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Piombino, tensione fra gli operai dopo il vertice di Roma
PIOMBINO. Un’assemblea dei lavoratori come un corpo unico, quello di un leone in gabbia stremato dalla fame. I sindacalisti come domatori. E’ un po’ l’immagine di quanto è avvenuto ieri alla...
PIOMBINO. Un’assemblea dei lavoratori come un corpo unico, quello di un leone in gabbia stremato dalla fame. I sindacalisti come domatori. E’ un po’ l’immagine di quanto è avvenuto ieri alla portineria ex Lucchini, nel piazzale interno. Un recinto con qualche centinaio di persone, uomini e donne, pochi in tuta da lavoro. Aria tesa, tesissima.
Solo verso la fine è stato ritrovato un equilibrio, una convergenza con la parte più calda degli operai. E’ stato quando in sostanza i rappresentanti della Fiom - più degli altri di Fim e Uilm, anche se a nome di tutti - si sono ritrovati su alcune posizioni espresse dalla cosiddetta minoranza sindacale. E la sintesi è stata un ultimatum all’azienda: il tempo delle promesse è finito, ora è il momento dei fatti, di verificare l’intenzione del gruppo algerino di far rinascere un’industria siderurgica e non solo di mettere una bandierina sul porto. E siccome Aferpi ha prodotto dati e scadenze, la prova che fa sul serio sarà per esempio l’assunzione (immediata) di nuovi lavoratori, tra quelli che sono rimasti fuori.
I timori dei lavoratori sono stati sintetizzati da Paolo Francini: «Finora abbiamo saputo che per realizzare gli investimenti ci vorranno 4-5 anni. Abbiamo saputo che lo stabilimento è stato regalato, che c’è un grosso problema per l’energia, che nessun passo avanti è stato fatto per le bonifiche e per i forni elettrici. Abbiamo saputo che il nuovo direttore generale Zambon si è dimesso, che non c’è ancora nulla sul fronte agroindustriale».
«E infine - ha aggiunto - Rebrab ha seri problemi in Algeria, cosa che mette in dubbio la disponibilità a trasferire denaro in Italia. E noi? Come possiamo restare 4 o 5 anni in cassa integrazione? Noi chiediamo un piano straordinario di sostegno economico ai lavoratori. E vogliamo dare un ultimatum all’azienda ma anche alle istituzioni: se i tempi non saranno rispettati nemmeno questa volta, vorrà dire che Cevital non fa per Piombino e il Governo dovrà intervenire. Ma non è vero che non abbiamo più armi. In consiglio comunale Daniele Pasquinelli del M5s ha fatto una proposta. Rebrab ha chiesto una concessione demaniale per 50 anni? Diamogliela un po’ per volta, man mano che andrà avanti con gli investimenti sul fronte siderurgico».
In parte il suo appello è stato accolto da Graziano Martinelli (rsu Fiom): «Per la prima volta l’azienda ha dato dei numeri ed è su quelli che noi e le istituzioni dobbiamo tenere ferma la barra. Il tempo è scaduto. C’è la sensazione che a Cevital interessi solo il porto? Bene, ora abbiamo il modo per scoprirlo. Siamo all’ultimo miglio. Non bisogna neanche aspettare dicembre».
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