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Inchiesta sull’ex direttore dell’Asl 6, i sindacati: chiarezza sull’auto blu
Livorno, dopo la scoperta del fascicolo che riguarda Eugenio Porfido, vice commissario dell’azienda ospedaliera Fials e Cgil spiegano: siamo garantisti, ora non deve essere crocifisso
LIVORNO. «Sarebbe opportuno che l’ex direttore dell’Asl 6 facesse chiarezza sull’indagine che lo riguarda e nella quale è accusato di un uso indiscriminato dell’auto blu. Ma è anche vero che siamo ancora all’inizio dell’inchiesta dunque va garantita la presunzione di innocenza e per questo un indagato non deve essere crocifisso». In mezzo al silenzio di investigatori, istituzioni, a cominciare dalla Regione attuale datrice di lavoro di Eugenio Porfido, 59 anni, gli unici a parlare all’indomani della pubblicazione dell’indagine che riguarda l’attuale vice commissario dell’Asl 6 accusato di peculato, sono i sindacati.
Spiega Massimo Ferrucci del Fials: «Il fatto che l’ex direttore dell’Azienda non parli non è una novità: non lo ha fatto per due anni quando gli abbiamo chiesto conto di immobili e servizi». Frecciatina a parte, Ferrucci ricorda come Porfido «abbia intorno a sé diretti superiori e figure apicali avrebbero dovuto controllare ciò che faceva». In ogni caso il referente del Fials non sembra stupito dell’indagine.
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«Devo dive - va avanti - che mi lascia indifferente, anche perché inchieste simili, nel corso degli anni, non hanno portato a nulla o hanno dimostrato che le accuse non avevano alcun fondamento. Spero vivamente che accada anche stavolta. Così mi auguro sì che la magistratura faccia tutti gli approfondimenti necessari ma in questo momento non servono atteggiamenti moralisti ma un approccio garantista».
Guardando un po’ più avanti però si rivolge alla Regione: «Porfido è stato nominato vice commissario attraverso un contratto sottoscritto direttamente dal presidente della Regione Enrico Rossi, ora nulla vieta che lo stesso incarico possa anche essere revocato».
Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Rizzini, della Cgil. «Non approvo e non ho approvato il comportamento di Porfido e della sua direzione su tantissimi aspetti della gestione della sanità livornese, ma fino a prova contraria, ad oggi, è innocente e fino a che non ci saranno sentenze che eventualmente lo vedranno colpevole, non va crocifisso. Ecco perché non è attraverso questa inchiesta che prenderemo spunto per fare la guerra a Porfido».
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