Toscana
La Strega chiusa un mese, intervista al gestore: «Faccio ricorso»
Dopo il caos del fine settimana sospesa la licenza al locale per motivi di ordine pubblico. Il titolare si difende: io non c’entro, in questa zona servono più controlli di notte
LIVORNO. Non basta quel buttafuori piazzato là davanti, il sabato sera, a calmare gli animi. Ecco che l’ennesimo Far West urbano che travolge quella zona della Venezia - stretta tra via della Madonna, scali del Pesce e via dei Pescatori - obbliga ancora una volta il pub La Strega alla chiusura forzata per un mese. E’ la terza volta dal 2014 a oggi.
“Motivi di ordine pubblico”, dichiara il questore che sospende la licenza del locale per 30 giorni.
«Ho ricevuto questa notifica l’altra notte e farò sicuramente ricorso per cercare di sospendere questa decisione perché io non ho responsabilità: da un mese ho messo pure un addetto alla sicurezza per tenere calma la situazione fuori e cercare di lavorare con serenità», spiega Alessandro Giusto al timone del locale di quel triangolo rosso, troppo spesso nell'occhio del ciclone per risse, schiamazzi, vandalismi e una movida selvaggia che si porta dietro denunce dei residenti, petizioni, querele.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.12320725:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12320725:1652065285/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
«Anche noi firmiamo volentieri la petizione dei residenti per chiedere alle forze dell'ordine un maggior controllo notturno della zona, perché veramente ce n'è bisogno, nell'interesse sia del nostro lavoro che degli abitanti». E' lui, che da 2 anni ha aperto l'attività, a raccontare quello che ha visto nella notte tra sabato e domenica. «Sabato notte è venuto al locale questo gruppo di giovani tra i 18 e i 20 anni - riavvolge il frame - ho visto subito che erano parecchio ubriachi ed ho detto al buttafuori di fare uscire questi ragazzi: si vedeva che erano alticci e in cerca di rogne». Il gruppo viene invitato fuori: sembra che si sia allontanato. Poi la sorpresa: «Il buttafuori mi dice che questi balordi erano tornati e stavano facendo un gran marasma, allora gli ho detto di chiamare la polizia che dopo è arrivata, ma ha trovato tutto tranquillo. I ragazzi vedendo le volanti si sono calmati, per poi tornarsi a scatenare».
La reazione di uno dei residenti che, ad un certo punto della notte, lancia dal terrazzo che si affaccia sugli scali del Pescatore due secchiate d'acqua, non passa inosservata. «Col secondo lancio è stato tirato anche il contenitore che ha sfondato una macchina: se prendeva qualcuno in testa lo ammazzava», continua Lorenzo Lomi, uno dei "frequentatori pacifici" del locale che difende il pub e la sua gestione. Il 25enne conferma che dopo i lanci dell'acqua si scatena l'inferno lungo quei metri d'asfalto «con petardi, sassi, bottiglie sul terrazzo da dove erano arrivate le secchiate». Sia Lomi che Giusto parlano del portone sfondato del palazzo al numero civico 50 di via della Madonna. «Fino quasi alle 3 del mattino era ancora intatto». Giusto ci tiene a sottolineare che lavorare serenamente è anche nel suo interesse. «Pago 80 euro ogni sabato per il buttafuori e sto lavorando con un braccio rotto perché non posso permettermi un dipendente: questo la dice lunga su quanto anche io voglia creare un ambiente di lavoro tranquillo». E chiude, con una parentesi sulla pulizia: «Io servo solo bicchieri di plastica, tutto ciò che è vetro, viene comperato nei supermercati e bevuto qui davanti. Io ogni sera ripulisco la spalletta, il marciapiede e lo scalandrone dalla sporcizia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
