Gioco
Minacce ai vertici della Ctt Nord «Collusi col privato, è ora di agire»
Alcune lettere anonime sono arrivate all’indirizzo del presidente Zavanella e del vice Amato I due sono definiti succubi dell’amministratore delegato Banci. Tirati in ballo anche i loro familiari
LIVORNO. La tensione dentro la Ctt Nord ormai si taglia a fette. Negli ultimi giorni una serie di lettere minatorie sono state spedite al management dell’azienda agli indirizzi delle sedi di Pisa e Lucca.
Le lettere erano destinate al presidente Andrea Zavanella, al vicepresidente Alessandro Amato e all'amministratore delegato Alberto Banci.
Rigorosamente anonime, scritte al computer, al loro interno erano contenute intimidazioni rivolte non solo ai vertici della Ctt, ma anche ai loro familiari.
Secondo quanto ricostruito dal Tirreno, la principale accusa rivolta ai dirigenti politici dell'azienda è quella di essere "collusi con l'imperialista Banci". Gravissime le minacce: "E' arrivato il momento di agire", scrivono gli autori (o l'autore) del gesto.
Niente, fino a ieri, era arrivato invece alla sede livornese della Ctt. «Ma considerando che le lettere sono state spedite per posta e sono arrivate a Pisa e Lucca in momenti diversi, non è detto che qualcosa non arrivi anche a Livorno», commentava ieri il presidente Zavanella. Poi, per stemperare i toni aggiungeva: «Magari, visto che siamo in fase di trasloco da via Meyer a Salviano, hanno sbagliato indirizzo».
Al di là delle battute però la questione è seria e i plichi sono già stati consegnati alla polizia postale, che sta indagando.
Non è il primo episodio di questa gravità che avviene all'interno della Ctt, attraversata da una lotta sindacale infinita, carica di rabbia, a tratti feroce, che negli ultimi due anni ha portato a numerosi scioperi contro il taglio degli integrativi e a cortei partecipatissimi, con messaggi duri verso i vertici aziendali, come quello espresso in un cartello “Infami” che neanche due anni fa fu affisso in cima alla scalinata del municipio a Livorno, al termine di una manifestazione.
L’obiettivo della lotta in questi anni è sempre stato lo stesso: la difesa dello stipendio e l’uscita del privato dalla Compagnia Trasporti.
Ecco perché è evidente il filo rosso che unisce la protesta dei lavoratori e l’ultimo episodio intimidatorio, seppure - questo deve essere chiaro - le due cose sono distinte e lontane anni luce, perché una cosa è la protesta sindacale e la giusta rivendicazione dei lavoratori, un’altra la violenza e l’intimidazione registrata in queste lettere.
Nel mirino, come dicevamo, c’è l’ad Banci, definito “imperialista”, probabilmente per le cariche di cui è titolare (18 in altrettante aziende più o meno grandi della Toscana, le principali in Ctt e Cap), massima espressione del socio privato, ma c’è anche chi - secondo quel che c’è si legge nelle lettere - non si oppone alla logica privata dell’utile, cioè i vertici politici dell’azienda.
Banci era già stato vittima di una mano anonima un anno e mezzo fa (era il 5 febbraio 2014), dopo la rottura del tavolo sindacale sul contratto integrativo: un volantino contro di lui, accusato di voler “diffamare la categoria degli autoferrotranvieri", fu diffuso nei locali pisani dell’azienda.
L'anonimo autore - che si firmò Lo Sfogo - augurava "di potere attingere a piene mani alla legge 104 a lei e ai suoi cari (legge che tutela i lavoratori che hanno familiari disabili, con tumori o malattie gravi, ndr)”. E poi aggiungeva: “Questa volta non perderemo una battaglia, ma tutta la guerra se non daremo una legnata fra capo e collo a questa dirigenza collusa, corrotta, disonesta”.
Negli stessi giorni una scritta apparve a Livorno, su un muro che si trova davanti all’abitazione dell'allora presidente Fontana: “Alfredo Fontana sei un pezzo di m...”. Ora a distanza di 20 mesi un episodio bis.
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