Toscana
Questo papa star che fa notizia a prescindere
La malattia del Papa tra dubbi e riflessioni. Il direttore del Post Luca Sofri: «La grande segretezza favorisce le invenzioni». «C’è la tentazione di fare il colpo ma questa, se fosse una bufala, sarebbe strana»
- Intervista a Luca Sofri, giornalista e scrittore, direttore del Post, è autore del libro Notizie che non lo erano (Rizzoli editore, 247 pagine, 16 euro) che raccoglie le più interessanti notizie false per riflettere sulle dinamiche del mondo dell'informazione.
Il tamtam in pochi minuti è rimbalzato in tutto il mondo: il Papa è malato. La notizia ha preso il volo, ma non si sa quanto grandi siano le ali: potrebbe essere una bufala. Luca Sofri, giornalista e scrittore, è un esperto di patacche giornalistiche. Lui le ha raccolte in anni di studi e ricerche, e di verifiche sull'assoluta non genuinità. Ne è nato “Notizie che non lo erano” (Rizzoli), pamphlet serissimo e divertente su una delle piaghe dell'informazione nel terzo millennio.
Cosa ha pensato quando ha letto la notizia del Papa malato?
«Ho sempre un approccio diffidente su questo genere di notizie, ma questa per molti versi sarebbe una bufala strana, e il meccanismo da cui ha avuto origine insolito. In altre situazioni c'è qualcuno che si inventa la notizia, o c'è un interesse a diffonderla. Qui mi chiedo cosa potrebbe aver tratto in inganno chi ha deciso di diffonderla tanto da trascurare i rischi legati a un eventuale errore di questa portata».
Nel suo libro lei evoca lo spettro del “buco” giornalistico, la paura che altre testate possano bruciarti sul tempo.
«Qui casomai avrebbe giocato il suo contrario, la tentazione dello scoop. Ma per quanto forte questa possa essere stata, mi risulta difficile pensare che sia stata sufficiente a superare quella diffidenza che ti fa cercare di essere almeno abbastanza sicuro della genuinità di una notizia, tanto più se destinata ad avere un'eco mondiale. Non stiamo parlando di ingenui, ma di giornalisti abituati a non esporsi senza una considerevole sicurezza. Di solito chi sceglie di pubblicare una bufala anche in cattiva fede sa che con qualche acrobazia riuscirà a passarla liscia, quindi sceglie di fare il suo gioco, se vale la candela. In questo caso chi ha scelto si sarebbe assunto un rischio davvero troppo elevato, è questo che mi lascia perplesso».
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.12304223:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2015/10/21/news/il-qn-il-papa-a-pisa-per-un-tumore-al-cervello-la-santa-sede-notizia-infondata-1.12304223]]Gli argomenti trattati sono fra quelli che si prestano ad essere oggetto di bufale?
«Certo. Alcuni contesti e alcune tematiche sono strutturalmente più a rischio. Uno di questi riguarda tutti quei luoghi e quei regimi che sono poco trasparenti, dai quali arrivano poche informazioni, che si chiamino Vaticano o Corea del nord. In questi casi le notizie false sono frequenti perché proprio la grande segretezza favorisce le invenzioni, un po' per coprire i vuoti, un po' perché nessuno poi smentisce».
Le notizie riguardanti questo Papa in particolare sembrano essere fra gli argomenti più sensibili…
«Questo Papa fa molta notizia e trascina grandi attenzioni da parte dei media, è un personaggio che funziona anche da un punto di vista spettacolare. Fra le false storie che riporto nel mio libro c'è ad esempio quella di Bergoglio che esce di notte di nascosto per andare a fare l'elemosina. Una storiella smentita dallo stesso Papa».
La presidente della Camera Laura Boldrini ha confermato la conclusione dei lavori su una sorta di “magna carta” dei diritti e doveri sul web. Cambierà qualcosa?
«Le leggi per la carta stampata ci sono da sempre, ma pochi le rispettano. Nel web sarà lo stesso. Non va dimenticato poi il momento molto difficile che stanno vivendo i giornali che accresce la tentazione di "sparare" cose grosse, facendo anche i conti con risorse minori che portano ad abbassare livelli di controllo e cautele. Cosa può migliorare la situazione? Che i giornali riacquistino la serenità rispetto al loro futuro. Non è facile».
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