Il Tirreno

Livorno

Conti in tasca alla Spil: "Siamo sull’orlo del baratro"

Mauro Zucchelli
Parcheggio ex Odeon: l'interno (Marzi Pentafoto)
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Parcheggio ex Odeon: l'interno (Marzi Pentafoto)

E' la società controllata dal Comune di Livorno ad ammetterlo nel bilancio 2014: lo dice la relazione del presidente e quella dei sindaci revisori. Il macigno degli oneri per costruire il parcheggio all'ex Odeon

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LIVORNO. Le parole dei sindaci revisori non sono un epitaffio sulla tomba della Spil ma quantomeno segnale d’allarme sì. Anzi, un segnalone: sarà felpata quanto si vuole la prosa delle relazioni di bilancio ma quella del collegio sindacale composto da Raffaele Dynys, Susanna Corsini e Lucio Zannella indica che c'è sui conti di Spil pesa «un'incertezza rilevante». Tale che «può far sorgere dubbi significativi sulla continuità aziendale della società».

Il motivo? La «situazione di squilibrio finanziario in cui versa la società (che presenta un margine di tesoreria negativo per 18,3 milioni di euro)». Eppure stiamo parlando di una società che, a dar retta alle cifre, non dovrebbe sentirsi travolta dagli eventi: fra terreni e fabbricati figurano tuttora in bilancio beni per 29,8 milioni di euro. Quel che serve per metterla al riparo, se non fosse che in larga parte si tratta di proprietà che hanno, come nel caso del parcheggio ex Odeon, costi altissimi (gli oneri dei debiti per realizzarlo) e al tempo stesso modesta redditività e altrettanto modesti introiti (vale per il parcheggio e vale per gli alloggi conferiti dal Comune con lo status di “case popolari”).

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Eppure se bastasse leggere l'ultima riga del bilancio ci sarebbe di che brindare: apparentemente sembrerebbe consolidarsi la rimessa in sesto dei conti di Spil con un utile dichiarato che, al tirar delle somme, risulta di 13.901 euro. Briciole per una società che he un capitale sociale di quasi tre milioni di euro e un patrimonio immobiliare che vale più di dieci volte tanto? Sì, ma in realtà è già un miracolo dopo il profondo rosso nei conti tanto del 2011 (perdite per 461mila euro) quanto del 2012 (944mila euro con il segno “meno”).

A GALLA SOLO GRAZIE ALLA VENDITA DI PADULETTA. A dire il vero, fin dall’annata 2013 si era tornati in utile (93mila euro). Ma semplicemente perché a metter una pezza alle cifre choc era arrivata la vendita di una bella fetta dei terreni in porto in zona Paduletta, proprio una parte di quelle “zolle d'oro” che qualche anno prima l'allora sindaco Cosimi aveva indicato come una proprietà immobiliare ad altissimo valore strategico perché il Comune “pesasse” davvero – come proprietario di aree, oltre che come ruolo politico-istituzionale – nelle grandi scelte del risiko delle banchine portuali.

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I vertici Spil provano a mettere a segno qualche mossa per puntellare i conti 2014, come racconta il presidente Guidotti nelle 23 pagine della relazione sulla gestione. Ad esempio, crescono del 2% i ricavi dagli affitti (superando di poco i due milioni di euro). Ad esempio, si prova a puntare sulla «cessione di alcune proprietà non strategiche detenute in ambito portuale». Ad esempio, si è consegnato a marzo a un big della logistica uno dei capannoni più grandi dell’area ex Cmf a Guasticce (lasciato sei mesi prima dall’affittuario precedente).

LA ZAVORRA DELL’INDEBITAMENTO. Chiamiamole prove tecniche di sopravvivenza. Però c’è da chiedersi se, con una tal zavorra di indebitamento per costruire il parcheggio ex Odeon (25 milioni di euro), tutto questo possa bastare a tenere in vita il malato Spil. Anche perché si può pure sottolineare che d’un colpo è più che triplicato il fatturato di Castimm, dopo che nel novembre 2013 la Spil si è ripresa in mano la gestione diretta del parcheggio ex Odeon e l’ha girata a questo suo braccio operativo (che fino ad allora si occupava solo di un gruppetto di immobili).

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I numeri dei conti del parcheggio hanno fatto un balzo del 90% rispetto a quando l’ex Odeon era in mano a un operatore esterno. Ma alla fin fine stiamo parlando di un fatturato di 220mila euro (e l’utile che non arriva a quota 3mila, visto che alla voce spese figurano 60mila euro per canoni di utilizzo e quasi altrettanto per costo del personale).

Qualcosa del genere vale anche per l’indebitamento: è stato ridotto sì (450mila euro in meno) ma «in minima parte» (resta una montagna di oltre 32 milioni di euro). Però gli oneri finanziari si mangiano quasi tutto quel che entra in cassa, compresi gli introiti extra da vendite. Senza contare che i debiti a medio-lungo termine sono calati dell’11,7% ma quelli esigibili entro 12 mesi sono aumentati del 12,5%.

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IL PRESIDENTE GUIDOTTI: È UNA CORSA A OSTACOLI. Si balla sull’orlo del baratro al quartier generale di Spil. Guidotti lo dice a pagina 21 della relazione 2014. Traducendo un po’: scriviamo – dice – il bilancio immaginando che la società continui a esistere. Ma è una corsa a ostacoli: il «progressivo irrigidimento della situazione finanziaria» ha «comportato difficoltà a rispettare i piani di rimborso dei prestiti e a fronteggiare i pagamenti correnti». Colpa di cosa? Lo dice ancora Guidotti: «Principalmente del mancato ritorno, nei tempi previsti, del consistente investimento sostenuto per la riqualificazione dell’ex cinema Odeon» (deciso peraltro non dal pentastellato Nogarin bensì dalla precedente giunta Pd).

E il rientro dell’investimento risulta difficile perché, da un lato, in un mercato immobiliare dappertutto in affanno, sono stati vendute solo «alcune decine» di box privati e, dall’altro, il parcheggio pubblico è ben lontano dall’esser riempito di auto. E qui, salta fuori una frecciata al Comune, visto che Guidotti punta il dito contro «la mancata attuazione degli interventi sulla sosta e sul traffico» nell’area tutt’attorno all’ex Odeon, «indispensabili per giustificarne la presenza e valorizzarne l’uso».

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COSI’ LA SPIL BUSSA AL COMUNE. Non è l’unica volta che la Spil bussa all’uscio del Comune. Lo fa anche quando chiede «il supporto della compagine societaria» condividendo il piano economico-finanziario e, «se del caso», intervenendo con un’ iniezione di capitali. È la «condizione essenziale per assicurare i presupposti di continuità aziendale»: evitare, cioè, che la Spil tiri le cuoia.

Il piano di Spil per salvarsi si basa su «graduali cessioni». A cominciare da tutte le case: sono più una rimessa che un guadagno in quanto hanno affitti da casa popolare ma alti costi di manutenzione. E questo potrebbe avere contraccolpi di tenuta sociale, ammesso che non si pensi di rivendere al Comune questi alloggi che Palazzo Civico aveva trasferito al patrimonio Spil. Ma si parla di vendere pure: 1) «altri immobili per i quali non sono al momento ipotizzabili interventi diretti di valorizzazione»; 2) «parte dei beni a uso non residenziale della società». Dietro questa formulazione abbastanza generica, ci sono anche le “zolle d’oro” in porto?

L’altra metà dell’operazione deve, secondo l’idea del consiglio d’amministrazione di Spil, riguardare il fronte caldo delle banche: 1) «moratoria pluriennale dei mutui fondiari di maggiore consistenza residua»; 2) «consolidamento nel medio termine di parte del debito a breve per fidi di scoperto di conto corrente»; 3) «rinegozia zione delle condizioni economiche che regolano le linee di finanziamento». Quanto basta, evidentemente, perché il sindaco Nogarin decida di chiedere a Guidotti di dimettersi e di rimettere in discussione gli equilibri di potere dentro una società dalla quale gli altri soci pubblici (Camera di Commercio, Comune di Collesalvetti e Provincia) vogliono scappare.

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di Redazione web