Il Tirreno

Livorno

Il piano per salvare Spil dimenticato in un cassetto da aprile

di Giulio Corsi
Il parcheggio Odeon ha segnato l'inizio della crisi di Spil
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Il parcheggio Odeon ha segnato l'inizio della crisi di Spil

Livorno, il presidente Guidotti: «Da 6 mesi aspettiamo una risposta del sindaco Nogarin alle nostre proposte, non è arrivato neanche un no»

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LIVORNO. «Sono stato chiamato con un mandato che era quello di risolvere i problemi di Spil, già gravi nel momento in cui ho accettato. Alla base del mio sì c’è stato un patto tra gentiluomini, fondato sull’impegno a supportarmi da parte di chi mi ha dato l’incarico, cioè del sindaco. Io la mia parte l’ho fatta, il cda pure: abbiamo presentato un piano di riequilibrio economico finanziario, propedeutico al rilancio dell’azienda. Era metà aprile. Da quel momento abbiamo sollecitato più volte l’azionista di maggioranza a prendere una posizione, ma non abbiamo mai avuto una risposta, neanche un no». Dall’altra parte della cornetta c’è Luciano Guidotti, il numero uno di Spil, sfiduciato con una serie di lettere dal sindaco Nogarin, ma ancora in sella alla guida della principale società partecipata di palazzo civico.

Cerca di evitare le polemiche, Guidotti. «Bisogna lavorare, perché la situazione è sempre più in affanno, ma percorsi per salvare l’azienda ce ne sono ancora», dice.

Però, davanti alla domanda sui motivi dello stallo di questa società - che il sindaco un anno fa diceva voler trasformare nel braccio armato del Comune per il rilancio della città, una sorta di Iri locale - il presidente non glissa. «Avrei accettato anche una risposta negativa rispetto alle nostre proposte, ma almeno ci saremmo messi attorno ad un tavolo per discutere e cercare soluzioni alternative - spiega Guidotti -. E invece niente. Non c’è stata alcuna disponibilità ad affrontare la situazione di Spil e discutere le nostre proposte, nonostante sia il cda che il collegio dei sindaci avessero più volte e chiaramente espresso preoccupazione in merito alla continuità aziendale. I mesi sono passati e la situazione si è trascinata nell’inerzia aggravando l’insieme delle cose. Se uno ha un problema e non l’affronta, è chiaro che esso peggiora».

Che cosa c’era dentro quel piano, Il Tirreno l’ha scritto nei giorni scorsi e ora Guidotti lo conferma. «L’azienda ha una forte tensione finanziaria, il nostro programma prevedeva che prima si arrivasse ad un riequilibrio e poi partissero gli investimenti. E infatti è un piano lungo 4 anni, dal 2015 al 2019, in cui è prevista la cessione di asset ma anche la vendita al Comune di una serie di beni, in particolare immobili a uso abitativo che potevano essere inseriti nel circuito Erp dell’emergenza abitativa e al tempo stesso rispondere alle necessità di riorganizzazione delle partecipate. Se i beni di Spil sono più utili all’emergenza abitativa, perché non inserirli in Casalp?».

«Attenzione - aggiunge Guidotti -, il percorso da noi indicato poteva essere rivisto, corretto, anche se non prevedeva alcuna richiesta immediata di denaro, né iniezione di soldi pubblici. Avremmo dato la disponibilità delle abitazioni subito, spalmando la cessione dal punto di vista finanziario su più esercizi, con una valutazione di periti, non nostra, dei valori degli immobili in questione».

Poi c’era anche il capitolo legato alle banche: «Nel piano è prevista la richiesta ai soci privati, cioé agli istituti di credito, di ristrutture il debito, valutando la situazione finanziaria di Spil», aggiunge Guidotti.

E adesso? Il presidente continua a credere nella missione di Spil: «Però se non c’è un assetto che permetta all’azienda di guardare negli occhi gli interlocutori economici che uno dovesse incontrare per arrivare alla mission, ma essa è solo preoccupata delle carenze finanziarie, ciò rappresenta un atto di debolezza su cui si fonda male qualunque accordo commerciale che uno voglia andare ad affrontare».

In merito alla sua posizione, Guidotti non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro, anzi chiama il sindaco ad assumersi le proprie responsabilità: «Davanti al silenzio dell’amministrazione sul piano industriale, io potrei anche alzare le mani e arrendermi. Ma i passi indietro si fanno quando si ha qualcosa da nascondere, dunque io non mi sento minimamente soggetto a doverlo fare. Quando un’azienda è in difficoltà, è normale che chieda supporto al socio. Il cda, conoscendo le difficoltà del Comune, l’ha fatto in un certo modo, senza pretendere liquidità, ma con proposte che non sono state degnate di attenzione. Davanti a risposte che dovevano venire ma che non sono arrivate, qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità».

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