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Tregua finita, Aamps verso lo sciopero
Livorno, Lemmetti smentisce le garanzie della Martini sulla ricapitalizzazione e i sindacati chiedono una convocazione urgente dal sindaco
LIVORNO. Giovedì 15 ottobre, ore 19 circa: l’assessore allo sviluppo economico Francesca Martini, al tavolo del prefetto con sindacati e vertici di Aamps, assicura che palazzo civico renderà «disponibili delle somme stanziate in bilancio che consentiranno all’azienda di proseguire l’attività fino alla fine del 2015».
Venerdì 16 ottobre, ore 11: l’assessore al bilancio Gianni Lemmetti, dagli scranni della giunta durante la seconda commissione consiliare, spara un no secco alla ricapitalizzazione di Aamps. «Quando le società decidono che la ricapitalizzazione può essere l'unico strumento messo in campo dall'amministrazione per un piano di risanamento, io dico di no», è la sua posizione. Che chiarisce meglio nel corso della mattinata quando dice: «Il piano di risanamento non è un piano di rifinanziamento dell’azienda, sono due cose diverse. Noi abbiamo l’obbligo di intraprendere ogni azione per il risanamento aziendale. C'è anche una parte legata alle risorse finanziarie, ma non c'è scritto che devo darne di più rispetto a quelle previste».
La contraddizione, a distanza di poco più di 12 ore, da parte di due importanti membri della giunta, sembra palese.
E non inganni il fatto che sia Lemmetti che Martini diano per scontato che le somme stanziate a bilancio - cioè i due milioni e 87mila euro di iniezione nelle casse di Aamps, già decise dalla giunta e dal consiglio comunale - saranno a breve girate all’azienda, così come la quarta tranche da 9.8 milioni prevista dal contratto di servizio.
E’ il concetto di continuità aziendale, che la Martini ha garantito davanti al prefetto, l’elemento contradditorio negli interventi dei due assessori. Perché i vertici di Aamps hanno più volte evidenziato come da qui a dicembre, di milioni ne servano una decina (oltre ai 9.8 dovuti per il servizio rifiuti), dunque otto in più dei 2 milioni e 87mila euro stanziati in bilancio, per permettere all’azienda di arrivare a fine anno pagando gli stipendi e i fornitori e rispettando il piano di rientro con i creditori.
Cosa farà l’amministrazione? Deciderà di sborsare anche quei soldi necessari alla sopravvivenza di Aamps, come ha garantito davanti al prefetto la Martini, che poi ha confermato, in una nota stampa, «che l'amministrazione intende continuare ad accompagnare l’azienda in questo necessario e impegnativo percorso di risanamento finanziario»? Oppure non darà un euro in più, come ha giurato Lemmetti?
Con questo amletico dubbio i sindacati e i lavoratori stanno affrontando il weekend. E per risolvere questo interrogativo domani chiederanno un incontro a Filippo Nogarin, pronti a far retromarcia immediata rispetto alla sospensione dello stato di agitazione decisa giovedì sera in prefettura e a proclamare sciopero.
«Questo balletto delle posizioni e delle cifre è diventato inaccettabile - attacca Giovanni Golino, segretario della funzione pubblica della Cgil -. Non è possibile sentire un assessore che garantisce l’approvazione del bilancio e la continuità aziendale e il giorno dopo un suo autorevole collega che la smentisce, dicendo esattamente il contrario».
«Se tra gli assessori non c'è unità di intenti, deve essere il sindaco a mettere la parola fine a questa storia e ufficializzare la posizione di palazzo civico - continua Golino -. Se così non sarà e il sindaco continuerà a non chiarire la sua posizione, lo stato di agitazione diventerà sciopero. Decideranno i lavoratori, ma la posizione della Cgil è questa. Attendiamo una convocazione in settimana e una risposta immediata».
Anche perché di tempo non ce n’è molto. La scadenza del 2 novembre per l’approvazione del bilancio non è infatti l’unico traguardo a cui deve arrivare Aamps. Dopo l’ok ai conti 2014 (che avverà ad andare bene 11 mesi dopo la chiusura dell’esercizio e quattro mesi dopo i termini massimi previsti dal codice civile), l’altra grande partita è, come dicevamo, quella della sopravvivenza aziendale. Per la quale serviranno i soliti 10 milioni che sentiamo ripetere da un anno, prima dalla voce di Fommei, poi da quella di Di Gennaro, e da qualche mese da quella di Iacomelli, cioè dai tre vertici che si sono succeduti in via dell’Artigianato.
«La Martini si è impegnata affinchè il 2 novembre si approvi il bilancio e va bene - continua Golino -. Ma ciò non può bastare, lo ha detto al tavolo del prefetto, in maniera molto chiara il presidente del collegio dei sindaci revisori Carpano: questa azienda ha necessità di iniezione di ulteriori capitali che le consentano di avere continuità aziendale, i due milioni stanziati dalla giunta non bastano, ne servono altri».
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