Il Tirreno

Livorno

«Mai pensato di uscire da Retiambiente»

di Giulio Corsi
«Mai pensato di uscire da Retiambiente»

Gordiani fa chiarezza sulla linea dell’amministrazione e spiazza il gruppo M5s. Grillotti: parole gravissime, avrei preferito non sentirle

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LIVORNO. «Il primo piano tecnico finanziario di Aamps sotto la gestione Di Gennaro-Fommei era un copia e incolla di quello precedente, superficiale e frettoloso, un documento di cui vergognarsi davanti al consiglio comunale. Non si parlava di riciclo, non si parlava di ciclo virtuoso della gestione dei rifiuti. E allora per cosa la raccogliamo la plastica e la carta?». L’assessore all’ambiente Giovanni Gordiani non si rifugia nel politichese, né si lancia in una difesa d’ufficio della prima Aamps di marca grillina.

Davanti alle domande della commissione d’indagine, Gordiani risponde con schiettezza e ammette tutte le difficoltà vissute dall’azienda nell’ultimo anno. «Sono stati persi almeno nove mesi a causa dell’incertezza che vivevano i vertici. L'incertezza fa non fare», dice Gordiani, riferendosi prima al clima di sfiducia che hanno vissuto Di Gennaro-Fommei e poi al periodo transitorio della gestione Marzovilla. «Quando uno si sente sulla strada di andarsene è difficile chiedergli di fare un documento bello, incentrato sul futuro».

Ma è sull’ingresso in RetiAmbiente che le parole dell’assessore spiazzano i consiglieri di maggioranza, che lo fissano impietriti, delusi, quasi scioccati, al punto da far commentare al capogruppo uscente Giuseppe Grillotti: «Avrei preferito non sentire le cose dette da Gordiani».

Perché l’assessore spiega la posizione dell’amministrazione, della giunta, del sindaco Nogarin su RetiAmbiente e ammette, candidamente, che «né io, nè il sindaco ci si è mai impuntati per uscire dalla società. Non c’è mai stata nelle nostre discussioni, anche in giunta, questo input, che invece da parte del gruppo si è materializzato in una serie di atti».

La ripete più volte questa frase, ed è un pugno in faccia per i consiglieri Cinque Stelle, che dell’uscita dalla maxi società dei rifiuti voluta dalla Regione, avevano fatto uno dei loro sogni politici.

Per loro è un tradimento, del mandato, ma anche del rapporto tra giunta e consiglio, che segna un’altra crepa nel mondo Cinque Stelle, e lo si capisce bene dall’intervento del capogruppo: «Queste parole sono di una gravità assoluta - continua Grillotti -, sentir dire che “nessuno di noi si è opposto, né io né il sindaco”. Mi chiedo se hanno valore gli atti votati in consiglio comunale o se esiste solo il valore assoluto di chi presiede quest'aula».

«Nelle linee programmatiche c’era l’uscita». «Vorrei ricordare - aggiunge il capogruppo M5s - che all'interno delle nostre linee programmatiche, l'indirizzo era di uscire da RetiAmbiente, perché si tratta di una società che per statuto è prevista a composizione mista pubblico-privato. In questi mesi abbiamo presentato numerose mozioni e tutte andavano nella stessa direzione: uscire dal percorso verso cui invece sembra siamo inevitabilmente proiettati. In più occasioni noi abbiamo proposto strade alternative: o far rimanere in house la gestione dei rifiuti urbani o uscire dal percorso di Retiambiente e dell’Ato Costa, chiedendo anche di presentare ricorsi al Tar, che riguardavano dubbi di costituzionalità sulla stessa Ato e su cui invece nessuno si è opposto, né lei né il sindaco».

«Vorrei capire se c'è stato un input dall'alto - ha continuato Grillotti - da parte del sindaco. E’ curioso che ci troviamo in questa condizione quando i consiglieri di maggioranza avevano impegnato la giunta e il sindaco a ben altro».

«RetiAmbiente pubblica». Ma non finisce qui. Gordiani spiega che l’obiettivo dell’amministrazione era e rimane quello di una RetiAmbiente completamente pubblica, ma in qualche modo finisce per scaricare tutta la responsabilità sul sindaco. «Il percorso di entrata in RetiAmbiente - spiega l’assessore - era avviato e alla fine è stato da noi attestato. Ci siamo andati passivi, non ci siamo opposti. Né io né, il sindaco, né chi abbia partecipato alle riunioni preparatorie, ognuno con le proprie sfumature riguardo a come RetiAmbiente dovesse essere. Dato che questo percorso dal punto di vista normativo e formale era corretto, nessuno di noi si è impuntato o ha pensato di farsi incatenare per intraprendere un'altra strada. Il nostro obiettivo casomai era ed è far sì che Aamps partecipi all’attività di RetiAmbiente e ci arrivi nel miglior modo possibile, come un’azienda sana, che conferisca le proprie risorse in una società auspicabilmente tutta pubblica».

«Ma il pressing politico doveva farlo il sindaco». Il consigliere M5s Daniele Esposito fa notare all’assessore che RetiAmbiente non potrà mai essere pubblica senza una modifica dello statuto. «Il cambio di statuto - spiega Gordiani - doveva avvenire a seguito dell’azione di convicimento dei comuni per una RetiAmbiente tutta pubblica. E il convincimento avviene attraverso un’azione politica e la dimostrazione che il tutto pubblico conviene».

Grillotti però replica ancora: «E' vero che gli statuti possono essere cambiati, ma vorrei ricordare all’assessore che difficilmente potrà essere cambiato perché dovrebbe trovare l'accordo di 102 comuni nella quasi totalità amministrati dal Pd. Comunque le chiedo: quali azioni sono state portate avanti per retiambiente pubblica, mi sembra non sia stato fatto niente».

E’ qui che la responsabilità ricade su Nogarin: «L’azione sugli altri sindaci doveva esser fatta all'interno delle conferenze dei sindaci, che sono stimolate dai sindaci, non dagli assessori», risponde Gordiani. Che poi è ancora più chiaro: «Chiedetelo al sindaco. Quel che è stato fatto sui rapporti tra sindaci per convenire che il tutto pubblico era più conveniente io non lo so, so solo che era un percorso individuato, iniziato con un consiglio direttivo a fine dicembre a cui partecipò il sindaco, da me confermato a gennaio. Quel passaggio doveva avere un percorso parallelo, politico, di interlocuzione con gli altri sindaci. Se è stato fatto o no, non lo so».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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