Ato Costa.
«Non è vero. A un certo punto abbiamo dato una disponibilità a effettuare gare pubbliche di area vasta per l’acquisto di beni, in modo da garantire economie di scala all’interno di una gestione pubblica del servizio. Ciascun Comune con la propria società, ma acquisti, ad esempio, di furgoni con gara unica. Nulla di più. E, comunque, assessore e dirigente sono entrambi nominati da me: questo fa una enorme differenza. Io sono il sindaco, la mia parola è sempre l’ultima: rappresento i cittadini con i quali ho preso un impegno di mandato e lo voglio onorare».
L’ha preso anche rispetto all’inceneritore: spegnerlo.
«Infatti. Non solo non realizzeremo la terza linea, ma spegneremo anche le altre due. Filippeschi è bene che racconti ai propri cittadini il disastro ambientale di Ospedaletto. Poi si metta in testa che non può venire a Livorno a costruire impianti per incenerire i rifiuti di Pisa. Se li bruci a casa sua. Noi, infatti, spegneremo anche le prime due linee dell’inceneritore pochi giorni prima della fine del mandato».
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