Il Tirreno

Livorno

I vertici di Elia: «Per noi Livorno è una zavorra» E i lavoratori proclamano lo sciopero a oltranza

di Giulio Corsi
I lavoratori di Elia davanti a Port Authority
◗
I lavoratori di Elia davanti a Port Authority

Livorno, l’assemblea si rifiuta di partecipare al tavolo nazionale: «Se l’azienda vuole trattare, venga a farlo qui». Migliaia di auto bloccate nei piazzali e in banchina, fermato il tentativo di reimbarcarle per Civitavecchia. Tensione alle stelle, la proprietà continua a minacciare di andarsene, settimo giorno di protesta. La Regione
convoca l’azienda

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «A Livorno non ci sono alternative alla terziarizzazione. L'attività dei depositi non solo in Italia, ma in tutto il mondo, è gestita da società esterne. Per noi era e sarebbe un fardello continuare così. Dunque ci si deve mettere l'animo in pace. Non a caso è proprio per colpa di queste zavorre di costi che abbiamo perso il contratto con la Nissan: Livorno è per noi una voragine di spesa costante, perdiamo una cifra significativa regolarmente». Le parole dell'amministratore delegato di Elia Ambrosetti, Roberto Volpato, sono pesanti come macigni e velenose come serpenti per i 65 lavoratori addetti alla movimentazione delle auto nuove, che ora rischiano il posto.

Il manager parla al sito specializzato Ship2shore e in trenta secondi di virgolette risce ad alzare l’asticella del conflitto a livelli impensabili fino a pochi giorni fa. Al punto che lunedì sera, al termine di un’assemblea infuocata, i lavoratori hanno votato il settimo giorno di sciopero (il quinto consecutivo) continuando la protesta anche martedì. E hanno deciso di non presentarsi al tavolo convocato per mercoledì a Torino con l’azienda per la vertenza nazionale.

«Se volete trattare, venite a farlo faccia a faccia con noi, a Livorno, a sciopero in corso», è in sintesi il messaggio che esce dall’assemblea dei dipendenti dell’Elia rivolto alla nuova proprietà.

E’ una presa di posizione durissima. Uno strappo da cui - ne sono consapevoli i lavoratori livornesi - sarà difficile tornare indietro. Perché in questo modo il caso dell’Elia Livorno si staccherà dal resto della vertenza nazionale. Ma d’altra parte, già nelle parole di Volpato e del nuovo proprietario dell’azienda Sergio Bertani, Livorno rappresentava una situazione a sé stante: «L'unica soluzione fattibile, nel caso di Livorno, è quella di creare una cooperativa cui affidare in outsourcing i servizi logistici di piazzale», ha affermato lo stesso Bertani nell’articolo di Ship2shore in cui - fuori dalle virgolette -, a proposito delle auto bloccate sui piazzali di via Firenze e sulle banchine livornesi, si parla di “vetture sequestrate, i cui legittimi proprietari rivendicano, a ragione, il possesso”. E poi si aggiunge che “verrà sostanzialmente cancellata dalla mappa portuale di Elia Ambrosetti la rissosa città labronica e che di certo una soluzione alternativa già individuata è quella di Savona, porto già bene attrezzato per il traffico di rotabili e che opera a regime coi servizi delle navi multipurpose di Grimaldi”.

Un azzardo dai toni insopportabilmente antisindacali del giornalista o un’imbeccata dell’azienda? Più probabile la seconda, visto che la stessa Elia Ambrosetti di fatto aveva già minacciato ai sindacati la ritirata da Livorno e il trasferimento del lavoro altrove, come Il Tirreno aveva riportato la scorsa settimana.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12270285:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/10/15/news/elia-altri-cinque-giorni-di-sciopero-in-64-sempre-piu-a-rischio-1.12270285]]

Ma la guerra non si limita alle dichiarazioni. Perché la partita - oltreché sul piano industriale e sulla volontà di esternalizzare la movimentazione della auto scaricate dalle navi e destinate alle bisarche - adesso si gioca sulle migliaia di vetture ferme da una settimana, a causa dello sciopero, nei piazzali della Elia e a ridosso delle banchine.

Sono decine le concessionarie di mezza Italia che stanno protestando con l’azienda per i ritardi nella spedizione delle auto nuove, a loro volta incalzate dai proprietari. Ma soprattutto sono le grandi case automobilistiche ad alzare la voce. E’ il segnale che lo sciopero sta sortendo i suoi effetti. Che la protesta funziona.

«Non è un caso che domenica la Sintermar abbia provato a far uscire le auto dalle proprie banchine chiamando una cooperativa esterna, ma l’abbiamo subito bloccata», racconta Andrea Tonsa, della Fit Cisl.

«E un episodio simile - aggiunge -, di dimensioni ancora maggiori, si è verificato lunedì sera, quando sempre sulle banchine di Sintermar hanno tentato di imbarcare 1300 Ford che l’azienda voleva trasferire a Civitavecchia».

La partita, come si vede e come avevamo scritto, si intreccia sempre di più con il destino del porto. Anche per questo ieri mattina un gruppo di lavoratori è andato a protestare sotto la sede di palazzo Rosciano chiedendo un intervento del presidente Gallanti.

Intanto è intervenuto, lunedì, il consigliere del governatore Rossi per le questioni del lavoro, Gianfranco Simoncini, che in Regione ha incontrato i rappresentanti del Comune, della Provincia e i sindacati. Simoncini ha osservato come siamo di fronte ad una "crisi-non crisi" visto che l'azienda ha aumentato traffici e volumi di fatturato e ha annunciato che la Regione convocherà il management dell’Elia. Mentre l’assessore al lavoro del Comune Francesca Martini, ha ricordato che «nell'accordo di programma il comparto della logistica è considerato un settore strategico per creare occupazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web