Italia
Maxi-Darsena, il futuro è a meno 20 ma arriviamoci un passo per volta
La soluzione gradualista del manager regionale: le fondamenta siano fatte alla profondità maggiore anche se nell’immediato possono bastare 16-17 metri (in attesa delle nuove norme sui dragaggi)
LIVORNO. «Il presidente Enrico Rossi ha ragione: l'espansione del porto di Livorno verso il mare deve avere l'ambizione di guardare al 2050, non a domattina. Ed è per questo che risulta indispensabile puntare a grandi profondità come 20 metri». Vanni Bonadio è un garbato signore metà calabrese e metà piemontese, ma soprattutto un po' pisano e un po' fiorentino: il governatore gli ha affidato Logistica Toscana, nata dal tandem fra Regione (60%) e sistema delle Camere di Commercio come bussola strategica delle scelte che la Regione è chiamata a fare sul fronte della logistica. Dunque, parla «a titolo del tutto personale», come precisa lui, ma è chiaro che quel che dice prende corpo nelle stanze là dove sta la regia dell'operazione: non a caso, era a Bruxelles insieme a Rossi per la presentazione della maxi-Darsena.
Ovvio che un manager di noma regionale difenda la trincea del presidente Rossi? Sì, ma l'altra metà dell'argomentare sembra il punto di caduta per trovare una via d'uscita a una scontro di cui nessuno sente il bisogno: quello fra chi fa il tifo per una Darsena Europa con fondali a 20 metri di profondità e chi invece si accontenta anche di meno 16 purché si faccia quanto prima.
«Senza dubbio dev'essere meno 20 l'obiettivo», dice Bonadio. «Ma – rincara – lo vedo appunto come un obiettivo: non è affatto detto che lo si raggiunga subito ma è lampante che a Bruxelles si guarda alle conseguenze di lungo periodo del gigantismo delle flotte. Come? Puntando ad avere in ciascuno degli stati almeno un porto a meno 20 in prospettiva».
Bonadio insiste su un aspetto delineato anche dall'Authority: «E' necessario che l'imbasamento dei cassoni che fanno da fondamenta alle banchine sia a meno 20, poi inizialmente il dragaggio può essere fatto anche a meno 16 o 17 ma avendo la possibilità di andare più giù quando le condizioni di mercato lo richiedano. Insomma, c'è da evitare in ogni modo di ripetere quanto avvenuto con la Darsena Toscana: è vero che non si poteva immaginare un tal sviluppo del gigantismo navale ma con le fondamenta alla stessa profondità dei fondali non è possibile andare più giù, logico dunque che l'espansione a mare sia l'unica possibilità». Il numero uno di Logistica Toscana la intravede come «una scelta che lascerei al dialogo virtuoso con l'investitore privato». Anche perché – avverte – è in discussione l'eventualità che, in particolari condizioni, i detriti escavati dai fondali non debbano finire in vasche di colmata ma possano essere sversati in mare al largo: in tal caso i costi di escavo si ridurrebbero alquanto e non ci sarebbe la necessità di trovare luoghi dove smaltire i materiali dragati.
Questa modifica alla normativa viene data per imminente ma sono ormai quasi dieci anni che lo si ripete, e da almeno tre anni il ritorno a qualche forma di sversamento in mare viene annunciata come prossima ventura. Un progetto per fasi consente di non inchiodare il via all'arrivo di una normativa che, essendo meno stringente dal punto di vista ambientale, non mandi gambe all'aria il conto economico: sarà in un secondo momento che, casomai le condizioni di mercato lo richiedano e con lo sversamento a mare reso possibile almeno in certi casi, si potrà puntare a fondali più profondi.
Questa via d'uscita, chiudendo una volta per tutte il battibecco sui fondali così o cosà, serve anche a evitare di fissare lo sguardo su quanto avviene a mare: invece, secondo Bonadio, c'è da guardare – «forse soprattutto» – a terra: alle connessioni che le banchine devono avere con strade e, principalmente, ferrovie. «La merce deve arrivare in porto ma è altrettanto importante che non resti lì prigioniera: deve andar via quanto più presto possibile. E per questo l'efficienza dei collegamenti risulta determinante».
Al contrario, finora Calambrone finiva per diventare una stazione della via crucis della merce in porto. Bonadio indica un paio di cose alle quali fare attenzione in campo ferroviario. L'una riguarda lo “scavalco”, che eliminando i guai dell'incrocio con la linea ferroviaria tirrenico, farà dell'interporto una sorta di retroporto, una «banchina lunghissima»: e qui c'è qualcosa di concreto, visto che si sta facendo il decreto per l'assegnazione della progettazione definitiva. L'altra è relativa alla nascita di un effettivo sistema con Piombino: la riattivazione della linea Pisa-Collesalvetti-Vada come direttrice merci consentirebbe a Piombino di collegarsi meglio con i mercati del Nord Italia ora tagliati fuori perché «le gallerie del Romito hanno dimensioni tali da non consentire il passaggio di treni-blocco».
Bonadio – curriculum che include a Torino gli anni da assessore e poi da manager nel team delle Olimpiadi, adesso l’ingresso nel consiglio d’amministrazione di Toscana Aeroporti – torna a ripetere il mantra del progetto Darsena Europa come qualcosa di ben più complesso della “semplice” creazione di un maxi-polo container: la crescita recente ha saturato gli spazi e aver a disposizione tanta banchina in più «consentirà il riassetto di una serie di altri traffici tutt’altro che minori, a cominciare dalle “autostrade del mare” in cui Livorno fa da battistrada in campo nazionale».
Ma forse proprio in nome del ruolo nell’accoppiata degli aeroporti toscani gli fa tirar fuori dal cilindro una sottolineatura dedicata all’altra faccia del porto: le crociere. «Costruire un legame fra porto di Livorno e aeroporto di Pisa è utile a entrambi», ribadisce. Lo mette in rilievo pensando al potenziale di sviluppo che si potrebbe innescare se Livorno non fosse solo tappa dei traffici croceristici ma anche home-port dove ci si imbarca. Non avrebbe più alle spalle – afferma – solo il proprio retroterra o tutt’al più l’area dalla quale si può arrivare a Livorno con un viaggio in auto, ma grazie alla rete di collegamenti aerei potrebbe estendere a mezza Europa il proprio bacino di clientela potenziale. Prima di creare chissà quali infrastrutture, ci ha pensato il mercato a metterli in collegamento: qualche taxista ha preso a presentarsi all’uscita dei passeggeri appena atterrati inalberando il cartello che indica questa o quella crociera...
Mauro Zucchelli
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