Il Tirreno

Livorno

Altre mille famiglie restano senza sussidi

di Giulio Corsi
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Strazzullo (Cgil): gli effetti dell’accordo per Livorno si vedranno dal 2017, in questo tempo il governo allunghi gli ammortizzatori

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LIVORNO. Dalla scorsa estate per 80 ex lavoratori della Mtm, l’azienda specializzata nel montaggio degli impianti a metano sulle auto, è terminata l’indennità di mobilità. Significa che anche quel minimo di supporto economico che ricevevano dallo Stato è sparito e il loro reddito da allora è pari a zero.

Lo stesso è accaduto per 15 ex dipendenti del concessionario Baroncini veicoli commerciali, e per 50 ex della Smi, la Società montaggi industriali di via Lamarmora, anch’essa specializzata nell’installazione di impianti a gas sulle autovetture.

Tutti costoro oggi sono a reddito zero, tutti oggi sono ancora senza lavoro: 145 famiglie, il cui numero nel giro dei prossimi sei mesi triplicherà.

A dicembre finiranno nel girone infernale dei “senza-reddito” 160 dei 450 ex lavoratori Trw: ad essere penalizzati primi saranno i più giovani, gli under 40, che hanno diritto ad una mobilità più breve. A cavallo tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo la stessa sorte toccherà a 50 ex Delphi, gli ultimi che ancora si trovano in mobilità dopo 8 anni di cassa integrazione, e poi a 30 ex Cil, le Ceramiche industriali di via Filzi.

Il totale, fino a marzo 2016, fa 240, che sommati ai 145 dell’ultima estate fa 385, quasi tutti provenienti dalla categoria metalmeccanici, più nello specifico dal settore automotive.

Fino ad oggi queste persone avevano un reddito medio netto di 850 euro, quanto bastava forse per pagarsi il mutuo e riempire due carrelli al supermercato. Ma adesso anche quei soldi non ci sono più e loro sono entrati dalla porta principale nel disperato mondo dei nuovi poveri.

Non finisce qui, perché ci sono le altre categorie, a partire da quella dell’edilizia - un settore assai più difficile da monitorare - che in città nei prossimi mesi conterà un centinaio di lavoratori di aziende strutturate che rimarranno senza indennità di mobilità. E poi ci sono gli ex dell’Agenzia Espressi, 12 persone che vedranno terminare la Naspi nel giro del 2016, e non bisogna dimenticare i 160 di People Care non riassunti da Comdata, il cui sussidio Naspi (già minimo visto che si trattava per la maggiorparte di lavoratori part time) diminuirà progressivamente nei prossimi mesi (ma durerà comunque ancora un po’).

E poi c’è il mondo del commercio, e quello degli appalti. In tutto - secondo uno studio della Cgil che ha fornito questi dati al Tirreno - siamo attorno alle mille persone che tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo perderanno ogni sostegno, ogni entrata, in sintesi non avranno i soldi neanche per comprare il pane.

«Un quadro drammatico», commenta il segretario generale della Camera del Lavoro, Maurizio Strazzullo: «Siamo seduti su una bomba ad orologeria».

La bomba è pronta ad esplodere. «Le storie che viviamo quotidianamente sono di giovani famiglie che lasciano la casa e rientrano dai genitori perché non ce la fanno a pagare il mutuo - continua Strazzullo -. Ma se finora la tenuta sociale ha retto proprio grazie al sostegno nelle famiglie da parte dei pensionati, anche questo elemento si sta riducendo e non è un caso l’aumentare vertiginoso della formula della “nuda proprietà”, che rappresenta un gesto estremo, talvolta disperato: il dar via la casa, il sacrificio di una vita, d’accordo con i figli, per poter campare. Tutto questo è ciò che sta accadendo in questi mesi a Livorno, una situazione che nei prossimi mesi peggiorerà drasticamente».

La pioggia di milioni non basta. La pioggia di milioni che cadrà sulla città grazie all’accordo per Livorno rappresenta una luce in fondo al tunnel, ma di strada c’è da farne tanta per arrivare a vederla. E’ su questo aspetto che Strazzullo punta il radar, chiamando a raccolta tutte le istituzioni del territorio, le organizzazioni sindacali e datoriali. «Alcune cose sono state fatte, il riconoscimento di area di crisi, l’accordo di programma aprono una speranza per il possibile rilancio economico», dice. Ma poi pone una serie di domande: «I segnali positivi che arrivano dalle banchine sul fronte dei traffici sono importanti? Sì, ma non soddisfacenti per rispondere alle esigenze che arrivano oggi dal territorio. Lo stesso vale per l’attenzione sul porto, gli investimenti sulla logistica: è per questo che guardiamo con attenzione al cronoprogramma per gli investimenti, per il quale chiediamo fin da subito che ci sia una premialità per le imprese che assumeranno persone del territorio. Ma si va in là nel tempo. Sapete quando inizieranno i lavori in porto? Nel 2017 ad andare bene»

Servono aree industriali a costi competitivi. «Ci aspettano tre mesi importanti - continua Strazzullo -, in cui le istituzioni dovranno mettere in condizione Invitalia di preparare un pacchetto attrattivo importante per il territorio. Andranno messe a disposizione aree industriali a costi competitivi, in aggiunta agli incentivi regionali e del governo. Ma tutto ciò non risolverà i problemi subito. Se il bando per la reindustrializzazione sarà pubblicato ad aprile 2016 quando si comincerà a lavorare davvero? Nel 2017 ad andare bene».

Un ponte per il 2017. Ecco, serve una soluzione per tamponare questo lasso di tempo che divide i grandi lavori pubblici della Darsena Europa e i progetti per la reindustrializzazione, dall’oggi, da questo fine d’anno disperato in cui altre mille famiglie perderanno il reddito. «Come ce li portiamo i lavoratori al 2017, ad agganciare il lavoro che verrà?», è il grande quesito che pone il segretario della Cgil.

Allungare gli ammortizzatori sociali. Strazzullo non ha dubbi: la prima soluzione è allungare gli ammortizzatori sociali. «Al tavolo del prefetto non c’è stato un soggetto che non abbia sostenuto la necessità di allungare i sussidi. Ma dalle parole bisogna passare ai fatti: basta con le pacche sulle spalle, è ora di agire affinché il governo si muova per questo». A chi si riferisce Strazzullo? «La città deve far sentire la sua voce a Roma all’unisono. I primi devono essere i parlamentari livornesi, di qualunque colore. Noi sosterremo con forza questa necessità, devono farlo tutti, gli enti locali, la Regione».

Negli appalti favorire le imprese del territorio. Ammortizzatori, ma soprattutto lavoro. «Allungare i sussidi è la necessità immediata per non far esplodere la situazione, ma noi cerchiamo lavoro non ammortizzatori - specifica Strazzullo -. Non a caso chiediamo alle istituzioni di liberare gli investimenti possibili con le pochissimi risorse che ci sono».

Secondo il segretario della Cgil serve immediatamente un accordo sugli appalti: «A Livorno non c’è e invece è fondamentale. Attenzione - sottolinea - non significa indicare chi deve vincere. Significa creare le condizioni negli appalti pubblici perché si tuteli l’occupazione attraverso la clausola sociale e il mantenimento dei contratti di riferimento. E poi che si preveda una premialità per le imprese del territoio. Sono cose già fatte, niente di nuovo».

Il messaggio in questo caso è rivolto al Comune di Livorno: «Da un anno chiediamo senza successo al Comune di aprire un confronto su questo tema con le organizzazioni sindacali e datoriali da un anno. Se il sindaco riconosce che questa situazione è gravissima, che si muova. Livorno deve fare massa critica importante, per essere appetibile per le imprese e ricettiva per il governo e la Regione. Non basta incontrare i lavoratori e dire di essere solidale, servono i fatti».

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