Il Tirreno

Livorno

“Strappano” il muro con il carro attrezzi

di Riccardo Rimondi
“Strappano” il muro con il carro attrezzi

L’altra notte tre persone hanno divelto una parete della Carige per svuotare il bancomat, ma sono scappate a mani vuote

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LIVORNO. Sono arrivati in via dell’Artigianato nella notte tra martedì e mercoledì. E avevano già individuato la loro vittima: la filiale della Carige in via dell’Artigianato 56, nella zona del Picchianti.

Per l’occasione, erano venuti con un carro attrezzi , che hanno agganciato al bancomat. Poi, hanno messo in moto e hanno dato uno strappo che ha portato via l’intera parete. A quel punto, rimaneva solo da raccogliere i soldi dallo sportello automatico e scappare via. Ma il piano non è andato a buon fine.

I protagonisti del tentato furto, andato in scena poco dopo le tre e mezza, sono tre uomini, sulle cui identità ora stanno indagando i carabinieri.

È stata una pattuglia di Stagno la prima a interventire sul posto. È stata avvertita da qualcuno che ha sentito il rumore della parete strappata dall’edificio, che li ha chiamati. E i ladri, quando hanno capito che rischiavano di essere presi, sono scappati lasciando sul posto il denaro.

Non solo: hanno abbandonato anche il carro attrezzi, filandosela a piedi nella boscaglia. Senza soldi, certamente, ma anche senza essere bloccati dagli agenti.

Anche se alla fine il risultato della loro spedizione notturna è stato tutt’altro che lusinghiero: zero euro guadagnati, un carro attrezzi perso. Non proprio un successo memorabile.

Notevoli i danni alla banca, che si è ritrovata senza un portello completamente sradicato. Una scena fotografata anche dal consigliere regionale Francesco Gazzetti, che l’ha pubblicata su Facebook.

Non è la prima banca nella zona del Picchianti a finire nelle mire dei malintenzionati, di recente. Neanche due settimane fa, infatti, era stata la volta della filiale del credito cooperativo di Castagneto pochi civici più in là.

In quell’occasione, però, le cose erano andate diversamente. L’azione era stata una rapina a mano armata, condotta da due persone (uno impugnava una pistola) coperte da un passamontagna.

I due erano entrati da una finestra sul retro, quando la banca era chiusa ma il personale era ancora presente (erano le cinque del pomeriggio). Non era stato sparato neppure un colpo, “solo” la paura di vedersi puntare una pistola in faccia da un uomo col volto coperto.

In quelcaso, i malviventi avevano raggiunto il loro obiettivo: erano riusciti ad andarsene dopo aver raccolto 80 mila euro dalla cassa, che a quell’ora era già aperta, e aver rinchiuso i dipendenti in bagno.

Ancora diversa la dinamica di un altro colpo, messo a segno lo scorso 10 marzo. In quel caso, a entrare in banca e a minacciare i dipendenti era stata una donna di 50 anni, che brandiva una pistola giocattolo.

Che non si trattasse di una pistola vera lo si è capito solo dopo, quando si è risaliti all’autrice del tentativo, che aveva agito per disperazione.

Neanche quella volta il colpo era andato a buon fine: la donna era scappata, senza riuscire a portare con sé i soldi che cercava.

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