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Call center, rientrano in 40 e iniziano gli ultimi corsi
Ora l’organico è arrivato a 100 unità, altri venti tornano al lavoro il 2 novembre. A Roma una norma per gli appalti. Rossi: «Sarebbe stata utile ai People Care»
LIVORNO. Lunedì 19 ottobre: a varcare i cancelli del call center di Guasticce, non c’erano solo i sessanta lavoratori rientrati il 21 settembre. Con loro, hanno ripreso cuffie e microfono altre quaranta persone, che fanno parte della seconda tornata di riassunti da Comdata tra gli addetti lasciati a piedi da People Care. In questo modo, l’organico di coloro che al momento rispondono a chi, da tutta Italia, digita il 1240, è arrivato a cento persone. In realtà, a breve saranno 120: il due novembre, infatti, si aggiungeranno altri venti lavoratori, che hanno fatto il corso di preparazione insieme ai quaranta rientrati al lavoro il 19 ottobre.
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Oggi 20 ottobre infine, varcano i cancelli anche le ultime quaranta persone chiamate da Comdata per la riassunzione. Per loro è arrivato il momento di iniziare i corsi, che includono una parte “tradizionale” e una specifica sul lavoro che andranno a fare. Non si è ancora capito, infatti, di quale tipo di commessa si occuperanno: pare, ma non è certo, che si lavoreranno su servizi oubound, ma l’indiscrezione non è mai stata confermata dall’azienda, che mantiene il massimo riserbo.
«Abbiamo chiesto alla dirigenza di dirci il tipo di lavoro e il committente, ma non ci ha risposto», spiega Filippo Bellandi, rsu Cgil. Probabilmente da oggi se ne saprà di più, ma per il momento l’unica cosa certa è che per altre quaranta persone è finito un periodo di quattro mesi e mezzo senza lavoro.
Da novembre, quindi, l’organico dei lavoratori impiegati nella terza vita del call center di Guasticce (che prima si chiamò Telegate, poi People Care, poi Comdata) arriverà a toccare le 165 unità: i sessanta rientrati il 21 settembre, i quaranta di ieri, venti che ripartiranno il due novembre, altri quaranta che oggi iniziano i corsi e cinque team leader.
Nulla da fare, invece, per altre 150 persone che non hanno trovato ricollocazione e che, attualmente, usufruiscono ancora della Naspi. Per loro, la speranza al momento è che si possa trovare qualche spiraglio di riassunzione in futuro: «Vogliamo diventare un polo di eccellenza - assicura Bellandi-. In questo modo potremmo attrarre nuove commesse, che renderebbero necessarie altre riassunzioni». Ma per il momento si tratta solo di bei propositi.
Intanto, a Roma, la vertenza People Care ha fatto scuola. La Camera, infatti, ha approvato in commissione un emendamento al ddl appalti, che prevede la clausola sociale nei cambi di appalto per i call center. In base a questa clausola, nel caso di una successione di imprese in un contratto di appalto con lo stesso committente e la stessa attività di call center, il nuovo appaltatore dovrà mantenere gli stessi trattamenti economici e normativi presenti alla data del trasferimento. Detto in altre parole, dovrà salvaguardare reddito e occupazione dei suoi dipendenti.
Soddisfatto per questa norma, attualmente in discussione in aula, il presidente della Regione Enrico Rossi: «Forse, se fosse stata in vigore quando è iniziata la vicenda, questo avrebbe aiutato i tempi di risoluzione. I lavoratori dei call center sono stati tra i più colpiti dalla crisi di questi anni. L’emendamento pone fine a una pericolosa deriva».
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