Il Tirreno

Livorno

«Bilancio ok, la mia Aamps era viva e in fase di rilancio»

di Giorgio Carlini
«Bilancio ok, la mia Aamps era viva e in fase di rilancio»

Dopo 9 mesi dalla separazione consensuale l’ex direttore generale rompe il silenzio «C’erano buoni rapporti con banche e fornitori, l’azienda andava verso la stabilità»

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LIVORNO. «Fino al mio ultimo giorno di permanenza ricordo un’azienda vitale e vivace, capace di esprimere al proprio interno professionalità di indubbio valore e in grado di intraprendere un percorso di crescita e di rilancio». Rompe il silenzio Lorenzo Fommei, nove mesi dopo aver lasciato l’incarico di direttore generale dell’Aamps.

Lo fa con un’intervista rilasciata in esclusiva al Tirreno, per difendere la sua gestione lunga poco meno di due anni, dal marzo 2013 al gennaio 2015, prima che le strade del manager grossetano e della azienda dei rifiuti livornese si separassero «tramite una risoluzione consensuale, dopo reciproche valutazioni tra il socio unico e il sottoscritto che hanno suggerito a entrambe le parti che terminare il rapporto fosse la soluzione migliore».

Fommei respinge al mittente le accuse degli ex sindaci revisori di Aamps, ribadite nel corso dell’ultima seduta della commissione d’indagine a Palazzo civico dall’ex presidente del collegio, Giovanni Verugi, che ha usato parole di fuoco contro la gestione societaria del periodo Fommei-Chioini (con il secondo che ricopriva il ruolo di amministratore unico). Ma non entra nel merito delle critiche. «Perché - si affretta a precisare fin da subito - ho dato mandato ai miei legali di dare seguito ad ogni azione ritenuta idonea a tutela della mia onorabilità personale e professionale, per questo tutti i chiarimenti saranno forniti nelle sedi opportune».

Dottor Fommei, partiamo dalle accuse che hanno indirizzato nei suoi confronti gli ex sindaci revisori, con l’ex presidente del collegio Verugi che in commissione ha parlato di «illeciti», «utile falso», «dichiarazioni mendaci» e «trucchi», prima di definirla un direttore generale caratterizzato da un «analfabetismo amministrativo».

«Le dico con tutta franchezza che fino alle dichiarazioni arrivate nel corso della commissione del 29 settembre, avevo vissuto il dibattito cittadino su Aamps con interesse, ma anche con relativo distacco. Ma adesso ci sono affermazioni pubbliche alle quali non è più consentito agire con distacco. Voglio però limitarmi a sottolineare solo come io stia ricoprendo l’incarico di direttore generale di un gruppo societario multi-utility (la Amga Legnano, ndr) con un fatturato annuo di circa 60 milioni, pari a una volta e mezzo quello di Aamps, e con circa 300 dipendenti. Il tutto dopo aver vinto una selezione pubblica nazionale che ha visto partecipare oltre 600 candidati provenienti da tutta Italia».

In questi mesi in cui il dibattito sull’azienda si è fatto caldissimo, lei è stato invitato dal presidente della commissione d’indagine su Aamps, Andrea Raspanti, a intervenire in una seduta in Comune. Perché non ha accettato?

«Sono stato invitato non una, ma due volte. In occasione della prima avevo vincolato la mia partecipazione al fatto che le sedute fossero subito visibili in diretta streaming e che alle stesse potessero partecipare contestualmente tutti i soggetti coinvolti. Dato che non fu così, ho declinato l’invito. In seguito la commissione ha cambiato modalità e sono stato nuovamente contattato, ma intanto la situazione era completamente diversa, dal momento in cui lo stesso Raspanti ha consegnato alla magistratura i fascicoli ricevuti dalle persone ascoltate. Insomma: ora siamo in una fase nuova».

A proposito di fase nuova: lei ha avuto come referenti sia il sindaco Cosimi, sia il suo successore Nogarin. Come sono stati i suoi rapporti con loro? E cosa è cambiato nei rapporti tra il socio unico, cioè il Comune, e l’Aamps?

«Posso solo dire che ho avuto buoni rapporti sia con Cosimi che con Nogarin, oltre che con i rispettivi componenti della giunta. E così è stato anche con i tre amministratori che si sono succeduti in Aamps durante la mia permanenza in azienda (Nicola Falleni, Enzo Chioini e Marco Di Gennaro, ndr). Questo perché mi ritengo un professionista completamente estraneo ad ogni logica politica».

Va bene. Però è diventato direttore generale di Aamps quando c’era Cosimi e poi ha chiuso il rapporto con l’azienda dopo l’arrivo di Nogarin...

«La mia professione ha questo elemento caratterizzante. Se si vuole crescere bisogna mettere nel conto che non esiste il posto fisso. Con tutta onestà il vero aspetto difficile è renderlo accettabile a mia moglie e mia figlia».

Ad oggi le motivazioni della risoluzione del suo rapporto di lavoro con Aamps, arrivata in modo inaspettato e a pochi mesi dall’avvenuta riconferma, sono ancora ignote.

«Ci sono state reciproche valutazioni tra le parti, che hanno fatto convenire al socio, come al sottoscritto, di risolvere il rapporto. In tutta franchezza, penso che la discussione e il confronto serrato che c’è stato sulla questione del bando per lo spazzamento manuale (la vicenda Cooplat, ndr) abbia rappresentato un momento di incomprensione molto alto. All’inizio, anche nei numerosi incontri in prefettura, l’amministrazione aveva un orientamento deciso a rispettare la normativa comunitaria e nazionale, sia rispetto alla clausola sociale, sia alla tipologia di contratto di lavoro da applicare. Poi però la posizione dell’amministrazione mutò. Probabilmente, ma è solo una mia ipotesi, si è voluto individuare nel sottoscritto il patrocinante della posizione iniziale. Tengo però a precisare l’assenza di un problema di rapporti tra me e il sindaco Nogarin che, non a caso, quando ci salutammo mi chiese il mio numero di telefono personale per potermi eventualmente ricontattare».

Ha letto l’intervista rilasciata dall’ex sindaco Cosimi al Tirreno? Lui, a differenza dell’ex collegio dei revisori, ha parlato di un bilancio 2013 di Aamps corretto.

«E ha ragione. Dalla sua ricostruzione dei fatti si evince il criterio guida della decisione finale: e cioè che il sindaco, davanti a posizioni diverse esterne all’amministrazione, decise di seguire quello che era ritenuto corretto dagli uffici interni del Comune. Infatti, come dimostrabile dagli atti dell’amministrazione, sul bilancio 2013 non c’era solo il parere positivo del professor Pozzoli, bensì anche quelli favorevoli degli uffici interni come l’Unità Entrate e l’Unità Partecipazioni Societarie. Dall’intervista di Cosimi si evince inoltre chiaramente che furono coinvolti anche i sindaci revisori del Comune. Insomma, mi sembra che si sia in presenza di una platea sufficientemente alfabetizzata…».

Che giudizio dà al bilancio 2013 e più in generale alla situazione di Aamps nel periodo in cui ne è stato direttore generale?

«La strategia manageriale e di direzione che fu data agli inizi del 2013 era chiara. Pur nelle evidenti e inevitabili difficoltà che avevo ereditato dal periodo precedente alla gestione straordinaria di Angelo Rosi, il piano di risanamento elaborato da quest’ultimo e il passaggio da Tia a Tares, con il relativo annullamento del rischio di morosità future in capo ad Aamps, stava prefigurando per l’azienda uno scenario di indubbia e crescente stabilità, di carattere economico e in prospettiva anche finanziario. Su questi elementi fu possibile arrivare a un accordo con un importante istituto bancario per siglare un contratto di finanziamento di factoring per circa 9 milioni, nonché apporre le basi per un rinnovato rapporto di fiducia degli istituti di credito con l’azienda, per l’eventuale accensione di misure di sostegno finanziario. Ovviamente, ciò nonostante, il quadro generale necessitava di un monitoraggio continuo e di una gestione estremamente scrupolosa».

Eppure Lemmetti ha sostenuto più volte che lei a suo tempo avrebbe chiesto al Comune 10 milioni di euro per il salvataggio di Aamps, soldi che l’assessore non gli concesse e che adesso è tornato a chiedere il presidente del nuovo Cda, Aldo Iacomelli.

«Mi sembra di capire che, anche da quanto ho letto sulla stampa, questa sia una questione che si ripropone con una frequenza così ripetitiva da necessitare una soluzione strutturale che non può più essere rimandata nel tempo».

In sintesi, che ricordo ha dell’Aamps che ha lasciato nel gennaio scorso?

«Ricordo un’azienda vitale, vivace e capace di esprimere al suo interno professionalità di indubbio valore. Un’azienda vogliosa di riemergere, formata da lavoratori attaccati alla causa. Questo, a mio avviso, costituiva un’ottima base di partenza per riprendere a crescere. Anzi, per continuare a crescere, visto il percorso che avevamo già avviato nel 2013. Nei 22 mesi in cui ho ricoperto la carica di direttore generale di Aamps non sono emerse criticità riguardo al pagamento dei fornitori o ai rapporti con le banche. A dimostrarlo ci sono i fatti. C’era una certa linearità in azienda, segno che qualcosa funzionava. Cosa sia accaduto dopo non lo so».

@carlinigiorgio

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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