Gioco
I vertici di Elia: «Per noi Livorno è una zavorra» E i lavoratori proclamano lo sciopero a oltranza
Livorno, l’assemblea si rifiuta di partecipare al tavolo nazionale: «Se l’azienda vuole trattare, venga a farlo qui». Migliaia di auto bloccate nei piazzali e in banchina, fermato il tentativo di reimbarcarle per Civitavecchia. Tensione alle stelle, la proprietà continua a minacciare di andarsene, settimo giorno di protesta. La Regione
convoca l’azienda
LIVORNO. «A Livorno non ci sono alternative alla terziarizzazione. L'attività dei depositi non solo in Italia, ma in tutto il mondo, è gestita da società esterne. Per noi era e sarebbe un fardello continuare così. Dunque ci si deve mettere l'animo in pace. Non a caso è proprio per colpa di queste zavorre di costi che abbiamo perso il contratto con la Nissan: Livorno è per noi una voragine di spesa costante, perdiamo una cifra significativa regolarmente». Le parole dell'amministratore delegato di Elia Ambrosetti, Roberto Volpato, sono pesanti come macigni e velenose come serpenti per i 65 lavoratori addetti alla movimentazione delle auto nuove, che ora rischiano il posto.
Il manager parla al sito specializzato Ship2shore e in trenta secondi di virgolette risce ad alzare l’asticella del conflitto a livelli impensabili fino a pochi giorni fa. Al punto che lunedì sera, al termine di un’assemblea infuocata, i lavoratori hanno votato il settimo giorno di sciopero (il quinto consecutivo) continuando la protesta anche martedì. E hanno deciso di non presentarsi al tavolo convocato per mercoledì a Torino con l’azienda per la vertenza nazionale.
«Se volete trattare, venite a farlo faccia a faccia con noi, a Livorno, a sciopero in corso», è in sintesi il messaggio che esce dall’assemblea dei dipendenti dell’Elia rivolto alla nuova proprietà.
E’ una presa di posizione durissima. Uno strappo da cui - ne sono consapevoli i lavoratori livornesi - sarà difficile tornare indietro. Perché in questo modo il caso dell’Elia Livorno si staccherà dal resto della vertenza nazionale. Ma d’altra parte, già nelle parole di Volpato e del nuovo proprietario dell’azienda Sergio Bertani, Livorno rappresentava una situazione a sé stante: «L'unica soluzione fattibile, nel caso di Livorno, è quella di creare una cooperativa cui affidare in outsourcing i servizi logistici di piazzale», ha affermato lo stesso Bertani nell’articolo di Ship2shore in cui - fuori dalle virgolette -, a proposito delle auto bloccate sui piazzali di via Firenze e sulle banchine livornesi, si parla di “vetture sequestrate, i cui legittimi proprietari rivendicano, a ragione, il possesso”. E poi si aggiunge che “verrà sostanzialmente cancellata dalla mappa portuale di Elia Ambrosetti la rissosa città labronica e che di certo una soluzione alternativa già individuata è quella di Savona, porto già bene attrezzato per il traffico di rotabili e che opera a regime coi servizi delle navi multipurpose di Grimaldi”.
Un azzardo dai toni insopportabilmente antisindacali del giornalista o un’imbeccata dell’azienda? Più probabile la seconda, visto che la stessa Elia Ambrosetti di fatto aveva già minacciato ai sindacati la ritirata da Livorno e il trasferimento del lavoro altrove, come Il Tirreno aveva riportato la scorsa settimana.
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Ma la guerra non si limita alle dichiarazioni. Perché la partita - oltreché sul piano industriale e sulla volontà di esternalizzare la movimentazione della auto scaricate dalle navi e destinate alle bisarche - adesso si gioca sulle migliaia di vetture ferme da una settimana, a causa dello sciopero, nei piazzali della Elia e a ridosso delle banchine.
Sono decine le concessionarie di mezza Italia che stanno protestando con l’azienda per i ritardi nella spedizione delle auto nuove, a loro volta incalzate dai proprietari. Ma soprattutto sono le grandi case automobilistiche ad alzare la voce. E’ il segnale che lo sciopero sta sortendo i suoi effetti. Che la protesta funziona.
«Non è un caso che domenica la Sintermar abbia provato a far uscire le auto dalle proprie banchine chiamando una cooperativa esterna, ma l’abbiamo subito bloccata», racconta Andrea Tonsa, della Fit Cisl.
«E un episodio simile - aggiunge -, di dimensioni ancora maggiori, si è verificato lunedì sera, quando sempre sulle banchine di Sintermar hanno tentato di imbarcare 1300 Ford che l’azienda voleva trasferire a Civitavecchia».
La partita, come si vede e come avevamo scritto, si intreccia sempre di più con il destino del porto. Anche per questo ieri mattina un gruppo di lavoratori è andato a protestare sotto la sede di palazzo Rosciano chiedendo un intervento del presidente Gallanti.
Intanto è intervenuto, lunedì, il consigliere del governatore Rossi per le questioni del lavoro, Gianfranco Simoncini, che in Regione ha incontrato i rappresentanti del Comune, della Provincia e i sindacati. Simoncini ha osservato come siamo di fronte ad una "crisi-non crisi" visto che l'azienda ha aumentato traffici e volumi di fatturato e ha annunciato che la Regione convocherà il management dell’Elia. Mentre l’assessore al lavoro del Comune Francesca Martini, ha ricordato che «nell'accordo di programma il comparto della logistica è considerato un settore strategico per creare occupazione».
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