Il Tirreno

Livorno

La protesta dello scuolabus «Una bambina resta a terra»

di Riccardo Rimondi

Collesalvetti, genitori contro la gestione dei pullmini: «Più disagi e meno servizio» L’assessora Fantozzi: abbiamo fatto due proposte ma la famiglia le ha rifiutate

4 MINUTI DI LETTURA





COLLESALVETTI. Sei chilometri e mezzo di discordia, di incomprensioni e, soprattutto, di scuolabus che non passano. O, se passano, lo fanno solo lungo un verso di marcia. Due frazioni di Collesalvetti, Stagno e Biscottino, una sola scuola materna.

Da cui una bambina non può tornare con la navetta delle scuole, come invece fanno tutti i suoi compagni. Perché quella stessa navetta, al ritorno, non c’è. Il piano dei trasporti pubblici da e per le scuole è un tema molto sentito, a Collesalvetti. Inevitabile, in una città con un’infinità di frazioni che si diramano su un territorio più esteso di quello di Livorno.

Venerdì alcuni genitori hanno deciso di fare irruzione in consiglio comunale, per esporre il loro punto di vista e, soprattutto, il loro dissenso verso il piano dei trasporti messo a punto dalla giunta del sindaco Lorenzo Bacci (Pd). Hanno portato uno striscione in aula, con un messaggio semplice: «Più disagi, meno servizi». A sostenere la protesta dei genitori c’era anche Rifondazione Comunista, che poi si è tenuta il telo e l’ha appeso davanti alla sua sede.

Più lungo, ma ugualmente critico, l’altro striscione che ha fatto discutere, quello appeso a Biscottino a casa della bambina: «Grazie Bacci per lo scuolabus che non mi hai dato e per i disagi creati ai miei genitori. Una bimba di serie B».

È stata proprio la madre a prendere per prima la parola al microfono, quando la capogruppo del consiglio comunale Irene Visone gliene ha dato la possibilità. «A Biscottino non c’è mai un autobus - ha detto lei - Se è stato concesso il permesso di costruire delle case lì, dovrebbe essere anche una zona fornita di servizi. Mia figlia non ha il pullmino e non posso permettermi di accompagnarla. Perché non deve essere uguale agli altri bimbi?».

Bacci le ha risposto pochi minuti più tardi, difendendo l’operato della sua amministrazione. «Le nostre risposte devono essere concrete ma anche sostenibili, perché i costi di questi servizi ricadono sulla collettività e non sul singolo cittadino. Per la scuola dell’infanzia di Stagno sono state fatte solo tre richieste».

Troppo poche, per attivare il servizio di scuolabus: «Un pullmino da 20-30 posti ha dei costi di gestione, non può essere utilizzato per tre soli richiedenti».

Così la bambina è stata aggregata allo scuolabus per la scuola elementare, ma non è possibile fare la stessa scelta per il ritorno perché gli orari di uscita sono differenti e manca un doposcuola.

Insomma, la soluzione non è semplice. Sull’argomento è intervenuta anche Rifondazione Comunista, che ha spalleggiato i genitori nella protesta in Comune e avverte: «Visto che il problema è impellente per le famiglie, in quanto le fa perdere tempo e soprattutto ore di lavoro, abbiamo deciso che se non arriveranno novità o notizie in merito entro una settimana convocheremo una conferenza stampa».

Tutto, questo, assicura il partito di sinistra radicale, non in polemica con l’amministrazione ma «semplicemente perché questo disagio, che è un disagio reale per le famiglie, duri il minor tempo possibile».

Alle critiche risponde l’assessora alla scuola di Collesalvetti, Donatella Fantozzi: «Credo molto nella scuola e ci manderei la gente da quando nasce a quando muore, ma da amministratrice devo garantire questo servizio senza gravare eccessivamente sulla comunità»

Trattandosi di servizi pagati dai cittadini, insomma, è necessario fare un’analisi costi-benefici per decisioni di questo genere. Nel caso della bambina, il Comune ha optato per il no. «Ma io ho lavorato a questa cosa per più di un mese, ben prima che arrivassero gli striscioni - si scalda Fantozzi, che non ci sta a sentirsi dire di non aver trattato equamente tutti i suoi giovani cittadini -. Avevamo fatto due proposte alla famiglia, partendo dalla considerazione che l’orario scolastico della bambina finisce alle quattro del pomeriggio. Poteva tornare a casa col pullmino delle 13,30, perdendo mezz’ora di lezione. Oppure poteva aspettare mezz’ora e tornare con gli studenti delle elementari alle quattro e mezza».

Ma a questo punto, come ha spiegato Bacci in Consiglio, si poneva il problema di un doposcuola che a Stagno non c’è e che non può essere istituito per una bambina sola. «Una soluzione c’era: si poteva pagare una baby-sitter per tenere la bimba in quella mezz’ora. Avevamo detto alla famiglia che avremmo dato una mano con il contributo di natura sociale, ma i genitori hanno rifiutato».

Intanto, la guerra degli scuolabus fa registrare zero vincitori e molti vinti. Come una famiglia che ha il diritto di vedere la figlia ritornare a casa come tutti gli altri bambini, con il servizio pubblico. E come un Comune che non ha abbastanza risorse per venire incontro alle esigenze di tutti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore