Il Tirreno

Livorno

Elia, altri cinque giorni di sciopero: in 64 sempre più a rischio

di Giulio Corsi
Elia, altri cinque giorni di sciopero: in 64 sempre più a rischio

L’azienda minaccia di abbandonare Livorno, rotto il tavolo delle trattative

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LIVORNO. Sta precipitando la situazione della EliaAmbrosetti: martedì a Torino il tavolo sindacale si è rotto davanti alle proposte dell’azienda che i sindacati hanno ritenuto irricevibili e che si traducono - spiegano Cgil, Cisl e Uil - nel licenziamento di 64 addetti alla movimentazione delle auto. La risposta dei lavoratori è stata immediata e durissima. Da ieri mattina sono scattate altre 72 ore di sciopero che fino a venerdì sera terranno bloccate nei piazzali di via Firenze, ma anche sulle banchine del porto, migliaia di auto nuove destinate ai concessionari di mezza Italia. 

Con questo pacchetto i giorni di sciopero proclamati nell’ultimo mese sono arrivati a cinque. E saliranno a sette la prossima settimana, visto che altri due giorni di blocco delle attività probabilmente saranno annunciati per lunedì e martedì, stavolta dai sindacati nazionali. Ma il livello dello scontro rischia di peggiorare ancora, andando a gravare - ancor più di quel che sta accadendo in questi giorni - anche sui traffici portuali. Dal tavolo di Torino l’azienda è arrivata a «minacciare di chiudere Livorno e di spostarsi altrove», racconta Andrea Tonsa, della Fit Cisl. «E’ per questo che la prossima settimana saliremo a Palazzo Rosciano, per coinvolgere anche l’Autorità Portuale, perché il problema non riguarda più soltanto la Elia, ma il porto e tutta la città», continua il sindacalista della Cisl. 
E’ una vertenza che ha del paradossale: perché la dichiarazione di decine di esuberi in un’azienda che ha eccesso di lavoro, al punto da dover chiedere il supporto per movimentare le auto ad una cooperativa esterna, non sta in piedi.
E’ anche per rimarcare questa contraddizione che lunedì 19 i sindacati e le Rsu saranno in Regione dove incontreranno il governatore Rossi. «L’intervento della Regione è fondamentale - continua Tonsa -. In un momento in cui Livorno è stata dichiarata area di crisi complessa, possiamo permetterci che un operatore dichiari esuberi, licenziamenti, tagli e chiusura di un’azienda che ha lavoro in eccesso?».
Va detto che un mese fa, quando la vertenza è iniziata con la presentazione ai sindacati del piano industriale della Bertani Trasporti di Mantova - da agosto proprietaria della Eliaambrosetti - un accordo sembrava raggiungibile. Davanti alla volontà della Bertani di esternalizzare l’attività di movimentazione auto (che a Livorno coinvolge 64 lavoratori) i sindacati avevano detto no, ma avevano anche lasciato la porta aperta all’operazione in cambio però della garanzia della clausola sociale, cioé del mantenimento dei posti di lavoro e degli stipendi.
L’asticella dell’azienda però in queste settimane si è alzata. «Nell’ultimo incontro l’amministratore delegato Roberto Volpato ci ha proposto tre alternative, tutte inaccettabili - continua Tonsa -. La prima prevede ancora l’esternalizzazione ma senza alcuna garanzia. La seconda prevede la costituzione di una società da parte dei lavoratori, utilizzando il Tfr di ognuno, con una commessa di tre anni garantiti ma a tariffe di mercato, un suicidio collettivo più che una proposta. La terza opzione è restare interni all’azienda con una sperimentazione di tre mesi, ma con un taglio di 21 unità da subito e una decurtazione per chi resta del 25% dello stipendio, che scenderebbe da 1300 euro circa di media a 1000».
Davanti a queste proposte i sindacati hanno lasciato il tavolo e indetto assemblee in tutte le sedi dell’Eliambrosetti. E a Livorno, la più penalizzata, è ripresa immediatamente la lotta. «La sensazione è che non vogliano trattare, ma noi non cediamo di un centimetro: il lavoro c’è e non è accettabile che venga tagliato anche un solo lavoratore o un solo euro di salario», continua Tonsa.

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