Il Tirreno

Livorno

Un altro mutuo per salvare l’Aamps

di Giulio Corsi
Un altro mutuo per salvare l’Aamps

Nogarin assicura: «Non abbandono l’azienda». Ma servono otto milioni che nelle casse di palazzo civico non ci sono

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LIVORNO. «Il Comune non ha alcuna intenzione di abbandonare l’Aamps». Filippo Nogarin approfitta dell’incontro con i giornalisti convocato per illustrare il ricorso che palazzo civico ha presentato contro l'Ato Costa, per rassicurare i lavoratori di via dell’Artigianato e i sindacati, rimasti scioccati dalle parole dell’assessore al bilancio Lemmetti che durante un intervento in commissione, venerdì scorso, aveva detto un no secco all’ipotesi di iniettare ulteriori capitali nelle casse dell’azienda dei rifiuti.

Il sindaco non smentisce Lemmetti e sottolinea come le parole dell’assessore al bilancio vadano tranquillamente d’accordo con le garanzie sulla continuità aziendale di Aamps che l’assessore Martini aveva dato giovedì sera al prefetto Costantino. «Non c’è nessun contrasto tra l’assessore Martini e l’assessore Lemmetti», puntualizza.

Ma davanti all’obiezione dei giornalisti sulla necessità di Aamps di avere a brevissimo giro di posta otto milioni freschi per poter sopravvivere (oltre ai due già stanziati dalla giunta e oltre ai 9.8 previsti dal contratto di servizio), il sindaco ammette la volontà del Comune di «impostare un programma ed un progetto serio che consenta nel 2016 all'azienda di mantenere gli impegni derivanti dalla moratoria Rosi e dalle gestioni che negli anni 2008/2012 hanno fatto sì che si formasse quel monte crediti di 25 milioni che oggi noi ci troviamo a dover risolvere unitamente ad un nuovo percorso di rilancio del Piano industriale».

Il fatto è che la situazione finanziaria di Aamps non può aspettare il 2016: a quanto risulta al Tirreno infatti il 30 novembre l’azienda avrà terminato i 9.8 milioni che saranno pagati in questi giorni dal Comune per la quarta e ultima rata del contratto di servizio, e a quel punto ne serviranno altri 10 per arrivare al 31 gennaio 2016 rispettando i pagamenti con fornitori e dipendenti. Due il Comune li ha già messi, gli altri otto dovranno esser trovati.

Senza quei soldi infatti, Aamps soffocherà e i suoi libri contabili finiranno in tribunale. Non nel 2016, ma prima di Natale.

Un’urgenza esplicitata, giovedì sera, anche dal presidente del collegio dei revisori dei conti Carpano durante l’incontro col prefetto, davanti alla platea in cui erano presenti anche i sindacati, i vertici dell’azienda e per l’amministrazione l’assessore Martini.

Il quadro è ben noto anche al sindaco e infatti Nogarin, pur non confermando le cifre, ha ribadito a più riprese, ieri mattina, la volontà di garantire la continuità aziendale ad Aamps e dunque di risolvere questo problema finanziario. Come? «Non necessariamente con un trasferimento da palazzo civico, perché non abbiamo una cassa illimitata», ha risposto, confermando in qualche modo le parole di Lemmetti, ma non smentendo allo stesso tempo la Martini.

E allora, qual è la strada alternativa? «Potrebbe essere la finanza», ha risposto Nogarin. Attraverso l’ennesimo mutuo? «E’ una delle soluzioni sul tappeto», ha risposto il sindaco. E le altre? «Potremmo pensare anche al conferimento di beni o ad una cessione di crediti».

Ma è chiaro che l’ipotesi del finanziamento - che noi scriviamo da cinque mesi - potrebbe essere l’unica strada percorribile .

Con tre enormi punti interrogativi, però. Il primo riguarda i tempi, che sono strettissimi, visto che il 30 novembre è alle porte e da quel momento Aamps sarà nuovamente al verde o quasi. Il secondo riguarda la solvibilità di Aamps e dunque la disponibilità delle banche a farle credito: fino all’anno scorso era il top-rating di palazzo civico a rappresentare la garanzia per via dell’Artigianato, ma nella concessione dei prestiti pesava anche il capitale sociale di Aamps (16 milioni) che adesso invece, con l’approvazione del bilancio, si ridurrà di due terzi. E soprattutto, nel frattempo, il quadro non idilliaco dell’azienda, esploso nell’ultimo anno, potrebbe aver messo sul “chi va là” gli istituti di credito.

Il terzo interrogativo è di carattere più generale: è la strada giusta aprire l’ennesimo mutuo (il terzo in essere) per far fronte al mare di debiti pregressi? O è soltanto il modo per rinviare il problema, peggiorando ulteriormente i conti di Aamps, alzando il monte interessi da restituire e in sostanza diventando un aggravio più che un aiuto?

Proprio questo dubbio potrebbe alla fine spingere Nogarin a battere, alla fin fine, un’altra strada, più irta per il Comune ma più salutare per la sua azienda: quella del prestito-ponte da cinque milioni da parte del Comune, di cui da tempo si parla, finito ogni volta nel dimenticatoio.

@giucorsi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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