Il Tirreno

Livorno

Dall’Antimafia a Livorno, Squillace Greco nuovo procuratore capo

di Federico Lazzotti
Dall’Antimafia a Livorno, Squillace Greco nuovo procuratore capo

Livorno, il Consiglio superiore della magistratura ha scelto l’ex sostituto procuratore distrettuale di Firenze per il dopo De Leo, battuto Crini

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LIVORNO. «Tenete la testa alta e non fatevi incantare dalla facilità, la vita è dura e la cosa più bella è scavalcare con le proprie gambe gli ostacoli». Sono passati oltre cinque anni da quando Ettore Squillace Greco, da giovedì 15 ottobre ufficialmente nuovo procuratore capo della Procura della Repubblica di Livorno, spiegava durante un convegno chi fosse e quale modello di giustizia avesse in mente. Allora faceva il procuratore distrettuale antimafia a Firenze. Domani - non prima di gennaio o addirittura febbraio - si insedierà in via Falcone e Borsellino per guidare la procura livornese prendendo il posto, dopo otto anni, di Francesco De Leo.

Squillace Greco, calabrese di origini e toscano per amore, ha vinto il ballottaggio al plenum del Consiglio superiore della magistratura con Alessandro Crini, l’altro candidato rimasto in lizza dopo la scrematura effettuata in estate dalla quinta commissione che si occupa della nomine e che ha portato da ventiquattro a due i nomi dei papabili: Squillace in questa corsa era il favorito e nella nomina non ci sono state sorprese.

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Descritto come un instancabile lavoratore, è arrivato in Toscana negli anni Duemila come sostituto procuratore a Prato. Di lui, nel primo periodo pratese dopo l’esperienza in Calabria si ricorda la scorta davanti all’ingresso del suo ufficio e le tre maxi inchieste sui falsi permessi di soggiorno dei cinesi. Da qui il trasferimento alla Dda dove ha lavorato negli ultimi anni soprattutto per quello che riguarda la lotta alla ’ndrangheta.

Nella sua ultima uscita pubblica, una decina di giorni fa, ha presentato a Firenze il libro “Sola con te in un futuro aprile" sull’attentato contro il giudice Palermo in cui morirono una mamma e due dei suoi tre figli, il suo concetto di legalità. «Che cos’è la legalità? - si è domandato - In America, nell’Ottocento, era legalità lo schiavismo. Nel 1938 in Italia era legalità escludere uno studente dalla scuola perché ebreo, erano legalità le leggi razziali. In Sud Africa fino a pochi anni fa era legalità escludere una persona da un ospedale, da una scuola, da un ufficio pubblico per il colore della sua pelle. La legalità è una scatola vuota, dipende dal contenuto. In Italia è stata riempita dalla nostra Costituzione, un insieme di regole che impediscono il sopruso, la violenza, la sopraffazione in danno dei più deboli e che tutelano la diversità».

Della sua vita privata lascia trapelare poco, ma una cosa non la nasconde: la passione per l’Inter. Arrivare nella città di Armando Picchi deve essere un buon segno.

 

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