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Operazione salva-corallo: i fondali di Calafuria liberati dalla rete killer - Guarda il video
La presenza di una rete lungo cento metri sui fondali di Calafuria aveva dato vita a una mobilitazione via Facebook. Capitaneria, Vigili del fuoco e Guardia di finanza sono intervenuti per liberare la zona e evitare danni al corallo
LIVORNO. Per salvare il corallo rosso nel mare di Calafuria, è stata rimossa una grossa rete da posta lunga oltre cento metri che stava creando molti problemi sui fondali in quel tratto di mare. Ci sono voluti 9 ore di immersioni, 15 operatori appartenenti alle componenti subacquee di Guardia costiera, vigili del fuoco e Guardia di finanza che si sono alternati nel complesso intervento, 3 mezzi nautici impiegati in appoggio per tutta la durata delle operazioni.
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Tutto è partito dalla segnalazione giunta il 23 giugno scorso alla Capitaneria livornese da parte di sub che hanno avvisato che sul fondo, nelle acque davanti a Calafuria, era presente una grossa rete abbandonata. Ancora tesa, dunque continuava a catturare pesci e risultava pericoloso per la sicurezza delle attività subacquee. La cosa non si era limitata a una segnalazione episodica di un singolo, anzi già dall'inizio dell'estate è partita una mobilitazione di appassionati sui social network: del resto, fin dal 5 giugno - come spiega Letizia Mattei - era stata creata la pagina Facebook "Salviamo il Corallo di Calafuria" per iniziativa del Gruppo Archeosub Labronico che fra i primi si era accorto della situazione. Ora quella pagina Fb ha superato i 1.300 membri.
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Nel mese di agosto – spiegano dal quartier generale della Capitaneria - a margine di un’attività di vigilanza ambientale presso l’area marina protetta delle Secche della Meloria, organizzata dalla Direzione marittima di Livorno, i sommozzatori del quinto Nucleo Subacquei Guardia costiera di Genova hanno svolto un primo sopralluogo: hanno fatto alcuni rilievi video-foto e hanno individuato la posizione esatta della rete.
“Probabilmente era lì da 2 o 3 anni”, dicono gli uomini della Capitaneria, ricordando che in quelle immersioni era stata “notata la presenza di rametti di corallo cresciuti nonostante la profondità relativamente scarsa, tra i 30 e i 40 metri, che rischiavano di rimanere soffocati”. E’ stato deciso di intervenire perché questa è una zona di particolare pregio, diventata – si sottolinea – “meta privilegiata per le immersioni dei subacquei locali e non solo, frequentatissima dai diving club”.
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Al tavolo tecnico in Capitaneria a Livorno il 30 settembre hanno partecipato i rappresentanti dei sub della Guardia costiera, dei Vigili del Fuoco e della Guardia di Finanza, oltre che dell’Arpat e della ditta Labromare (“ha fornito la propria disponibilità a titolo gratuito per le operazioni di smaltimento degli attrezzi da pesca recuperati, classificati come rifiuti speciali, vista l’impossibilità di risalire al proprietario”).
La direzione dell’intervento è stata affidata ai sommozzatori del V Nucleo Guardia costiera di Genova: è stata “eseguita con precisione certosina” e conclusa “con pieno successo” preservando il prezioso corallo rosso.
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