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Caos movida in Venezia, è caccia al gruppo di vandali

di Federico Lazzotti
Caos movida in Venezia, è caccia al gruppo di vandali

Livorno, due indagini aperte da polizia e municipale per chiarire i vari episodi di violenza, acquisite le foto dei ragazzi che hanno lanciato sassi e bottiglie

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LIVORNO. È caccia al gruppo di vandali che nella notte tra sabato e domenica ha danneggiato alcune auto in sosta e distrutto l’atrio del palazzo al numero 50, sempre lungo via della Madonna, lanciando anche bottiglie e sassi verso il terrazzo del residente che poco prima aveva a sua volta gettato verso la strada due secchiate d’acqua, la seconda di queste finita sul tetto di una macchina.

Due le indagini aperte dalle forze dell’ordine per cercare di fare chiarezza su quanto avvenuto tra le 23 e le 4 del mattino in Venezia, di fronte al pub “La Strega”, da anni al centro di una battaglia tra clienti e abitanti per via «dei rumori molesti», delle presunte ritorsioni e del comportamento dei giovani che affollano la zona soprattutto nel fine settimana. Carlo Mari, il residente colpevole del danneggiamento dell’auto, ha già annunciato che risarcirà il proprietario riparando il danno: «Avevo perso le staffe - spiega - mi dispiace per quello che è successo, ma nella seconda occasione il secchio mi è scivolato di mano».

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Discorso diverso per tutti gli altri danni compiuti lungo la strada durante la rivolta di un gruppo di ragazzi e di cui è stato possibile fare la conta solo la mattina successiva. I responsabili, infatti, al momento non hanno né un nome e nemmeno un volto. Agli atti, infatti, sono finite solo alcune immagine scattate durante il caos. E chi ha potuto vedere queste foto parla di «una evidente difficoltà a riconoscere gli autori per via del buio e della distanza da cui sono state scattate le immagini». Di questa parte dell’indagine, che potrebbe avere un risvolto penale, si stanno occupando le volanti della polizia che dopo aver raccolto tutto il materiale passeranno molto probabilmente la palla alla squadra mobile.

Indagine amministrativa. L’altra faccia dei disordini avvenuti in Venezia riguarda la parte amministrativa. Intorno alle due del mattino di domenica, infatti, oltre a polizia e carabinieri, in via della Madonna è intervenuta anche una macchina della polizia municipale chiamata sempre dai residenti perché un’auto «bloccava la viabilità». È da questa segnalazione che la stessa polizia amministrativa ha informato il nucleo di polizia giudiziaria che adesso effettuerà accertamenti sul rispetto delle regole da parte del locale. Un nuovo capitolo che si apre a distanza di pochi mesi dalla multa che la stessa Municipale ha contestato al proprietario del pub che a sua volta ha impugnato la sanzione.

La richiesta dei residenti. Gli abitanti del quadrilatero che passa da via della Madonna, via dei Pescatori e scali del Pesce, nei giorni scorsi avevano fatto girare una ennesima petizione per chiedere un incontro urgente con le istituzioni cittadine per cercare di risolvere il problema della movida sotto casa. L’adesioni è stata praticamente totale. Centinaia di nomi e cognomi che il portavoce dei residenti, ha depositato direttamente in questura e in Comune all’attenzione di sindaco, presidente del consiglio comunale e capigruppo dei vari partiti. «Aspettiamo con fiducia una convocazione - raccontano - siamo al limite di ogni sopportazione e confidiamo nelle istituzioni, anche se fino a ora ci siamo sentiti abbandonati e ignorati».

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Convivenza difficile. Se da un punto di vista penale o amministrativo ognuno risponderà personalmente, se individuato dalle autorità, di ciò che ha fatto nella notte tra sabato e domenica, è ovvio che il problema più a lungo termine riguardi la convivenza tra il proprietario del locale che ha il diritto di fare impresa e i residenti che a loro volta vogliono poter vivere in sicurezza. Ecco perché l’obiettivo politico è quello di trovare un accordo che possa far coesistere le due realtà. Tentativi che già in passato sono stati fatti, ma con scarsi risultati. Raccontava lo stesso proprietario all’inizio di giugno dopo l’ennesimo scontro con gli abitanti.

«Quando due anni fa ho rilevato il locale ho cercato un dialogo per avvicinare le parti: io voglio lavorare e loro hanno diritto di dormire. Ma evidentemente la situazione era talmente compromessa che non c’è stata nemmeno la possibilità provarci». Poi una amara considerazione: «Credo che sia più facile attaccare un orso a un carretto e fargli trasportare decine di case di pesce». Magari stavolta è il momento di far sì che le cose impossibili diventino realtà, prima che la situazione degeneri ancora di più.

 

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