Il Tirreno

Livorno

lo strappo

Appalti del Comune nel sociale, scontro tra sindacati e assessore

Giorgio Carlini
L'assessore al sociale Ina Dhimjini
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L'assessore al sociale Ina Dhimjini

E' rottura al tavolo di confronto a Palazzo civico. I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil: "La Dhimjini ci ha convocato e poco dopo se n'è andata". La replica: "Il compito dell'amministrazione è garantire bandi di gara trasparenti, non trovare posti di lavoro agli iscritti ai sindacati"

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LIVORNO. Scontro tra sindacati e assessore a Palazzo civico, dove in teoria sarebbe dovuto andare in scena un tavolo di confronto tra le parti sul tema degli appalti del Comune nel settore del sociale. Il condizionale è d'obbligo, perché dopo il botta e risposta avvenuto sulla stampa, lo strappo si è definitivamente consumato nel corso della riunione, durata appena pochi minuti.

"Mai nessuno fino ad ora aveva avuto un atteggiamento simile a un tavolo di confronto", è la denuncia dei rappresentanti dei sindacati Barbara Celati (Cgil Fp), Francesco Redini (Cisl Fp), Antonio Maglione (Fisascat Cisl) e Roberto Francesconi (Uilf Fpl). "Abbiamo registrato un comportamento di totale chiusura - scrivono in una nota congiunta - da parte dell'assessore Ina Dhimjini sul merito delle questioni sollevate, senza la possibilità di articolare minimamente le varie posizioni. Tanto che dopo pochi minuti, l’assessore ha abbandonato la riunione da lei stessa convocata”.

"Riteniamo quanto successo un atto gravissimo - proseguono i rappresentanti sindacali - che contraddice le dichiarazioni di apertura al dialogo". Poi entrano nel merito della questione: "La mancanza di una effettiva salvaguardia occupazionale nelle gare comunali, al di là delle formule usate nei bandi – dicono in coro – produrrà un disastro sociale, mandando a casa lavoratori che da anni prestano la loro opera, per assumerne altri in ossequio a un principio più volte sostenuto dall’assessore Dhimjini, e cioè che bisogna lavorare un po’ per uno”. “Non è così – accusano Celati, Redini, Maglione e Francesconi, che si risolvono i problemi occupazionali, riducendo il costo degli appalti e di conseguenza le ore di servizio e quindi i salari. Diciamo basta al gioco al ribasso sulla pelle dei lavoratori”.

Per i sindacati, quanto accaduto nel corso della riunione con l’assessore Dhimjini “apre necessariamente un capitolo nuovo nei rapporti con l’amministrazione comunale. Informare i cittadini e i lavoratori è un dovere: con essi decideremo, nelle sedi opportune, come gestire e affrontare questa deriva sociale”.

La replica dell'assessore al sociale non si fa attendere. E almeno su un aspetto Dhimjini si dimostra concorde con i sindacati: "Non solo considero "rotto" il tavolo di confronto - dichiara al Tirreno - ma credo proprio che, se i nostri interlocutori non cambieranno il loro di atteggiamento, non sarà neanche possibile riaprire un dialogo in futuro". "Il compito dell'amministrazione che rappresento - spiega poi Dhimjini - è quello di andare avanti con gli appalti nel settore del sociale in modo trasparente, e non trovare posto di lavoro agli iscritti ai sindacati. L'obiettivo - dice in altre parole - non è continuare a dare lavoro a chi lo aveva prima, ma garantire bandi di gara corretti e che diano la possibilità a tutti di partecipare".

L'assessore al sociale ritiene che "probabilmente ai sindacati è dispiaciuto sentire questa verità". "Inoltre - prosegue - non è la prima volta che le loro osservazioni arrivano al termine di procedimenti che, è bene ricordarlo, sono regolamentati dalla legge. Credo sia necessario riflettere su questo atteggiamento, perché le politiche "ex post" non possono certo essere costruttive".

E ancora: "L'amministrazione non è un mercato: ecco perché mi permetto di alzarmi se convoco alcuni soggetti che si presentano in ritardo e dopo accusano l'amministrazione ponendosi su un piano di dialogo diverso dal nostro". "Accettare le critiche - conclude Dhimjini - è un dovere di chi amministra, purché queste arrivino su un piano di reciproco rispetto. I sindacati dovrebbero capire che la realtà è cambiata, che questa amministrazione è cambiata. Dovrebbero ripensare inoltre le loro figure rappresentative, proprio alla luce dei tempi che sono mutati e dell'evoluzione storica degli stessi sindacati. Altrimenti ognuno sarà libero di rimanere legittimamente sulle proprie posizioni, ma escludo che in questo modo ci possa essere un confronto in futuro".

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