Il Tirreno

Livorno

il convegno sull’economia del mare

Nel porto il motore dello sviluppo

Nel porto il motore dello sviluppo

Monceri (Cr Firenze): occorre arrivare alla zona franca doganale

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LIVORNO. Livorno è al centro della Toscana, dell’Italia e dell’Europa. Il mondo della portualità si è dato appuntamento nella sala Elba della Camera di Commercio per il convegno “Economia del mare. Opportunità concreta per il territorio”. Ne è emerso con una posizione condivisa e validata dalle previsioni del mercato: puntare tutto sul porto, senza se e senza ma.

Livorno può interessare agli investitori privati, disposti a mettere i soldi nella più grande operazione portuale dopo quella di Gioia Tauro (che ha portato alla costruzione ex novo di uno dei maggiori scali del nostro mare), la prima ad adottare la formula della “finanza di progetto”.

Pierluigi Monceri, direttore di Banca Cr Firenze, mette la mano sul fuoco: «Livorno è sulla giusta rotta, e lo dimostra questo accordo per la Piattaforma Europa da 800 milioni. Lo scalo può fare da “pivot” nello sviluppo dell’area se saprà fare sistema con l’economia locale, sinergia con il turismo, internazionalizzarsi, attrarre investimenti, e soprattutto creare una zona franca doganale».

Nell’analisi di Massimo Deandreis, direttore di Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, è determinante il fattore tempo: «Nel 2018 arriveranno le “navi giganti” da 22 mila teus di carico, se si faranno i fondali ad almeno 18 metri Livorno passerà entro il 2035 a 2,6 milioni di container all’anno».

Nell’attesa però l’occupazione langue, come sottolinea il direttore di Irpet Steano Casini Benvenuti: «Lo spostamento dell’asse imprenditoriale e commerciale verso Livorno porterà in città 170 milioni all’anno a partire dal 2026, intanto un’economia terziaria poco aperta fa sì che siamo sotto la media toscana di circa 9 mila ore di lavoro».

Certezze sul breve periodo arrivano invece dal commissario dell’Authority, Giuliano Gallanti: «Entro due settimane pubblicheremo l’avviso dopo le manifestazioni di interesse per la privatizzazione di Porto 2000: conosceremo il vincitore a primavera». È una prospettiva che alletta anche Enzo Raugei, presidente della Compagnia Portuale, che intanto rilancia la sua opzione intermedia: «Sùbito i fondali a 16 metri con le banchine predisposte per i 20». La Compagnia fa parte di un’alleanza che parteciperà al bando. Diversamente da Tirrenia, come spiega l’amministratore delegato Massimo Mura: «Livorno è anche prima in Italia per raccordi con le isole, c’interessa piuttosto che il porto si adatti ai nuovi ritmi dei traghetti e non solo alle crociere e ai container».

Preoccupato per le ricadute sulla città il sindaco Filippo Nogarin: «Vogliamo partecipare in prima linea al rinnovamento portuale per avere chiarezza e trasparenza, e vogliamo certezze sull’occupazione. Non ci convincono i tempi né i progetti, e vogliamo sapere che fine faranno i milioni di metri cubi di fanghi che verranno dragati». Tira le fila Gallanti: «La Piattaforma Europa non è la panacea di tutti i mali ma è l’unica soluzione, e la finanza di progetto è l’unica alternativa per realizzarla perché non ci sono i soldi pubblici».

Matteo Scardigli

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