Il Tirreno

Livorno

Cosimi: «Il bilancio 2013 di Aamps era corretto E fino a giugno 2014 l’azienda era in sicurezza»

di Giulio Corsi
Alessandro Cosimi, sindaco fino al giugno 2014 (foto Lezza)
◗
Alessandro Cosimi, sindaco fino al giugno 2014 (foto Lezza)

Livorno, l'ex sindaco replica alle accuse del presidente dei revisori Verugi. "Non ho difficoltà a prendermi colpe politiche, ma non accetto opacità sulla correttezza della mia amministrazione e di chi ha lavorato con me. Ci chiesero di aumentare il fondo svalutazione di 800mila euro, ma gli uffici tecnici e i sindaci del Comune ritennero che i 16 milioni presenti fossero sufficienti"

7 MINUTI DI LETTURA





Alessandro Cosimi, ex sindaco di Livorno e in quelle vesti presidente dell'assemblea dei soci di Aamps: il presidente dell'ex collegio dei sindaci revisori, Giovanni Verugi, ascoltato in commissione d’indagine, è tornato a contestare il bilancio 2013 dell'azienda rifiuti, chiuso con 88mila euro di utile. Secondo Verugi quell'utile è un falso, il bilancio doveva chiudersi con 800mila euro di perdita. E' per questo che i revisori lo bocciarono. Ma lei decise di approvarlo ugualmente nella settimana prima delle elezioni...

Bisogna tornare indietro di almeno un altro mese e mezzo, all’aprile 2014: è allora che i sindaci revisori di Aamps ci comunicarono che non potevano approvare il bilancio in attivo, perché secondo loro sarebbero cresciuti i crediti a rischio.

E lei che fece?

Rimasi stupito, perché gli uffici del Comune mi avevano detto che i parametri dei bilanci erano migliorati e la stessa azienda produsse il parere tecnico del professor Pozzuoli, docente ordinario di economia aziendale dell'univerisità di Napoli, uno dei massimi esperti in materia di servizi pubblici locali, che confermò la bontà del bilancio.

Davanti alla relazione di Pozzuoli però, i sindaci revisori di Aamps presentarono controdeduzioni, che - sostengono - lei non prese in esame.

Dal momento in cui l'azienda ha presentato un bilancio e un parere tecnico di un esperto e i sindaci un parere contrario, la questione è diventata di competenza degli uffici del Comune. Erano loro, in quanto tecnici, non io, a dover dare un giudizio tecnico sulla diatriba.

Dunque approvò quel bilancio perché gli uffici le dissero che era un rendiconto corretto?

Furono consultate l'unità organizzativa Entrate e l'unità organizzativa Partecipazioni Societarie. Furono sentiti anche i sindaci revisori del Comune. Tutti confermarono la bontà del bilancio e fu doveroso e logico approvarlo. Sono atti pubblici, in mano ai consiglieri.

Allora proviamo ad entrare nel merito di quegli atti: Verugi sostiene che doveva essere aumentato il fondo svalutazione crediti perché i rischi di non riscuotere crescevano. Ma voi vi rifiutaste.

Ripeto, noi esaminammo i rapporti degli uffici, sentimmo i sindaci revisori del Comune e stabilimmo che quell'aumento del fondo indicato dai sindaci revisori, che avrebbe causato una perdita di esercizio pari a 800mila euro, poteva non essere attuato, per due motivazioni.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12181782:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/09/30/news/l-utile-di-aamps-del-2013-era-falso-1.12181782]]

Quali?

La prima è che a fronte di 25 milioni di crediti sussisteva in bilancio un fondo svalutazione crediti pari a 16 milioni. Una cifra ritenuta molto congrua e probabilmente non riscontrabile in qualsiasi altra società pubblica o privata e che doveva essere corroborata con un'intensa analisi dei crediti che sarebbe dovuta iniziare subito dopo l'approvazione del bilancio.

E l’altra?

La seconda ragione per la quale si ritenne sufficiente il fondo è dovuta alla nuova normativa applicata dal 2013 con l'istituzione della Tares. Da quel momento infatti il rischio della non riscossione dei crediti non era più a carico dell'Aamps, ma del bilancio del Comune che in ogni caso, da allora, avrebbe trasferito l'intero valore della tassa all'azienda, assumendosi il rischio in proprio di non riscuoterla. La nuova norma insomma portava l’azienda a essere garantita dal rischio riscossione che cadeva sul Comune. Non c’era motivo di alzare ulteriormente il fondo svalutazione crediti. Di conseguenza Aamps avrebbe subito dovuto concentrarsi sul recupero dei crediti regressi.

Tema che è tornato d’attualità negli ultimi mesi, con 11 dei 25 milioni di Tia mai incassati dall’azienda, che adesso sono diventati inesigibili...

Fino ad allora era la Sorit, incaricata da Aamps di riscuotere i crediti inesatti, che indicava quali tra i crediti sarebbero stati inesigibili e quali no. E, pur non mettendo in dubbio il suo operato, ritenevamo propedeutico al maggior recupero dei crediti una forte azione incisiva svolta direttamente da Aamps in simbiosi con l'Ufficio entrate del Comune che aveva acquisito una robusta esperienza in materia.

Sta contestando la dichiarazione di inesigibilità di 11 milioni di crediti Tia avvenuta quest’anno nel bilancio da meno 21 milioni presentato da Iacomelli?

Mi sembra che lo stesso assessore Lemmetti abbia dichiarato correttamente che prima di spalmare i crditi Tia sulla Tari occorrre approfondire le azioni svolte al recupero perché, come comprensibile, con un'attenta ricerca nell'evasione ed elusione le sorprese anche positive potrebbero essere tante.

Torniamo al bilancio incriminato, quello del 2013. Verugi contesta duramente anche la questione Olt, per la quale sostiene che la “direzione truccò i conti”.

Non ci fu nessun trucco: i 2.5 milioni stanziati da Olt come entrate pluriennali, in un buon rapporto con le banche avrebbero potuto essere attualizzati.

Si spieghi meglio...

Significa che questo tipo di riconoscimento da parte della Olt, le banche avrebbero potuto anticiparlo, pagando ovviamente gli interessi da parte di Aamps.

Oltre alle contestazioni tecniche sul bilancio 2013, il presidente dei sindaci revisori ha duramente attaccato anche la gestione Chioini-Fommei. E a lei, nelle vesti di sindaco, ha contestato di non aver cacciato il management, da lui definito incompetente.

Verugi ha chiesto anche a me perché difendevo Chioini. Ma io gli ho risposto come rispondo adesso: non difendevo Chioini, difendevo l’azienda, un’azienda verso la quale serve un grande senso di responsabilità, visto il ruolo che svolge per la città e il fatto che grazie a lei vivono 400 famiglie e l’indotto.

Verugi ha usato parole durissime nel suo intervento
E’ per questo probabilmente che ho accettato di rilasciare quest’intervista. Io divido i due piani, quello del giudizio politico e quello della correttezza dell’amministrazione. Le colpe politiche me le prendo, ma non accetto opacità sugli atti della mia amministrazione.

“Illeciti”, “utile falso”, “trucchi”: sono alcuni dei termini utilizzati da Verugi. Opacità sembra un eufemismo...

C’è una forte contraddizione in tutto il suo intervento. Da un lato ha usato quei termini, dall’altro ha sostenuto che certe valutazioni sul bilancio, a partire dal fondo svalutazione, erano opinabile. E ha confermato che nessuna polpetta avvelenata è stata lasciata all’amministrazione successiva.

Pensa di rivolgersi alla magistratura?

Il mio unico problema è difendere il prestigio delle persone per bene che hanno lavorato con me.

A proposito della magistratura: ci sono almeno quattro filoni di inchiesta su Aamps, è mai stato convocato come persona informata sui fatti?

No, non mi hanno chiamato. Ma sto pensando se sia opportuno prendere qualche iniziativa.

Cioè?

Devo tutelare le persone che hanno lavorato con me.

Ma perché ad un certo punto della vita di Aamps il rapporto tra sindaci revisori dell’azienda e amministrazione diventa cos ì conflittuale?

Ci sono state varie cause. Sicuramente ha influito in maniera importante la fine del mandato elettorale.

Cioè?

Evidentemente la situazione era inversa a quella di Sansone, più si avvicinava la scadenza elettorale, più i capelli del sindaco diventavano corti.

Vuol dire che i sindaci di Aamps l’hanno man mano osteggiata volutamente, come condividendo il giudizio negativo che stava emergendo nel centrosinistra sul suo mandato?

C’è stata troppa fretta nel dare quel giudizio negativo su un’amministrazione che ha fatto l’impossibile per rispondere alla più grande crisi del dopoguerra.

Secondo lei Verugi e i sindaci nel bocciare il bilancio erano in malafede?

Io non ho mai considerato scorretto l’atteggiamento di Verugi. Casomai lo ritengo e l’ho ritenuto non coerente con la vita dell’azienda e ripeto, forse troppo influenzato dalla fine della legislatura.

Tra le varie accuse che le ha fatto Verugi c’è anche quella di aver deliberato premi di produzione ai dirigenti di Aamps davanti al parere contrario dei sindaci.

Ma quella non è una decisione dell’assemblea.

Verugi ha detto che è stata la seconda delibera di quell’assemblea dopo aver approvato il bilancio...

A parte che non ricordo che lui abbia fatto quella proposta. Di fatto noi deliberammo l’approvazione del bilancio, che si chiuse in utile. Non vedo cosa c’entrino i premi. Il tema era la veridicità del bilancio, che è legata a parametri e numeri.

In commissione - durante una seduta secretata - l’ex amministratore Chioini avrebbe riportato l’episodio di uno scontro tra lei e il presidente del consiglio dei revisori, prima che questi ultimi decidessero di esprimere parere negativo sul bilancio della partecipata. Uno scontro che avrebbe avuto per oggetto la riassunzione di un dirigente Aamps. Conferma?

E’ una questione che riguarda la commissione, alla quale non ero presente.

Proviamo ad allargare lo sguardo su Aamps. La situazione di oggi ricorda tanto quella di tre anni fa quando lei chiamò Rosi. Perché nel 2011 i conti precipitarono in quel modo?

Quella situazione nacque da condizioni di difficoltà oggettive di un’azienda in transizione tra le battaglie per il nuovo inceneritore, la carenza di una programmazione regionale in cui discutesse se Livorno potesse essere sede di un impianto, la volontà di tenere le tasse ferme per anni, l’aumento dei costi aziendali, fisiologica patologia delle aziende pubbliche.

Rosi rianimò Aamps, ma durò poco. Così come l’ossigeno che aveva saputo ridare all’azienda...

Rosi ha enormi capacità dal punto di vista manageriale, ma il punto di frattura fu quando si scagliò in commissione contro i consiglieri. Non c’erano le condizioni perché restasse.

E Aamps è tornata in sofferenza dopo appena un anno, col bilancio 2014 a meno 21 milioni...

Attenzione, noi abbiamo lasciato un’azienda certamente in difficoltà, ma viva e assolutamente in grado di aver garantita la continuità aziendale. Nella relazione dei sindaci c’è scritto. Con la nostra amministrazione le linee di credito crebbero di 10 milioni autoliquidanti che sommati ai puntuali trasferimenti del Comune per 2.8 milioni mensili, pagati di mese in mese, fino a giugno 2014 avevano messo in sicurezza l'azienda garantendone appunto la continuità.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web