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Cane colpito dal vicino, spunta un altro animale ucciso
Livorno, chiuse le indagini sulla morte di Snoopy: il trentasettenne avrebbe colpito con la carabina anche un volatile nella stessa mattina in cui ha sparato al meticcio
LIVORNO. Nel pomeriggio di lunedì 5 ottobre Anna Rita Vincenzoni, padrona del cane ucciso dal vicino di casa all’alba del 4 agosto scorso con un colpo di carabina, ha pubblicato sul suo profilo Facebook l’immagine dell’animale corredata da un messaggio: “Snoopy non ti dimenticheremo mai”. Nelle stesse ore, a distanza di novanta giorni da quella tragica mattinata in via Don Davide Albertario, quartiere Corea, dalla Procura è filtrata la notizia della chiusura delle indagini sull’uccisione del meticcio di sette anni.
Nel fascicolo aperto poche ore dopo il ritrovamento della carcassa dell’animale da parte del pubblico ministero Gianfranco Petralia, c’è il nome di Massimiliano Giunta, 37 anni, un lavoro in porto, e soprattutto una finestra dalla quale si vede il terrazzo dove è stato ucciso Snoopy e una carabina con dei proiettili compatibili con quelli sparati quella mattina.
Oltre alle prove raccolte dai carabinieri nei giorni successivi all’uccisione del cane, nel fascicolo è finita anche la confessione del trentasettenne che due giorni dopo il sequestro dell’arma da parte dei militari, si è presentato al comando per raccontare l’altra faccia di quel dramma. «Ero appena tornato a casa dal lavoro dopo aver fatto la notte - ha spiegato agli investigatori - e volevo dormire. Ma il cane abbaiava, allora ho preso la carabina e ho sparato. Ma non pensavo certo di poterlo uccidere: volevo solo fargli paura per farlo smettere».
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Dagli accertamenti dei carabinieri, però, è emerso che quello sparato dal portuale, non è stato l’unico colpo esploso. Infatti lo stesso giorno in cui è stata ritrovata la carcassa di Snoopy, nelle vicinanze è stato recuperato anche un piccione morto e dalle analisi di laboratorio è emerso che i proiettili usati erano gli stessi. Ecco perché il pubblico ministero ha contestato al trentasettenne due episodi di uccisione di animali: quello che riguarda Snoopy e quello del volatile.
Il reato per il quale la Procura sta procedendo e che prevede «l’uccisione di animali con crudeltà» viene punito dal codice «con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi». In questo caso, però, vista la confessione resa dall’indagato, è molto probabile che il suo avvocato, al momento in cui il pubblico ministero chiederà il rinvio a giudizio, faccia richiesta di accedere a un rito alternativo, che sia il patteggiamento o in alternativa l’abbreviato. Strade che permetteranno al trentasettenne di ottenere uno sconto di un terzo sulla eventuale “condanna” finale.
Ma più della giustizia, che ovviamente ha fatto e farà il proprio corso, quello che ha sbalordito in questa vicenda, sono stati altri due aspetti. Il primo (ed è positivo) riguarda la solidarietà, partita dal basso, nei confronti dei padroni del cane: oltre quattrocento persone hanno partecipato, la settimana successiva alla morte, alla manifestazione in Corea per chiedere «Giustizia per Snoopy», quasi cinquemila, invece, i sostenitori della pagina Facebook dedicata allo sfortunato animale.
Dall’altro lato, però, in questi mesi, si sono verificati anche episodi spiacevoli nei confronti del responsabile: minacce verbali, lettere anonime, sospetti di voler insabbiare l’indagine e richieste di gogne mediatiche. Comportamenti che hanno costretto il diretto interessato a cambiare le proprie abitudini e addirittura fare le valigie per trasferirsi altrove. La speranza, ora, è che il nuovo passo della Procura plachi chi ha sete di vendetta sommaria e riporti tutto sui canali della giustizia, dove a un reato, se accertato, è collegata una pena giusta.
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