Gioco
È morto Falaschi fondatore di Doc dirigeva il Gran Duca
Aveva 54 anni, è stato ucciso un infarto in albergo a Rimini Il ricordo commosso dei colleghi: «Era un livornese vero»
LIVORNO. Credeva di avere uno strappo muscolare al petto, oppure qualche problema di digestione. Invece era un infarto, che l’ha ucciso di giovedì a mezzogiorno.
Fabio Falaschi, direttore del ristorante dell’Hotel Granduca, 54 anni, era a Rimini per il Sia Guest, la fiera dedicata all’ospitalità. Lui, che nell’ospitalità aveva lavorato per tanti anni, ancora ci metteva la stessa passione e lo stesso entusiasmo dei primi tempi.
Si era sentito male mercoledì sera, ma non aveva pensato che fosse qualcosa di grave. «Aveva pure rifiutato di andare in Pronto Soccorso» racconta commosso Giovanni Vignoli, che del Gran Duca è proprietario e che l’aveva assunto nel 2006, dopo la fine della sua prima avventura durante la quale aveva aperto Doc e Doc Mare.
Giovedì aveva deciso di stare in albergo per non stancarsi girando per gli stand della fiera. «Ma dopo venti minuti che ero uscito, mi hanno chiamato dall’hotel per dire che era arrivata l’ambulanza per fargli un massaggio cardiaco». Un intervento che non è bastato a salvarlo.
Falaschi lascia la moglie e tre figli. Lascia anche tanti colleghi con cui aveva stretto un legame molto che andava oltre al rapporto di lavoro. E il giorno dopo, tra il personale del Gran Duca, nessuno riesce ancora a crederci.
Non ci crede Vignoli, che di Falaschi era il datore di lavoro: «Qui gli erano tutti affezionati. Ci frequentavamo anche fuori dal lavoro, eravamo amici con le famiglie. Era molto simpatico anche con i clienti, sapeva mettere insieme gentilezza e confidenza senza mai esagerare. È una perdita terribile».
Non ci crede il portiere dell’albergo, Luca Amadori. Ne parla con la voce che un po’ trema, mentre risponde alle telefonate che arrivano in continuazione: chi chiede conferme, chi porta le sue condoglianze, chi non lo sa ancora e ne viene informato. «Perdo un amico, una persona straordinaria», sono le sue parole: «Era davvero un livornese di scoglio. Un lavoratore instancabile, non aveva paura di sporcarsi le mani in cucina nemmeno ora che era il direttore. Ogni tanto capitava di mandarsi a quel paese e poi, un’ora dopo, andare a bersi una cosa insieme».
Era diventato un cuoco famoso e rispettato grazie alla sua prima creatura: il Doc, l’enoteca di via Goldoni L’aveva aperto insieme a Marco Falleni nel 1989. E rapidamente quel locale era diventato noto anche fuori Livorno: per la qualità che proponeva, per i piatti mai banali e mai limitati alla sola tradizione, per l’impegno nel proporre qualcosa di unico nel panorama della ristorazione cittadina.
Frequentato da giovani e meno giovani, il Doc è stato per molti anni uno dei più importanti punti di riferimento della cucina livornese.
E il successo era stato talmente grande che, 14 anni dopo, Falaschi e Falleni si erano buttati in un’altra avventura: il Doc Mare, al camping Miramare ad Antignano. Era stato pensato come un’esperienza estiva, è andato avanti per anni aperto in tutte le stagioni.
Finché Falaschi non è venuto via e, nel 2006, è entrato al Gran Duca. «In quel periodo avevo bisogno di un direttore del ristorante - racconta ancora Vignoli - e lui si è presentato da me perché aveva bisogno di un lavoro. L’ho preso subito. Era fantastico. Ed era insostituibile».
Ieri e giovedì, il ristorante è stato chiuso per lutto. Riaprirà stasera. La salma non è ancora stata riportata a Livorno. I funerali si svolgeranno la prossima settimana.
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