Gioco
Bulgarella, gli 007 insospettiti dalle spese boom per il Palazzo
Sette milioni per l’acquisto e 30 per la ristrutturazione del Grand Hotel poi ceduto agli spagnoli Gli occhi della Direzione distrettuale antimafia puntati sulla società Livorno Touring
LIVORNO. C’è anche una Livorno Touring srl nella galassia delle imprese di Andrea Bulgarella, l’imprenditore trapanese trapiantato a Pisa finito nel mirino dell’Antimafia perché accusato di favori alle cosche. Del resto, è quasi un format delle ragioni sociali delle società dell’impero del costruttore: e nella nostra città non avrà avuto un susseguirsi di affari come a Pisa ma il suo nome resta legato all’operazione che ha riportato in vita il Grand Hotel Palazzo dopo lunghi anni di degrado.
A quanto è dato sapere, proprio quell’iniziativa imprenditoriale ha richiamato l’attenzione degli investigatori dei Ros dell’Arma: sono gli inquirenti fiorentini a sottolineare quanto sia stato impegnativo per la società di Bulgarella reggere l’impatto di una acquisizione e poi d’una ristrutturazione così onerosa, a fronte di un capitale sociale rimasto inchiodato a 10mila euro e, a detta dell’accusa, con conti perennemente in rosso e una forte esposizione debitoria.
Ormai da anni l’albergo chic è passato nelle mani del gruppo spagnolo Nh (che non risulta coinvolto nell’inchiesta), sta di fatto che qui il costruttore siciliano sembra aver messo a punto quel modello che mira all’edilizia alberghiera nella fascia alta di gamma. Fino ad avventurarsi in autodefinizioni che adesso suonano un po’ surreali, come quella di “poeta del mattone”.
Lo sbarco di Andrea Bulgarella a Livorno risale all’aprile 2004: quasi sette milioni di euro il prezzo per l’albergo che era in abbandono da sette anni più trenta milioni per i lavori di sistemazione. Non ce la farà a riaprirlo nel giro un anno e mezzo come aveva promesso, il debutto arriverà quattro anni più tardi.
Si scopre l’acqua calda a dire che la riapertura del Grand Hotel Palazzo – costruito sul finire dell’Ottocento e luogo di villeggiatura per regine e vip, compreso Guglielmo Marconi – è stato, sul fronte dell’iniziativa imprenditoriale privata, l’altra metà di quel rifacimento del look che nel decennio precedente, per mano pubblica ad opera del Comune guidato dall’allora sindaco Gianfranco Lamberti, aveva ridisegnato il lungomare fra palme, Terrazza e gazebo.
La Livorno Touring esiste ancora: quartier generale a Pisa in via Malagoli, tutta in mano a Bulgarella o attraverso la holding del gruppo (96%) o tramite la società unipersonale Bulgarella Costruzioni (4%). Consiglio d’amministrazione tutto in famiglia: Andrea Bulgarella presidente, il cognato Giuseppe Poma amministratore. Anche lui sotto i riflettori degli 007 della Direzione distrettuale antimafia di Firenze: per l’accusa, ne era il braccio destro all’interno del “comitato d’affari” che regnava a Trapani, mentre un collaboratore di giustizia fin dal ’96 aveva segnalato che Bulgarella non sempre teneva fede agli impegni con i vertici della famiglia mafiosa di Trapani.
La società livornese di Bulgarella finisce nell’indagine della Dda fiorentina anche per altri due aspetti. L’una: nel dicembre 2013 arriva a Bulgarella così come a Poma e a Slvatore Bosco, amministratore delegato di una società del gruppo, un sms in cui si comunica il nuovo numero di cellulare di Luca Bellomo, nipote acquisito di Matteo Messina Denaro, il numero uno di Costa Nostra dopo che gli investigatori sono riusciti a mettere le manette a Totò Riina e Bernardo Provenzano.
L’altro aspetto riguarda il fatto che da un altro Bellomo, Girolamo, che nell’arco di una dozzina di anno, arrivano per le imprese di Bulgarella forniture per 529mila euro: un consolidato rapporto commerciale. Relativo soprattutto ai lavori a Livorno, se è vero che il 58% dell’intera cifra (311mila euro) ha a che fare con la Livorno Touring e la ristrutturazione del Grand Hotel Palazzo, ed è stata spesa in otto mesi.
Mauro Zucchelli
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