Il Tirreno

Livorno

Pistola in pugno rapinano il Tuodì

di Riccardo Rimondi
Pistola in pugno rapinano il Tuodì

In due entrano nel supermercato chiuso passando dal magazzino e dopo aver puntato l’arma contro i cassieri fuggono con 2500 euro

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LIVORNO. «Siamo arrabbiati, più che spaventati o scioccati. Arrabbiati perché è la terza volta che ci rapinano». E’ l’ora di pranzo, l’ora del cambio turno al Tuodì di via Mastacchi. La paura ha lasciato il posto alla rabbia. Quella di non poter lavorare tranquilli, perché c’è il rischio, a qualunque ora del giorno, di vedere qualcuno entrare con il casco in testa e una sciarpa al volto, avvicinarsi alla cassa e puntarti una pistola in faccia. In qualunque momento, anche quando il negozio è chiuso. Proprio come è accaduto ieri mattina nel supermercato all’angolo di piazza San Marco, neanche due mesi dopo l’ultimo precedente.

Mancavano dieci minuti all’apertura delle otto. I cassieri erano già al loro posto, pronti a battere i primi scontrini, in attesa che le porte si aprissero. Ma qualcuno è entrato senza aspettare il rintocco delle campane.

Due uomini sono passati dal retro, infilandosi nel magazzino. Poi sono apparsi nel negozio. Non erano clienti. Avevano un casco in testa e una sciarpa avvolta intorno al collo, per rendersi irriconoscibili alle telecamere.

Uno era armato, con una pistola. L’ha puntata addosso ai due cassieri. Gliel’ha sbattuta quasi in faccia, a pochi centimetri dal volto. Loro non hanno potuto far altro che aprire la cassa e consegnargli il denaro che c’era.

Dalle ricostruzioni della polizia sembra che i due fossero italiani, con accento campano. Impossibile scorgerne il volto. Si sono fatti dare i soldi di inizio giornata, utilizzati per fare i primi resti. In tutto si sono messi in tasca 2.500 euro. E se ne sono andati. Dileguandosi nel niente.

E così quando è arrivata la polizia, che nel frattempo era stata avvertita da un’altra dipendente che non era stata notata dai rapinatori, dei due delinquenti non c’era neanche l’ombra.

È stata l’addetta al pane, che in quel momento si trovava in un corridoio fuori dalla loro visuale, a dare l’allarme.

Senza farsi vedere la donna è arrivata all’uscita e ha avvertito una passante, che a sua volta ha chiamato la polizia, mentre i rapinatori erano all’interno del supermercato a riempire le tasche con monete e banconote.

Quando gli agenti della volante sono arrivati, però, era troppo tardi per catturarli: i due uomini si erano già dileguati a bordo di uno scooter, con la loro pistola e con un piccolo bottino da spartirsi.

Il supermercato ha aperto un paio di ore dopo, il tempo di fare effettuare alla polizia i rilievi.

L’aria è tesa, i commessi sono sotto choc. I responsabili del negozio danno l’ordine di non rilasciare dichiarazioni. Alla fine però i ragazzi, con gli occhi ancora terrorizzati, raccontano come ad un certo punto abbiano visto apparire i due uomini col casco in testa, uno con la pistola puntata. «Non potevamo far altro che dar loro i soldi», spiegano.

Attorno all’ora di pranzo la tensione si è smorzata. E alla paura è subentrata la rabbia. «Tre rapine sono tante, significa che qualcosa non funziona».

L’ultima alla catena Tuodì risale al 3 settembre, poco più di un mese fa. In quell’occasione era stato un uomo, sempre a volto coperto, a entrare, anche in quel caso, nel centro di piazza San Marco. Erano da poco passate le tre del pomeriggio e l’uomo, che parlava anche in quella volta con un forte accento campano, ha minacciato la cassiera con una pistola in pugno, facendosi consegnare un migliaio di euro.

Il 12 luglio due uomini erano entrati nel negozio in via Lulli, minacciando la cassiera di turno. A parte l’orario (in quel caso erano da poco passate le 14), si tratta del precedente più simile a quello di ieri: oltre all’accento napoletano e alla pistola, c’è anche il fatto che i due hanno agito in coppia e sono scappati in scooter. Sempre in via Lulli si è svolta la prima rapina del 2015, il 10 gennaio: due uomini, anche qui con un accento napoletano, sono entrati. Uno era armato di pistola e ha rubato l’incasso, l’altro è rimasto a fare il palo. Poi sono fuggiti, in questo caso a bordo di un’auto grigio scuro, forse in compagnia di un terzo complice.

Ieri il Tuodì di via Mastacchi ha subito la sua seconda rapina in meno di un mese. E a nulla è servito l’avvertimento all’ingresso: «Vietato entrare con il casco in testa». I rapinatori l’hanno fatto lo stesso, passando dal retro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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